Il cappello di paglia di Firenze, deliziosa farsa musicale di Nino Rota, in prima esecuzione a Cagliari, per la Stagione d’opera 2025-2026

Mercoledì 23 settembre alle 20 (turno A) va finalmente in scena, per cinque recite in abbonamento, il sesto appuntamento della Stagione d’opera 2025-2026 del Teatro Lirico di Cagliari: Il cappello di paglia di Firenze, farsa musicale in quattro atti e cinque quadri, su libretto di Nino Rota ed Ernesta Rinaldi, dalla commedia Un chapeau de paille d’Italie di Eugène Labiche e Marc-Michel, e musica di Nino Rota che viene eseguita per la prima volta a Cagliari.

Il maestro Valerio Galli (Viareggio, 1980), attualmente Direttore principale ospite all’Opéra de Toulon e già noto al pubblico cagliaritano dal 2020 (Cavalleria rusticana e Requiem di Fauré), dirige dal podio Orchestra e Coro del Teatro Lirico di Cagliari. Il maestro del coro è Massimo Fiocchi Malaspina che, in questa produzione, debutta nel suo nuovo incarico.

L’allestimento del Teatro Carlo Felice di Genova, in collaborazione con l’Opéra Royal de Wallonie-Liège, risale al 2007 (ripreso e rivisto, nel dicembre 2024, sempre a Genova) ed è realizzato da Damiano Michieletto (Venezia, 1975), allora promettente regista della scena musicale italiana e che a Cagliari ha già lavorato nel 2013 in Così fan tutte. La sua regia, in questa occasione, viene ripresa da Paola Ornati, mentre le scene sono di Paolo Fantin, riprese da Francesca Amato, i costumi di Silvia Aymonino, ripresi da Vera Pierantoni Giua, e le luci di Luciano Novelli, riprese da Andrea Ledda.

«Avvalendosi della stilizzata e funzionale scenografia, una pedana ruotante fortemente inclinata sulla quale si aprono innumerevoli porte, Damiano Michieletto ha creato una regia di inesausta vivacità, allusiva eppure realistica, comica eppure venata di sottile languore malinconico (il personaggio della giovane sposa Elena). La vicenda viene spostata dalla Parigi del 1850 ad anni ben più prossimi a noi. I vari luoghi in cui si svolge l’azione si susseguono senza cesure, evocati dal ruotare della pedana e dal comporsi e mutare di angolazione delle tante porte dalle quali entrano, escono, si inseguono e si perdono i protagonisti. Il colore predominante è il bianco, ravvivato dal suggestivo uso delle luci e da pochi tocchi di un rosso acceso affidati agli elegantissimi costumi e ad alcuni attrezzi scenici». (Giancarlo Arnaboldi, www.connessiallopera.it, recensione dello spettacolo, 14 dicembre 2024)

Protagonisti dell’opera sono celebri ed affermati cantanti che si alternano nelle recite quali: Marco Ciaponi (23-25-27)/César Cortés (24-26) (Fadinard), Roberto Lorenzi (Nonancourt), Marco Filippo Romano (23-25-27)/Matteo Loi (24-26) (Beaupertuis), Paolo Nevi (Lo zio Vézinet), Antonino Giacobbe (Emilio/Un caporale delle guardie), Mauro Secci (Felice/Achille di Rosalba), Lavinia Bini (23-25-27)/Giulia Bolcato (24-26) (Elena), Anna Maria Sarra (Anaide), Ana Victória Pitts (23-25-27)/Alessandra Della Croce (24-26) (La baronessa di Champigny), Maria Rita Combattelli (La modista), Tommaso Nicolosi (Una guardia), Gianmaria Melis (Minardi, violinista).

Una deliziosa commedia in musica del celebre compositore Nino Rota (Milano, 1911 – Roma, 1979), famoso soprattutto per le sue grandi colonne sonore, da Il Padrino a tante pellicole felliniane. La vicenda si svolge a Parigi nel giorno delle nozze del giovane Fadinard, costretto per tutto il giorno alla folle ricerca di un cappello di paglia, tra personaggi improbabili e avventure esilaranti. Tratto dalla commedia Un chapeau de paille d’Italie di Eugène Labiche e Marc-Michel,

il Cappello fu scritto nel 1945, ma rappresentato, per la prima volta, soltanto dieci anni dopo, il 21 aprile 1955, al Teatro Massimo di Palermo. Il libretto è opera dello stesso autore insieme alla madre Ernesta Rinaldi. La calorosa accoglienza suscita molta curiosità attorno all’opera, che viene presto ripresa anche da registi illustri, come Giorgio Strehler e Pier Luigi Pizzi, diventando uno dei titoli più amati del compositore e un esempio, unico nel suo genere, di opera buffa novecentesca.

L’opera, della durata complessiva di 2 ore e 15 minuti circa compreso l’intervallo, viene rappresentata, ovviamente, in lingua italiana e il pubblico, come ormai tradizione al Teatro Lirico di Cagliari, ha anche l’ausilio dei sopratitoli che, scorrendo sull’arco scenico del boccascena, favoriscono la comprensione del libretto. Da questa Stagione 2025-2026 i sopratitoli sono disponibili anche in lingua inglese.

Il cappello di paglia di Firenze viene replicata: giovedì 24 settembre alle 19 (turno F), venerdì 25 settembre alle 20 (turno C), sabato 26 settembre alle 19 (turno G), domenica 27 settembre alle 17 (turno D).

La recita dedicata, invece, al progetto “Oltre Insieme” è giovedì 24 settembre alle 19 (spettacolo rivolto a tutte le forme di disabilità): un format, già sperimentato con Otello, Lucrezia Borgia, Norma, Così fan tutte e Turandot il cui obiettivo è quello di rivolgersi, con sempre più forza, al pubblico con disabilità. Nello specifico si desidera rendere fruibile l’opera lirica a persone non vedenti, non udenti e con deficit cognitivi. In collaborazione con l’Università degli Studi di Macerata, tutte le opere della Stagione 2025-2026 verranno proposte in una versione inclusiva e immersiva, attraverso l’utilizzo di un’ampia gamma di esperienze e strumenti (percorsi multisensoriali prima dello spettacolo, audio-descrizioni, schede digitali, video in LIS – Lingua dei Segni Italiana) per rendere accessibile il prodotto culturale e musicale. Il percorso e le relative attività, intorno alla recita di giovedì 24 settembre alle 19, inizieranno alle 17.

I posti in teatro sono identificati, come sempre, per ordine (platea, prima e seconda loggia) e per settore (giallo, rosso e blu). Ad ogni settore corrisponde un prezzo, secondo il diverso valore dei posti.

Prezzi biglietti: platea da € 75,00 a € 60,00 (settore giallo), da € 60,00 a € 50,00 (settore rosso), da € 50,00 a € 40,00 (settore blu); I loggia da € 55,00 a € 50,00 (settore giallo), da € 45,00 a € 40,00 (settore rosso), da € 40,00 a € 35,00 (settore blu); II loggia da € 35,00 a € 30,00 (settore giallo), da € 25,00 a € 20,00 (settore rosso), da € 20,00 a € 15,00 (settore blu).

È possibile acquistare i biglietti per tutti gli spettacoli della Stagione; lo stesso servizio è possibile anche online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

Ai disabili (con disabilità al 100%) e ai loro eventuali accompagnatori, sono applicate riduzioni del 50% sull’acquisto di biglietti, mentre ai giovani under 30 sono applicate riduzioni del 30%. Ulteriori agevolazioni sono previste per gruppi organizzati.

La Biglietteria del Teatro Lirico è aperta lunedì, martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9 alle 13, giovedì dalle 16 alle 20 e, nei giorni di spettacolo, anche da due ore prima dell’inizio, unicamente per operazioni legate allo spettacolo stesso. È chiusa, invece, i giorni festivi e i lunedì successivi alle domeniche di spettacolo.

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Lirico, via Sant’Alenixedda, 09128 Cagliari, telefono 0704082230 – 0704082249, biglietteria@liricocagliari.it, www.liricocagliari.it. Servizio promozione culturale: educational@tldc.it. Il Teatro Lirico di Cagliari si può seguire anche su

Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, Linkedin. Biglietteria online attraverso il circuito di prevendita www.vivaticket.it.

La Direzione si riserva di apportare al programma le modifiche che si rendessero necessarie per esigenze tecniche o per cause di forza maggiore. Eventuali modifiche al cartellone saranno indicate nel sito internet del teatro www.liricocagliari.it.

Le più belle colonne sonore dei grandi film con Bruno Gambarotta, Elena Cornacchia al flauto e Giorgio Costa al pianoforte

Da Schindler’s list a C’era una volta il West, dal Padrino ad Amarcord, il concerto fa parte del 30mo Festival internazionale di Musica da camera dell’Accademia Ricci

Un viaggio emozionante nel cuore della settima arte attraverso le melodie che ne hanno fatto la storia. Venerdì 25 settembre alle ore 18.30, il suggestivo Folador di Villa Rubini a Trivignano Udinese ospiterà un imperdibile appuntamento musicale promosso dall’Accademia di Studi Pianistici “Antonio Ricci”, presieduta dalla prof.ssa Flavia Brunetto.

Protagonisti della serata saranno la flautista Elena Cornacchia e il pianista Giorgio Costa, affiancati dalla presenza eclettica e dalla garbata ironia di Bruno Gambarotta, voce recitante e narratore d’eccezione.

Il programma condurrà il pubblico in un percorso ricco di suggestioni, toccando alcuni tra i più grandi capolavori cinematografici e televisivi di sempre: dallo struggente e romantico Anonimo Veneziano, diretto da Enrico Maria Salerno, ascolteremo di Alessandro Marcello e di Stelvio Cipriani il celebre Adagio e il tema principale, ben noto per la famosissima melodia che ricrea l’atmosfera magica di Venezia.

Dalla serie televisiva della RAI Pinocchio di Luigi Comencini, con musiche di Fiorenzo Carpi, capolavoro della musica per immagini, capace di unire la semplicità infantile a una grande raffinatezza compositiva, ascolteremo brani che alternano momenti di grande allegria a sfumature malinconiche, rispecchiando la vita povera ma poetica di Geppetto e le peripezie del burattino.

A seguire le melodie commoventi scritte da John Williams per il celebre film di Steven Spielberg Schindler’s List. Non potranno mancare Nino Rota, la cui storia di lunghissima amicizia e collaborazione artistica con Federico Fellini ha segnato un’epoca, Dmitrij Šostakovič, con la colonna sonora del film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick ed Ennio Morricone, uno dei più importanti, prolifici e influenti compositori cinematografici di tutti i tempi.

Bruno Gambarotta è uno storico autore, conduttore e regista RAI, scrittore e grande organizzatore culturale. Uomo di profonda ironia e passione per la musica, calca i palcoscenici d’Italia come voce recitante in spettacoli dedicati ai grandi classici e al cinema.

Flautista diplomata al Conservatorio “Rossini” di Pesaro e perfezionatasi alla Scuola di Musica di Fiesole, Elena Cornacchia è vincitrice di concorsi nazionali e internazionali, ha suonato prima di cattedra con l’Orchestra “A. Toscanini” di Parma sotto celebri direzioni d’orchestra ed è docente al Conservatorio “A. Boito” di Parma.

Pianista di formazione internazionale, Giorgio Costa ha approfondito gli studi con maestri come Sergiu Celibidache e Murray Perahia. Svolge un’intensa attività concertistica tra Europa e Giappone, spaziando dal repertorio barocco ai contemporanei con una particolare predilezione per la musica romantica.

venerdì 25 settembre 2026  – ore 18.30

Folador di Villa Rubini  – Trivignano Udinese (UD)

LE PIÙ BELLE COLONNE SONORE DEI GRANDI FILM

BRUNO GAMBAROTTA voce recitante

ELENA CORNACCHIA flauto

GIORGIO COSTA pianoforte

PROGRAMMA

Alessandro MARCELLO – Stelvio CIPRIANI  Anonimo veneziano

Fiorenzo CARPI dal film Pinocchio: Aria di Lucignolo, Canzone di Geppetto, Birichinata

John WILLIAM Schindler’s List

Ennio MORRICONE C’era una volta il West, Mission

Dmitrij ŠOSTAKOVIČ dal fim Eyes Wide Shut: Valzer n. 2

Nino ROTA Fantasia da: W la pappa con il pomodoro, Amarcord, La strada, Il Padrino

Al Teatro del Maggio va in scena “Wozzeck” di Alban Berg, fra le opere più significative del Novecento

“Wozzeck” di Alban Berg è in cartellone per tre recite dal 27 settembre al 3 ottobre nella Sala Grande.

Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio e del Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio, il direttore Thomas Guggeis.

La regia dello spettacolo è di Deborah Warner al suo debutto al Maggio.

Allestimento della Royal Opera House, Covent Garden

La recita del 30 settembre sarà trasmessa in diretta su RaiRadio 3

È Wozzeck di Alban Berg il primo appuntamento operistico della stagione autunnale al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Capolavoro del compositore austriaco e una delle opere più significative del Novecento, arriva sul palcoscenico della Sala Grande per tre recite complessive: la prima è in cartellone domenica 27 settembre alle ore 17 seguita da due repliche in programma mercoledì 30 alle ore 20 e sabato 3 ottobre alle ore 15:30. Si tratta della quinta programmazione nel corso delle stagioni del Maggio, dopo l’ultima di 28 anni fa.

Sul podio dell’Orchestra, del Coro del Maggio Musicale Fiorentino e del Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggio, Thomas Guggeis, che affronta per la prima volta un’opera al Maggio dopo il concerto sinfonico diretto nel giugno scorso. Guggeis sarà inoltre sul podio della Sala Mehta, il 26 settembre il giorno antecedente alla prima di Wozzeck, per l’esecuzione della Sinfonia n. 2 in do minore di Gustav Mahler. La regia è firmata da Deborah Warner, al suo primo impegno al Maggio, che porta a Firenze l’allestimento del Covent Garden del 2023 dove fu accolto con grande successo.

Il Coro del Maggio è diretto da Lorenzo Fratini, il Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggioè diretto da Sara Matteucci.

La compagnia di canto vede Wolfgang Koch nella parte del protagonista Wozzeck e Anja Kampe* come la sua compagna Marie, insieme a Ian Koziara (Tambourmajor), Sam Furnes* (Andres), Wolfgang Ablinger-Sperrhacke (Hauptmann), Clive Bayley (Doktor), Barnaby Rea e Alex Otterburn (i due Handwerksbursch), Dafydd Jones (Der Narr), Helena Rasker (Margret), Massimiliano Esposito (Ein Soldat). Kampe e Furnes, nei medesimi personaggi erano interpreti della messa in scena del Covent Garden nel 2023.

Wozzeck, ispirato al dramma “Woyzeck” di Georg Büchner, nasce dalla volontà di Berg di portare sulla scena una vicenda nella quale riconosce alcuni dei temi più profondi della sensibilità espressionista: l’alienazione, l’incubo, la violenza e la progressiva perdita di sé stessi. Berg assiste a una rappresentazione del dramma di Büchner nel 1914 e ne rimane profondamente colpito, tanto da decidere di trasformarlo in opera. Completata nel 1922, Wozzeck debutta alla Staatsoper di Berlino il 14 dicembre 1925: la vicenda mette al centro un uomo schiacciato dalle condizioni sociali, dalla miseria e dall’umiliazione; un soldato semplice sottoposto all’autorità dei superiori e “sfruttato” dal Dottore per i suoi esperimenti, incapace di sottrarsi a una realtà che progressivamente lo conduce verso una terribile spirale di follia e violenza. Accanto a lui Marie, la madre di suo figlio, che diventa il fulcro di un dramma nel quale desiderio, gelosia e disperazione si intrecciano fino all’esito, nefasto, della vicenda.

Sul podio il direttore Thomas Guggeis, di ritorno pochi mesi dopo il concerto tenuto lo scorso aprile nell’ambito dell’88esimo Festival del Maggio, che dirige il suo primo titolo lirico al Maggio: “Uno spettacolo che mi piace”, dice il maestro Guggeis nella sua intervista per il programma di sala “perché riesce a combinare una dimensione realistica, nel rappresentare personaggi e situazioni, a una dalla forza più immaginativa, che risulta molto poetica. Avendo già diretto la sua Lulu due anni fa a Francoforte, quest’opera mi permette di entrare in maniera più profonda nell’universo di Berg. Ci troviamo di fronte a un capolavoro assoluto del teatro musicale del XX secolo: Wozzeck è un’opera densa, con un arco drammatico semplicemente perfetto e un linguaggio musicale che si adatta sempre al contenuto tragico della storia del soldato Wozzeck. Dal punto di vista strettamente musicale mi ha colpito l’enorme varietà di forme, di colori strumentali, di proporzioni perfette nell’architettura generale composta da 15 scene, ognuna con la sua caratteristica: cambia tutto da un momento all’altro, accade sempre qualcosa di nuovo. È musica complessa ma ben strutturata nel ritmo della sua narrazione, grazie al genio di Berg che traduce ogni scena con una forma musicale adatta come per esempio la passacaglia nella scena del Dottore. Un ritmo rapido, che non dà tregua: in questo, molto adatto ai nostri tempi. Il pubblico di oggi non faticherà a sentire la storia di Wozzeck, anche per come viene raccontata da Berg, molto vicina alla propria realtà. Con le sue strutture così precise e intense, riesce a riempire il cuore di emozioni; è un dramma che ci tocca direttamente”.
La dimensione umana e sociale dell’opera sono al centro della lettura narrativa ricca di sfumature di Deborah Warner, che guarda alla vicenda di Wozzeck come a uno spaccato di società nella quale i rapporti di potere, il militarismo e lo sfruttamento diventano parte integrante della vita quotidiana. Il mondo rappresentato nella sua messinscena è quello di una cittadina di provincia tedesca, popolata da soldati e persone comuni, nel quale la brutalità non appare come un elemento eccezionale ma come una presenza costante, capace di insinuarsi nella normalità.
La regista britannica, che proprio con questo titolo ha debuttato nel mondo dell’opera all’Opera North di Leeds nel 1993, ha sottolineato gli aspetti che più caratterizzano la sua produzione:  “È un’opera che affronta di petto temi come la salute mentale, il bullismo, la povertà e la disperazione delle vite rappresentate. “Wir arme Leut!” lamenta Wozzeck (“Noi povera gente!”) ed è proprio questo il cuore dell’opera, d’un’attualità sconvolgente oggi esattamente come quando fu scritta all’indomani della Prima Guerra mondiale. Al centro del dramma non c’è un re o un grande leader, ma un lavoratore che lotta per guadagnarsi da vivere. L’opera possiede un’intensità viscerale che l’ha resa la mia porta d’accesso al mondo della lirica, nonché la prima opera in assoluto di cui abbia curato la regia. È stata un’esperienza meravigliosa ritornare su quest’opera alla Royal Opera House nel 2023, a trent’anni dalla mia prima produzione, ed è stato un ulteriore privilegio poter scendere ancora più in profondità con questa ripresa nelle ultime settimane qui a Firenze. Come tutti i grandi capolavori, questo testo insegna a chi guarda la compassione, e questo è un insegnamento sempre attuale, soprattutto in un momento della storia mondiale in cui l’attenzione verso gli ultimi è urgente come non mai”.

Significativo è il rapporto fra il movimento delle 15 scene e quello della musica. In un flusso continuo, l’allestimento non nasconde le trasformazioni del palcoscenico: schermi e sipari vengono utilizzati per separare gli ambienti, lasciando però intravedere ciò che accade al di là, in un gioco di silhouette, trasparenze e apparizioni. Gli elementi scenici si spostano e ricompongono davanti agli occhi dello spettatore, talvolta sulla piattaforma girevole, dando alla successione dei quadri un movimento continuo e quasi cinematografico. Ne emerge uno spazio instabile, nel quale la realtà sembra poter cambiare forma da un momento all’altro: questo si trasfigura dunque in una scena capace di accompagnare la musica di Berg senza però sovrapporsi ad essa, lasciando emergere tutta l’intensità psicologica della vicenda.

L’opera di Berg, nel corso delle stagioni del Maggio, è stata già programmata quattro volte: nel gennaio del 1963, con la direzione di Bruno Bartoletti e la regia di Virginio Puecher (spettacolo ripreso l’anno successivo nell’ambito dello storico Maggio espressionista); nel maggio del 1979, ancora con la direzione di Bartoletti e la regia di Liliana Cavani e, infine, nel celebre allestimento del giugno del 1998 con la direzione di Zubin Mehta e la regia di William Friedkin.

L’opera:
«Ho visto Wozzeck in scena, prima della guerra, e ne ho ricavato una così incredibile impressione che mi sono deciso di metterlo immediatamente in musica». Così scriveva Alban Berg all’amico e collega Anton Webern nel 1918, epoca in cui il suo nome era conosciuto solo nella ristretta cerchia degli allievi di Schoenberg. La fama e l’affermazione internazionale arriveranno qualche anno dopo e proprio grazie a Wozzeck, opera ispirata all’omonimo romanzo di Georg Büchner, che diventerà ben presto un’opera simbolo del primo Novecento nonché emblema del teatro espressionista. Nel testo di Büchner Alban Berg aveva infatti individuato temi particolarmente cari alla poetica espressionista quali l’incubo, l’alienazione mentale, l’omicidio brutale. L’opera in tre atti e quindici quadri debuttò alla Staatsoper di Berlino il 14 dicembre del 1925 riscuotendo notevole successo. Berg concepì l’opera come un sistema di forme chiuse dove ogni scena di ogni atto rimanda a una struttura formale della tradizione strumentale occidentale come la suite, la rapsodia, la marcia, la passacaglia, per citarne solo alcune, riviste attraverso una scrittura orchestrale livida e angosciata. Sul versante della vocalità, spicca il canto quasi parlato in Sprechgesang di Wozzeck, che rinunciando a ogni artificio melodico sottolinea la dolente umanità del protagonista.

La locandina:

WOZZECK di Alban Berg

Maestro concertatore e direttore Thomas Guggeis
Regia Deborah Warner

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Scene Hyemi Shin
Costumi Nicky Gillibrand
Luci Adam Silverman
Coreografia Kim Brandstrup

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Coro di voci bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino

Maestra del Coro di voci bianche Sara Matteucci

Wozzeck Wolfgang Koch
Tambourmajor Ian Koziara
Andres Sam Furnes
Hauptmann Wolfgang Ablinger-Sperrhacke
Doktor Clive Bayley
1. Handwerksbursch Barnaby Rea
2. Handwerksbursch Alex Otterburn
Der Narr Dafydd Jones
Marie Anja Kampe
Margret Helena Rasker

Mariens Knabe Manfredi Attori
Ein Soldat Massimiliano Esposito

Figuranti speciali Elena Barini, Luciano Colzani, Daniele Del Bandecca, Simone Desiato, Filippo Labate, Piero Lanzellotti, Simone Gennaro Maiorano, Moreno Pio Mondì, Francesco Pacelli, Simone Ticci

Bambini Sophie Abel, Gherardo Attori, Bianca Basile, Nora Lampis, Sofia Lillo Vitali, Alice Maggiaoli, Alice Manni, Viola Meriggi, Violante Ginevra Orso, Giosuè Quadri, Elia Rossi, Gregorie Zaric

 Prezzi:

Visibilità limitata: 15€  – Galleria: 35€ – Palchi: 45€
Platea 5: 45€ – Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€ – Platea 2: 90€ – Platea 1: 130€

Durata complessiva: 1 ora e 40 minuti circa

Daniele Callegari dirige l’Orchestra del Teatro La Fenice il 25 e 27 settembre, al Teatro Malibran

Biglietti a 10,00 €

per la replica di domenica 27 settembre

riservata agli under35

in programma musiche di Bizet e Čajkovskij

Daniele Callegari sarà il protagonista del prossimo appuntamento della Stagione Sinfonica 2025-2026 della Fondazione Teatro La Fenice, in programma al Teatro Malibran venerdì 25 settembre 2026 ore 20.00 (turno S) e, in esclusiva per il pubblico under35, domenica 27 settembre 2026 ore 17.00. Il maestro milanese, tra i più richiesti e apprezzati del panorama attuale, guiderà l’Orchestra del Teatro La Fenice in un programma affascinante che affiancherà alla limpida eleganza francese della Sinfonia in do maggiore di Georges Bizet il colore popolare dell’Est europeo della Sinfonia n. 2 in do minore Piccola Russia di Pëtr Il’ič Čajkovskij.

            La recita speciale di domenica 27 settembre sarà dunque riservata ai giovani tra i 18 e i 35 anni, che potranno acquistare il proprio biglietto al costo super-agevolato di 10,00 €. Si tratta dell’ormai nota iniziativa promozionale nata con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni alla musica classica e realizzata dal Teatro La Fenice grazie al sostegno di McArthurGlen Noventa di Piave Designer Outlet e Bellussi Valdobbiadene.

            Votato alla musica scenica e teatrale, Georges Bizet (1838-1875) ha esordito ragazzo con un’opera che pareva annunciare un luminoso futuro di sinfonista: la Sinfonia in do maggiore, composta nell’autunno del 1855, senza apparenti richieste esterne, mentre il diciassettenne maestro ancora faceva pratica nel teatro parigino dell’Opéra-Comique. La Sinfonia restò manoscritta e ignorata per quasi ottant’anni; nel 1923 Reynaldo Hahn, amico intimo del figlio di Bizet, donò al Conservatorio di Parigi un insieme di partiture fra le quali era finito l’autografo della composizione; lo storico Chantavoine ne diede notizia sul «Ménestrel» e due anni dopo, il 26 febbraio 1935, Felix Weingartner ne diresse la prima esecuzione a Basilea, aprendo la strada alla notorietà dell’opera, da allora sempre rimasta in repertorio. È un lavoro che ha la leggerezza e la felicità delle ‘opere prime’, delle opere nate senza sforzo apparente che sembrano sorprendersi da sole della loro vitalità al saluto del primo giorno; volendo, qualche modello può essere segnalato, come la Sinfonia in re maggiore di Gounod, che a sua volta discende dalla Sinfonia nella stessa tonalità di Cherubini; ma tutta di Bizet è l’innata attillatezza, l’eleganza e la freschezza dei temi.

La Sinfonia n. 2 in do minore, che porta il sottotitolo di Piccola Russia, fu composta da Pëtr Il’ič Čajkovskij (1840-1893) a partire dal giugno del 1872: il compositore la portò a termine in maniera meno convulsa rispetto alla Prima, che gli era costata un totale esaurimento nervoso, e orchestrata con gesti che suscitarono il plauso del Gruppo dei Cinque, quando Čajkovskij la presentò in anteprima, al pianoforte, a casa di Rimskij-Korsakov, a San Pietroburgo. I temi del folklore ucraino scatenarono l’appoggio dei maestri più anziani, conservatori, e il trentaduenne compositore accettò di pubblicarla con il nome di Piccola Russia, come veniva chiamata l’Ucraina. Fu Nikolaj Rubinštejn, da sempre suo paladino, a dirigerne la prima esecuzione a Mosca, il 26 gennaio 1873. Come sempre Čajkovskij non fu pienamente soddisfatto del risultato ottenuto, e rivide la partitura, in particolare il primo e il terzo movimento. Nella nuova veste la Sinfonia venne proposta a San Pietroburgo, nel 1880, quando ormai Čajkovskij era l’autore dell’Onegin, del Lago dei cigni e del Concerto per violino.

I biglietti per il concerto – da € 10,00 a € 90,00; riservato under35 (27 settembre) € 10,00 – sono acquistabili nella biglietteria del Teatro La Fenice e nei punti vendita Eventi Venezia Unica, tramite biglietteria telefonica (+39 041 2722699) e biglietteria online su www.teatrolafenice.it.

Daniele Callegari

È stato direttore principale dell’Orchestre Philharmonique de Nice dell’Opéra Nice Côte d’Azur dal 2021 al 2023. Dal 1998 al 2001 è stato direttore principale al Wexford Opera Festival e dal 2002 al 2008 è stato direttore musicale della DeFilharmonie di Anversa. Nato a Milano, diplomato al Conservatorio della sua città in contrabbasso e percussioni, a soli ventidue anni è entrato a far parte dell’orchestra del Teatro alla Scala, dove ha avuto modo di suonare con i più importanti direttori. Questo confronto stimolante lo ha riportato al Conservatorio, per studiare Direzione d’orchestra e composizione. Ha diretto alcune fra le maggiori istituzioni concertistiche del mondo, fra le quali: Orchestre Metropolitain de Montréal, Orchestre Nationale de l’Île de France, Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, Orchestre de La Monnaie de Bruxelles, Rotterdam Philharmonic Orchestra, Orchestre National de France, Orchestra Sinfonica Nazionale della rai, Orchestra Sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia, Münchner Rundfunkorchester, Tokyo Philharmonic Orchestra, Orquesta Nacional de Madrid, Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi di Milano. È regolarmente invitato dai maggiori teatri e dalle più prestigiose sale concertistiche del mondo, dove ha diretto molte importanti produzioni, fra le quali Nabucco, La traviata, Il trovatore e La Gioconda al Metropolitan, Orlenskaya Deva alla Carnegie Hall di New York, Turandot alla Scala, Il trovatore, Rigoletto e Madama Butterfly all’Opéra National de Paris, Maria Stuarda al Théâtre des Champs-Elysées de Paris, Norma, La Gioconda, Aida, Poliuto al Liceu de Barcelona, L’elisir d’amore e La traviata a Berlino, Tosca, La bohème, Un ballo in maschera e Rigoletto a Monaco, Don Giovanni, Falstaff e Aida alla San Diego Opera, Otello, Jérusalem e Messa da Requiem al Festival Verdi di Parma, I masnadieri, Tosca, Otello, Attila ed Ernani a Monte-Carlo; Ariane et Barbe-Bleue a Strasburgo, Don Pasquale a Pechino, Cavalleria rusticana e Pagliacci a San Francisco, Un ballo in maschera a Tel Aviv. Fra gli impegni recenti, Cavalleria rusticana/Pagliacci, Rigoletto a Monaco di Baviera; Il trovatore e Nabucco al Met; Tosca all’Opera Reale di Stoccolma e al Festival Puccini di Torre del Lago; Turandot ad Amburgo; La bohème e Falstaff a Nizza; Aida ad Amburgo; Pagliacci a Tel Aviv; I lombardi alla prima crociata a Montecarlo. Per la Fenice dirige Rigoletto (2025 e 2021), Madama Butterfly (2023 in tournée a Ljubljana, 2019 e 2017), Il trovatore (2020), Turandot (2019), Norma (2016), Tosca (2014 e 2008) e La bohème (2012).