GALA LIRICO DI PRIMAVERA AL TEATRO FILARMONICO DI VERONA

Il 9 marzo evento speciale fuori abbonamento in collaborazione con Verona Lirica : Concerto straordinario di Fondazione Arena

Italia e Francia si confrontano nelle grandi opere di Verdi, Mozart, Bellini, Saint-Saëns, Cilea, Leoncavallo, Puccini. Francesco Ommassini dirige l’Orchestra di Fondazione Arena di Verona

Arie, duetti e sinfonie da Norma, Simon Boccanegra, Il Trovatore, Don Carlo, La Bohème, Pagliacci, I Vespri siciliani, Samson et Dalila, Don Giovanni, Adriana Lecouvreur

Francesco Ommassini Direttore

Rebeka Lokar, Carmen Topciu, Ivan Defabiani, Adriano Gramigni Solisti

Orchestra di Fondazione Arena di Verona

Domenica 9 marzo ore 16.00

TEATRO FILARMONICO DI VERONA

Per i 50 anni d’opera e grande musica nel ricostruito Teatro Filarmonico, Fondazione Arena di Verona, in collaborazione con l’associazione musicale Verona Lirica, annuncia un concerto straordinario fuori abbonamento, domenica 9 marzo alle 16, con grandi voci tra artiste affermate e talenti emergenti: il soprano Rebeka Lokar, il mezzosoprano Carmen Topciu, il tenore Ivan Defabiani, basso Adriano Gramigni.

Sul palcoscenico del Filarmonico, l’Orchestra di Fondazione Arena, diretta dal maestro Francesco Ommassini, sarà impegnata in un programma originale di pagine grandiose e poco frequenti che vanno dal Belcanto al Novecento. Un sottile fil-rouge italo-francese collega i brani delle diverse opere, dall’antica Gallia immaginata da Bellini per Norma, a quella del Settecento creata da Cilea per la sua Adriana Lecouvreur, attrice realmente esistita. Non mancherà Parigi, quella raccontata dai giovani della Bohème, nonché sede reale dei grand-opéra italiani nati in francese e solo successivamente tradotti, come I Vespri siciliani e Don Carlo, entrambi di Verdi. Nel programma anche l’opera in francese, con la sensuale e biblica storia di Samson et Dalila, e arie e duetti da Simon Boccanegrall Trovatore, Pagliacci Don Giovanni, rispettivamente cittadini del mare e del mondo. 

I biglietti per posti numerati sono già in vendita a 10 euro (platea e palchi) e 5 euro (gallerie) sul sito www.arena.it e in Biglietteria.

Otello in scena al Teatro Massimo di Palermo con la regia di Mario Martone, la direzione di Jader Bignamini e tre grandi protagonisti

Dramma d’amore e morte, tratto dalla tragedia omonima di William Shakespeare, l’Otello di Giuseppe Verdi su libretto di Arrigo Boito, debutta venerdì 24 gennaio alle 20:00 al Teatro Massimo di Palermo, in un allestimento realizzato in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli e la regia di Mario Martone. La penultima opera di Verdi, composta nel 1887, torna al Massimo dopo 11 anni dall’ultima messa in scena, con un grande cast che schiera il tenore Yusif Eyvazov nel ruolo del femminicida Otello, e in quello di Jago il baritono Nicola Alaimo, che torna finalmente a interpretare il ruolo del malvagio assoluto, artefice della furibonda gelosia di Otello; la giovane Desdemona ingiustamente accusata di tradimento è invece il soprano Barno Ismatullaeva, mentre Cassio è il tenore Riccardo Rados. Ad alternarsi nelle repliche del 25 e 29 gennaio, con gli stessi ruoli, saranno Mikheil Sheshaberidze (Otello), Maria Motolygina (Desdemona), Devid Cecconi (Jago) e Rosolino Claudio Cardile (Cassio). Completano il cast Irene Savignano (Emilia), Andrea Schifaudo (Roderigo), Adriano Gramigni (Lodovico), Italo Proferisce (Montano / L’araldo).

Sul podio dell’Orchestra, il maestro Jader Bignamini, direttore dalla carriera internazionale in costante ascesa, sia in ambito operistico che sinfonico, e direttore musicale della Detroit Symphony Orchestra. Coro e Coro di voci bianche del Teatro Massimo sono diretti dal Maestro Salvatore PunturoRegista collaboratore dell’allestimento è Raffaele Di Florio. Le scene sono firmate da Margherita Palli, i costumi da Ortensia De Francesco, i video da Alessandro Papa, le luci disegnate da Pasquale MariAssistente alle scene Valentina Dellavia; assistente ai costumi Marianna Carbone. Repliche fino al 30 gennaio.

Opera della maturità, Otello, dramma lirico in quattro atti, è composto da Verdi nel 1887, a 74 anni, dopo Aida e prima di Falstaff, su libretto del giovane poeta e musicista Arrigo Boito. Il loro sodalizio artistico porterà a una straordinaria interpretazione del dramma shakespeariano, tragedia dell’amore e della passione che tormenta e uccide, ieri come oggi. La messa in scena di Mario Martone trasferisce la vicenda, che nel libretto è ambientata a Cipro alla fine del quindicesimo secolo, nel presente, tra i soldati di un esercito occidentale in medioriente. “Il tempo che passa – scrive Mario Martone nelle note di regia – ci rivela che nessun progresso ferma la spinta brutale di troppi uomini nell’aggredire le donne che dicono di amare fino ad ammazzarle. E questo è un tema, e che tema, dell’Otello di Verdi. Per provare a farlo risaltare il più possibile ho spostato l’azione nel nostro tempo. Ho mantenuto la struttura narrativa dell’opera … Totale fedeltà, dunque. Ma trattandosi di un esercito contemporaneo anche le donne sono soldati, e lo è Desdemona, che viene rappresentata come una soldatessa valorosa e amata. Dunque anche lei è odiata da Jago, e vista immediatamente attraverso lo sguardo che fa di una donna libera “una vil cortigiana” … Nel provare questo spettacolo tante cose sono venute in luce, fino alla canzone del salice, che lega Desdemona, sua madre che gliela cantava, Barbara di cui si racconta e Emilia che ascolta il canto in una sola stretta, e questa stretta parla chiaramente di una condizione femminile per tanti versi immutata dai tempi di VerdiLa sensibilità di Verdi per le figure femminili – prosegue Martone – la sua capacità di empatizzare con la loro sofferenza e di denunciare la società che le produce, fa anche di Desdemona una creazione unica. Oltre a rivelare, una volta di più, quanto potente sia lo scandaglio che Verdi sprofonda nelle nostre coscienze, ancora oggi”.

I PROTAGONISTI

Yusif Eyvazov (Otello) Tenore drammatico, con una grande carriera internazionale, è stato recentemente nominato direttore dell’Azerbaijan State Academic Opera and Ballet Theater, nel suo paese d’origine, dove gli è stato conferito anche il titolo di “Artista del Popolo dell’Azerbaijan”. Calca i palcoscenici di tutti i più prestigiosi teatri d’opera del mondo. Il suono unico della sua voce, descritto come “metallico, stentoreo e marcatamente italiano” (Los Angeles Times), e una presenza scenica eccezionale gli hanno permesso di affiancare alla carriera operistica frequenti esibizioni in concerto.

Barno Ismatullaeva (Desdemona) Nata ad Andijan in Uzbekistan, dove ha studiato e vinto numerosi concorsi, tra i quali la “Competizione dell’Opera“ 2014 a Tashkent. Nell’estate 2022 ha fatto il suo debutto sulla scena del Festival di Bregenz, con il nuovo allestimento di Madama Butterfly di Puccini, con la regia di Andreas Homoki e la direzione musicale di Enrique Mazzola. Tra i suoi recenti e futuri impegni sulle scene liriche ricordiamo Norma alla Staatsoper di Amburgo, Madama Butterfly al Teatro Real Madrid, al Teatro Regio di Torino (regia di Damiano Michieletto), al Teatro Massimo Palermo, all’Opera di Lipsia e al Festival Granda in Lima, oltre ad Elisabetta in Roberto Devereux all’Opera di Amsterdam ed Elisabetta in Maria Stuarda alla Staatsoper di Amburgo.

Nicola Alaimo (Jago) Vincitore del Premio Abbiati 2016, è uno degli interpreti più apprezzati e versatili dell’attuale panorama musicale internazionale, ospite abituale dei teatri più importanti al mondo. Ha collaborato con alcuni dei maggiori direttori d’orchestra, come Maurizio Benini, Bruno Campanella, Gianluigi Gelmetti, Daniele Gatti, James Levine, Michele Mariotti, Zubin Mehta, Riccardo Muti, Evelino Pidò, Jean Christophe Spinosi e John Eliot Gardiner. Tra gli impegni più recenti, una tournée de La CenerentolaIl Turco in Italia e un Gala rossiniano al fianco di Cecilia Bartoli e diretto da Gianluca Capuano; un trionfale Falstaff con John Eliot Gardiner a Firenze e con Myung Whun Chung a Venezia, il suo iconico Melitone ne La forza del Destino a Parigi; l’acclamato Il barbiere di Siviglia (Figaro) a Salisburgo e Monte Carlo; La Cenerentola a Zurigo; L’esule di Roma al Barbican Center di Londra per Opera Rara e Nabucco a Ginevra; Il barbiere di Siviglia all’Arena di Verona; Le Comte Ory a Bologna; L’italiana in Algeri a Zurigo; Don Pasquale a Torino, Gianni Schicchi a Montecarlo; Roberto Devereux a Ginevra; L’equivoco stravagante e Il viaggio a Reims (versione concerto) al ROF di Pesaro; Il barbiere di Siviglia all’Arena di Verona.

Dopo la prima di venerdì 24 gennaio alle 20:00, Otello sarà in scena sabato 25 gennaio alle 18:30 (Turno Opera); domenica 26 gennaio, ore 17:30 (Turno D); martedì 28 gennaio, ore 18:30 (Turno C); mercoledì 29 gennaio, ore 18:30 (Turno Scuola); giovedì 30 gennaio, ore 18:30 (Turno B).

Domenica 26 gennaio, alle ore 17:30, durante lo svolgimento dell’opera, torna in Sala degli Stemmi l’appuntamento con il laboratorio “Bambini all’opera”, a cura di Radici. Piccolo Museo della Natura, per avvicinare i più piccoli in modo creativo al mondo del teatro musicale. Testi e narrazioni di Francesca Cosentino, animazioni teatrali di Marcella Vaccarino, illustrazioni di Giuseppe Lo Bocchiaro.

Durata: 3 ore circa (4 atti e un intervallo) Info:https://www.teatromassimo.it/event/otello/

Biglietti: da 20 a 165 euro

L’OTELLO di Giuseppe Verdi in scena al Teatro Massimo di Palermo dal 24 al 30 gennaio

La regia è di Mario Martone, la direzione di Jader Bignamini e la presenza di un grande cast

Dramma d’amore e morte, tratto dalla tragedia omonima di William Shakespeare, l’Otello di Giuseppe Verdi su libretto di Arrigo Boito, sarà in scena da venerdì 24 gennaio alle 20:00 al Teatro Massimo di Palermo, in un nuovo allestimento realizzato in coproduzione con il Teatro San Carlo di Napoli e la regia di Mario Martone. La penultima opera di Verdi, composta nel 1887, torna al Massimo dopo 11 anni dall’ultima messa in scena, con un grande cast che schiera il tenore Yusif Eyvazov nel ruolo di Otello, il Moro geloso e femminicida, e in quello di Jago il baritono Nicola Alaimo che torna finalmente a interpretare il ruolo del malvagio assoluto; Desdemona sarà invece il soprano Barno Ismatullaeva, già apprezzatissima Cio-cio-san nella stagione scorsa del Teatro Massimo, mentre Cassio è il tenore Riccardo Rados. Ad alternarsi nelle repliche del 25 e 29 gennaio, con gli stessi ruoli, saranno Mikheil Sheshaberidze (Otello), Maria Motolygina (Desdemona), Devid Cecconi (Jago) e Rosolino Claudio Cardile (Cassio). Completano il cast Irene Savignano (Emilia), Andrea Schifaudo (Roderigo), Adriano Gramigni (Lodovico), Italo Proferisce (Montano / L’araldo).

Sul podio dell’Orchestra, il maestro Jader Bignamini, direttore dalla carriera internazionale in costante ascesa, sia in ambito operistico che sinfonico. Coro e Coro di voci bianche del Teatro Massimo, diretti da Salvatore PunturoRegista collaboratore dell’allestimento è Raffaele Di Florio. Le scene sono firmate da Margherita Palli, i costumi da Ortensia De Francesco, i video da Alessandro Papa, le luci disegnate da Pasquale MariAssistente alle scene Valentina Dellavia; assistente ai costumi Marianna Carbone. Repliche fino al 30 gennaio.

Opera della maturità, Otello, dramma lirico in quattro atti, è composto da Verdi nel 1887, a 74 anni, dopo Aida e prima di Falstaff. Una straordinaria interpretazione del dramma shakespeariano, tragedia dell’amore e della passione che tormenta e uccide, ieri come oggi.

Il tempo che passa – scrive Mario Martone nelle note di regia – ci rivela che nessun progresso ferma la spinta brutale di troppi uomini nell’aggredire le donne che dicono di amare fino ad ammazzarle. E questo è un tema, e che tema, dell’Otello di Verdi.

Per provare a farlo risaltare il più possibile ho spostato l’azione nel nostro tempo. Ho mantenuto la struttura narrativa dell’opera … Totale fedeltà, dunque. Ma trattandosi di un esercito contemporaneo anche le donne sono soldati, e lo è Desdemona, che viene rappresentata come una soldatessa valorosa e amata. Dunque anche lei è odiata da Jago, e vista immediatamente attraverso lo sguardo che fa di una donna libera “una vil cortigiana” … La sensibilità di Verdi per le figure femminili – prosegue Martone – la sua capacità di empatizzare con la loro sofferenza e di denunciare la società che le produce, fa anche di Desdemona una creazione unica. Oltre a rivelare, una volta di più, quanto potente sia lo scandaglio che Verdi sprofonda nelle nostre coscienze, ancora oggi”.

Il debutto del nuovo allestimento sarà preceduto da due appuntamenti di introduzione all’ascolto dell’opera: Domenica 19 gennaio alle 18:30 al Teatro Massimo (Sala ONU), sarà la scrittrice e drammaturga Beatrice Monroy a raccontare e approfondire il libretto di Arrigo Boito di Otello, insieme agli attori Giuseppe Cutino e Sabrina Petyx (biglietti 3 euro). E invece martedì 21 gennaio alle 18:00, sempre in Sala ONU, l’Associazione Amici del Teatro Massimo ha invitato a parlare Emanuele D’Angelo, docente di Storia dello Spettacolo e Storia della Musica e del Teatro musicale all’Accademia di Belle Arti di Bari, e studioso specialista di Arrigo Boito (Ingresso libero).

La prova generale dell’opera, in programma giovedì 23 gennaio alle ore 18:30, è aperta a favore dell’associazione Susan G. Komen Italia, che da oltre 25 anni è in prima linea nella lotta ai tumori del seno, a tutela della salute femminile. L’associazione ha lanciato il progetto “Più a Sud”, che si propone di contribuire al rilancio degli screening mammografici nelle Regioni dell’Italia meridionale e insulare e ridurre le diseguaglianze sociali attualmente presenti nell’accesso agli esami di prevenzione secondaria tra nord e sud del paese. I biglietti si possono acquistare online sul sito https://teatromassimo.komen.it/. Info e contatti: lunedì, mercoledì, venerdì dalle 16 alle 19 – 349 848.50.11 / 366 361.19.75 / 349 553.48.93. La biglietteria del Teatro a partire dal 21 gennaio venderà gli eventuali biglietti ancora disponibili.

Domenica 26 gennaio, alle ore 17:30, durante lo svolgimento dell’opera, torna in Sala degli Stemmi l’appuntamento con il laboratorio “Bambini all’opera”, a cura di Radici. Piccolo Museo della Natura, per avvicinare i più piccoli in modo creativo al mondo del teatro musicale. Testi e narrazioni di Francesca Cosentino, animazioni teatrali di Marcella Vaccarino, illustrazioni di Giuseppe Lo Bocchiaro.

Dopo la prima di venerdì 24 gennaio alle 20:00, Otello sarà in scena sabato 25 gennaio alle 18:30 (Turno Opera); domenica 26 gennaio, ore 17:30 (Turno D); martedì 28 gennaio, ore 18:30 (Turno C); mercoledì 29 gennaio, ore 18:30 (Turno Scuola); giovedì 30 gennaio, ore 18:30 (Turno B).

Durata: 3 ore circa
Info:https://www.teatromas

Ultimo appuntamento lirico del 2024 al Teatro del Maggio: domenica 15 dicembre, in Sala Grande alle ore 17, la prima recita del dittico “Mavra” di Igor Stravinskij e “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini.

Sul podio Francesco Lanzillotta. 

La regia, le scene, i costumi e le luci sono curati da Denis Krief.

La recita del 20 dicembre 2024 sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3

Dopo i grandi successi di Madama Butterfly e di La traviata giunge a termine la programmazione lirica del 2024 al Teatro del Maggio: in programma nella Sala Grande un particolare e interessante dittico formato da Mavra di Igor Stravinskij e da una delle opere brevi più amate del ‘900, ossia il Gianni Schicchi di Giacomo Puccini con la quale il Maggio chiude il suo tributo al grande compositore in occasione delle celebrazioni per il centenario dalla morte. Sul podio, alla guida dell’Orchestra del Maggio, il maestro Francesco Lanzillotta.  

La regia, le scene, i costumi, le luci di entrambe le opere sono curate da Denis Krief.

Quattro le recite previste in cartellone: il 15 dicembre alle ore 17; il 18 e 20 dicembre alle ore 20 e il 22 dicembre alle ore 15:30.

La serata si apre con Mavra, opera buffa in un atto di Igor Stravinskij composta fra il 1921 e il 1922. Il libretto è di Boris Kochno ed è tratto dalla novella in versi La casetta di Kolomna di Aleksandr Puškin. L’idea venne al compositore durante un suo soggiorno londinese e fu sviluppata insieme all’impresario teatrale Sergej Pavlovič Djagilev: venne deciso di comporre una piccola opera che avesse la funzione di prologo alla ripresa de La bella addormentata di Čajkovskij. Stravinskij scelse come soggetto del suo nuovo lavoro La casetta di Kolomna di Puškin poiché la riteneva, per l’argomento trattato, idonea ad un’opera buffa e chiese a Boris Kochno, all’epoca collaboratore di Diagilev, di redigere il libretto. 

In scena Julia Muzychenko, da poco reduce dal grande successo di Traviata, nel ruolo della protagonista della vicenda di Mavra, Paraša, e della protagonista di Gianni Schicchi, ossia Lauretta: “I ruoli di Paraša in Mavra e di Lauretta in Gianni Schicchi, che interpreto in questo dittico, sono da un punto di vista molto simili ma anche, musicalmente parlando, molto diversi. Paraša è una giovane innamorata dell’ussaro della vicenda ma, per lei, poter sviluppare questo amore è davvero complesso; vive ancora con sua madre e quindi, data la sua grande fermezza nel voler passare più tempo con il suo innamorato, decide di ‘trasformare’ quest’ussaro in una donna per poterlo far entrare in casa senza destare sospetti. La musica di Stravinskij in quest’opera è davvero particolare, troviamo elementi di belcanto ma anche riferimenti alla musica popolare russa oltre a tinte dissonanti e quasi grottesche. Nel Gianni Schicchi do invece voce a Lauretta che, come Paraša, è una giovane innamorata, e proprio come la protagonista di Mavra non ha paura nel fare di tutto per poter coronare questo amore. Oltre a questo è davvero emozionante poter interpretare qui l’aria celeberrima O mio babbino caro poiché canto di Firenze per Firenze; è davvero una sensazione unica”. Insieme a lei Kseniia Nikolaieva nella parte de La madre; Aleksandra Meteleva come La vicina e Iván Ayón Rivas, che torna sulle scene del Maggio dopo La traviata del luglio 2019,nella parte de L’ussaro.

Mavra segue una delle più celebri opere brevi, ossia il Gianni Schicchidi Giacomo Puccini. Parte del celebre “Trittico” pucciniano – insieme a Suor Angelica e al Tabarro – è anche questa come Mavra un’opera comica in un atto. L’ispirazione primaria soggetto dell’opera  – legata a Firenze, dove si ambienta – è in un passaggio del XXX canto dell’Inferno dantesco, dove il protagonista (lo Schicchi, appunto) viene condannato in quanto “falsario di persone”; ma anche Dante si era ispirato a sua volta ad un fatto realmente accaduto: Gianni Schicchi, appartenente alla famiglia Cavalcanti, si sostituì al cadavere di Buoso Donati per dettare un falso testamento in favore del figlio di costui, Simone – diseredato dal padre come nella vicenda narrata da Puccini – ma lasciando per sé una cavalla di grande valore.

In scena, nella parte del protagonista della vicenda, Gianni Schicchi, Roberto De Candia, che torna al Maggio dopo il Falstaff del novembre 2014 diretto da Zubin Mehta: “Per me è davvero una gioia poter tornare al Maggio e interpretare uno dei personaggio fiorentini più celebri di sempre. Il Gianni Schicchi è un’opera che nonostante tutto resta sempre attuale e naturalmente sempre divertente; con il protagonista, che ho l’onore d’interpretare, che continua a essere un personaggio carico di energia e ironia. È poi sempre meraviglioso constatare come un’opera buffa e breve come lo Schicchi riesca ancora oggi a stupirci e di come sia capace di risultare ancora fresca e ‘nuova’ ”; Julia Muzychenko interpreta Lauretta; Valentina Pernozzoli è Zita; Iván Ayón Rivas interpreta Rinuccio; Yaozhou Hou è Gherardo e Gonzalo Godoy Sepúlveda è Betto di Signa.

Chiudono il cast vocale Adriano Gramigni come Simone; Davide Sodini nel doppio ruolo di Maestro Spinelloccio/Messer Amantio Di Nicolao; Huigang Liu  come Pinellino;  Michele Gianquinto  nella parte di Guccio e tre talenti dell’Accademia del Maggio: Nikoletta Hertsak come Nella; Yurii Strakhov nella parte di Marco e Aleksandra Meteleva in quella de La Ciesca.

Il maestro Lanzillotta, che torna al Maggio dopo aver diretto Resurrezione di Franco Alfano nel gennaio 2020, ha sottolineato la particolarità dell’opera di Stravinskij e la grande maestria compositiva del Gianni Schicchi di Puccini: “Mavra è davvero un’opera particolare e non solo perché di rara esecuzione: segna infatti l’inizio del periodo che noi definiamo ‘neoclassico’ di Stravinskij ed è interessante notare come vi siano elementi e similitudini musicali utilizzati dal compositore qualche anno prima in Histoire du soldat. Penso per esempio a tutto l’andamento ritmico dei contrabbassi e dei violoncelli del primo numero che è esattamente identico al primo numero di Histoire du soldat appunto, ed è inoltre interessante come il belcanto – inteso come belcanto italiano – viene declinato all’interno di un’opera in cui esistono anche parti musicali riprese dalla musica popolare come il ragtime o il walzer. Tutti questi elementi vanno a comporre un lavoro molto variegato in cui resta comunque dominante l’elemento del numero chiuso, tipico dell’opera buffa italiana. Dunque l’approccio è quello di far sì che queste caratteristiche ‘colorate’ presenti nell’opera siano messe in risalto. Quello che è sempre affascinante quando si apre una partitura come Gianni Schicchi è innanzitutto la grande maestria che Puccini ha nell’esaltare situazioni diverse con lo stesso materiale musicale: penso al tema iniziale dell’opera che viene ‘traslato’ subito dopo in una situazione diversa: semplicemente cambiando il tempo e alcuni elementi armonici il tema assume subito un colore ed un significato diverso”.

Parlando di questo Dittico, Denis Krief – di ritorno al Maggio dopo aver curato la regia de La rondine di Puccini del settembre 2020 e aveva seguito le messe in scena del trittico pucciniano del 2019 – ha sottolineato la particolarità di questo abbinamento: “Accostare queste due opere è davvero una sfida interessante: da una parte abbiamo un’opera russa, nella quale serve un approccio che potremmo definire quasi ‘wagneriano’; dall’altra abbiamo quello che secondo me è quasi il primo esempio novecentesco di quella che è la commedia all’italiana che poi, pochi anni dopo, farà furore  nel mondo del cinema. Mavra è un’opera di rara esecuzione e che invece non conoscevo: è una storia davvero buffa e carina, che trova come protagoniste una madre e una figlia – nobili ma rimaste con poco danaro – con quest’ultima che s’innamora di un Ussaro e decide, pertanto, di portarlo in casa facendolo travestire da cuoca. L’opera di Stravinskij è dal mio punto di vista un grande omaggio alla Russia di quel tempo, la Russia culturale di Aleksandr Puškin, di Michail Glinka e di Čajkovskij”.

Le opere:

Mavra

Il progetto di Mavra, opera comica in un atto su libretto di Boris Kochno, nacque nel 1921 mentre Stravinskij si trovava a Londra per una ripresa de Le sacre du printemps. Il soggetto è tratto da una novella di Puškin intitolata La casetta di Kolomna, una storia semplice con un finale a sorpresa. La giovane Paraša, innamorata dell’ussaro Vasilij, escogita un piano per trascorrere più tempo con l’amato. Vista la necessità di trovare una nuova domestica dopo la morte della vecchia cuoca, Paraša traveste Vasilij da donna e lo presenta alla madre e alla vicina come la nuova cuoca di nome Mavra. Ma l’improbabile camuffamento ha breve durata perché l’ussaro in ambiti femminili viene sorpreso da madre e figlia nell’atto di radersi la barba. Lo svelamento della vera identità di Mavra provoca lo svenimento della madre e l’intervento sollecito della vicina; all’ussaro non resta che fuggire dalla finestra mentre Paraša grida disperata. Mavra debuttò a Parigi il 3 giugno 1922 senza però riscuotere il successo sperato. Stravinskij, nonostante le sollecitazioni di Djaghilev, si rifiutò modificare il finale ritenuto dall’amico troppo banale e immediato, difendendo le sue scelte e il valore di questa piccola opera a cui teneva particolarmente. Dedicò la partitura a Puškin, Glinka e Čajkovskij, un gesto che suonava come una provocazione per chi, a Parigi soprattutto, associava la musica russa solo al folklore. L’opera articolata in numeri chiusi – arie, duetti, quartetti – rimanda al modello del melodramma italiano. Anche la vocalità di impronta belcantistica si riallaccia alla tradizione, tuttavia Mavra è anche un’opera estremamente moderna in cui convivono materiali sonori variegati – spunti jazzistici, motivi russi e tzigani – e in cui si creano continui contrasti tra la linea vocale di stampo tradizionale e la scrittura orchestrale, caratterizzata da un andamento spesso meccanico e dalla predominanza di impasti timbrici aspri. Stravinskij scelse volutamente una compagine strumentale singolare, in cui gli strumenti a fiato sono in maggioranza rispetto agli archi, per ricreare in alcuni momenti le sonorità di una band piuttosto che di un’orchestra.

Gianni Schicchi

Ultimo dei tre atti unici che compongono il Trittico di Puccini, Gianni Schicchi narra lefarsesche trovate del protagonista del titolo, un briccone fiorentino citato da Dante nella Divina Commedia per aver falsificato un testamento. L’azione si svolge a Firenze nel 1299. La famiglia Donati è in fibrillazione dopo la morte del parente Buoso che pare abbia destinato la cospicua eredità a un convento. Per trovare una soluzione viene interpellato Gianni Schicchi, noto in città per astuzia e sagacia. Da vero deus ex machina, il protagonista si finge Buoso morente ma nel dettare le sue ultime volontà al notaio intesta i beni più preziosi ‘all’amico devoto’ Gianni Schicchi, suscitando l’ira degli avidi parenti. Tuttavia la truffa è dettata da un fine nobile; così facendo Gianni assicura una bella dote alla figlia Lauretta che potrà sposare Rinuccio Donati con buona pace dell’altezzosa famiglia. Per Puccini Gianni Schicchi rappresentò una felicissima incursione nel genere della commedia. La vicenda piena di verve fungeva inoltre come perfetto contraltare alle due storie tragiche che la precedono (Il tabarro e Suor Angelica). Il Tritticodebuttò al Metropolitan di New York il 14 dicembre 1918. L’accoglienza del pubblico fu tiepida, eccezion fatta per Gianni Schicchi che da subito riscosse un grande successo. Il segreto dell’immediato plauso risiede nell’amalgama di ingredienti della tradizione comica sapientemente dosati dal compositore toscano: ensemble vocali caratteristici e spassosi, una scrittura brillante e un ritmo serratissimo che conduce a un finale da applausi.

La locandina:

MAVRA

Opera buffa in un atto di Boris Kochno

Musica di Igor Stravinskij

Maestro concertatore e direttore Francesco Lanzillotta

Regia, scene, costumi e luci Denis Krief

Paraša Julia Muzychenko

La madre Kseniia Nikolaieva

La vicina Aleksandra Meteleva

L’ussaro Iván Ayón Rivas

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Nuovo allestimento

Durata 30 minuti circa

GIANNI SCHICCHI

Libretto di Giovacchino Forzano

Musica di Giacomo Puccini 

Maestro concertatore e direttore Francesco Lanzillotta

Regia e scene Denis Krief

Assistente alla regia Pia di Bitonto

Gianni Schicchi Roberto De Candia

Lauretta Julia Muzychenko

Zita Valentina Pernozzoli

Rinuccio Iván Ayón Rivas

Gherardo Yaozhou Hou

Nella Nikoletta Hertsak

Gherardino Gregoric Zaric/Walter Zecca (15; 20/12)

Betto di Signa Gonzalo Godoy Sepúlveda

Simone Adriano Gramigni

Marco Yurii Strakhov

La Ciesca Aleksandra Meteleva

Maestro Spinelloccio/Messer Amantio Di Nicolao Davide Sodini

Pinellino Huigang Liu

Guccio Michele Gianquinto

Figurante speciale Fabrizio Casagrande

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino

Durata 50 minuti circa

Durata complessiva 1 ora e 50 minuti circa, con intervallo

Prezzi:

Solo ascolto: 10€

Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€ – Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€  – Platea 2: 90€  – Platea 1: 110€ (repliche)

Platea 1: 130€ (prima recita)

Prosegue l’omaggio a Giacomo Puccini nell’anno delle celebrazioni del centenario con “La fanciulla del West” in scena al Regio dal 22 marzo al 2 aprile 2024

Attesissima nuova produzione firmata da Valentina Carrasco
Mentre i primi film di ambientazione western, brevissimi e muti, facevano furore sul grande schermo, nel 1910 Giacomo Puccini pensò di trasferire una di quelle storie di pistoleri e di disperati sul prestigioso palcoscenico del Metropolitan Opera di New York. Il risultato fu La fanciulla del West, un’opera del tutto originale sia per il soggetto sia per lo stile musicale. Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Regio, il maestro Francesco Ivan Ciampa saprà stabilire tra orchestra e palcoscenico la necessaria e stretta collaborazione, con la precisione e il vigore che lo contraddistinguono

Al suo debutto al Regio, la regista argentina Valentina Carrasco – vincitrice del Premio Abbiati per La Favorite del Donizetti Opera 2022 – prende spunto dalle suggestioni cinematografiche del libretto e della partitura, proponendo un nuovo allestimento che rende omaggio al genere western. Tre interpreti acclamati per le loro qualità musicali e sceniche ricoprono i ruoli principali: Jennifer Rowley debutta nel ruolo di Minnie, Roberto Aronica è il bandito Johnson e Gabriele Viviani lo sceriffo Jack Rance. La nuova produzione sarà in scena a partire da venerdì 22 marzo alle ore 20 per otto recite fino a martedì 2 aprile.

Compositore e direttore d’orchestra, Francesco Ivan Ciampa torna a dirigere le compagini artistiche del Teatro dopo l’ultima esperienza con Cavalleria rusticana (Regio Opera Festival, 2022). Alla guida di grandi produzioni italiane e internazionali, negli ultimi anni ha diretto Turandot e Madama Butterfly al Festival Puccini a Torre del Lago e Il corsaro, I masnadieri e Nabucco al Festival Verdi di Parma. Durante la sua carriera è stato anche assistente di Antonio Pappano e di Daniel Oren.

Valentina Carrasco firma la sua prima regia per il Teatro Regio. Nata a Buenos Aires, studia musica, danza e letteratura. A Parigi prosegue il lavoro nel campo del film e dei video. Collabora con La Fura dels Baus dal 2000, è co-autrice di XXX, lo spettacolo più rappresentato della compagnia. In ambito operistico, con Àlex Ollé firma Le Grand Macabre di Ligeti (Bruxelles, Londra, Barcellona, Buenos Aires, Adelaide Festival, Opera di Roma), nel 2011 Quartett di Francesconi (Scala di Milano, Holland Festival, Lille) e Tristan und Isolde (Opéra de Lyon), nel 2017 Il trovatore all’Opera di Roma, Oedipe di Enescu (Royal Opera House di Londra), nel 2019 Manon Lescaut a Francoforte.

Al di fuori de La Fura dels Baus firma la prima mondiale di una nuova versione del ciclo wagneriano al Colón di Buenos Aires, la coreografia de La strada di Luc van Hove ad Anversa e Gand, Don Giovanni a Perm, diretto da Teodor Currentzis e vincitore del Golden Mask di Mosca. Apre la stagione 2019/20 dell’Opera di Roma con Les Vêpres siciliennes diretti da Daniele Gatti, regia per la quale è nominata come migliore regista all’International Opera Awards di Londra. A giugno 2020 firma Gianni Schicchi al Festival Puccini, prima produzione europea post lockdown. Nel 2021 ha messo in scena Aida al Festival di Macerata e, nel 2022, Simon Boccanegra al Festival Verdi di Parma e La Favorite al Teatro Donizetti di Bergamo, premio Abbiati dell’Associazione Italiana dei Critici Musicali come migliore spettacolo dell’anno, poi ripresa all’Opéra national de Bordeaux. Ha debuttato con Nixon in China all’Opéra di Parigi nel 2023.

Debutta nel ruolo di Minnie, proprietaria della “Polka”, il soprano americano Jennifer Rowley, acclamata in tutto il mondo per la sua voce indimenticabile e la straordinaria presenza scenica, sarà per la prima volta ospite del Teatro Regio. Riprenderà quindi il ruolo a luglio sotto la direzione del maestro Daniel Oren per la stagione del Centro Nazionale per le Arti dello Spettacolo di Pechino. Due graditissimi ritorni al Regio: il baritono Gabriele Viviani, come sceriffo Jake Rance, e il tenore Roberto Aronica, nel ruolo del fuorilegge Dick Johnson (Ramerrez).

Nei ruoli principali si alterneranno: Oksana Dyka (Minnie), Massimo Cavalletti (Jake Rance) e Amadi Lagha (Dick Johnson). Completano il cast: Francesco Pittari (Nick), Paolo Battaglia (Ashby), Filippo Morace (Sonora), Cristiano Olivieri (Trin), Eduardo Martínez (Sid e Billy Jackrabbit), Alessio Verna (Bello), Enzo Peroni (Harry), Enrico Maria Piazza (Joe), Giuseppe Esposito (Happy), Tyler Zimmerman (Larkens), Ksenia Chubunova (Wowkle), Gustavo Castillo (Jake Wallace), Adriano Gramigni (José Castro), Alejandro Escobar e Luigi Della Monica (un postiglione). Eduardo Martínez, Enrico Maria Piazza, Tyler Zimmerman e Ksenia Chubunova sono tutti Artisti del Regio Ensemble.

Ambientazione western e originale utilizzo della tecnologia, per un effetto “cinema” live, caratterizzano le scene della nuova produzione firmate da Carles Berga e Peter van Praet.

Silvia Aymonino ha creato i costumi che richiamano le atmosfere di film cult di Sergio Leone come C’era una volta il West e Il buono, il brutto e il cattivo, e si ispirano a fotografie e documenti storici. Gianluca Mamino è direttore della fotografia; le luci sono di Peter van Praet.

Lorenzo Nencini è assistente alla regia, Agnese Rabatti assistente ai costumi e Chiara La Ferlita assistente alle scene. Il Coro del Teatro Regio è istruito, come di consueto, dal Maestro Ulisse Trabacchin.

«È necessario rinnovarsi o morire», poiché «l’armonia oggi e l’orchestra non sono le stesse», così Giacomo Puccini esprimeva all’inizio del ‘900 il proprio desiderio di rinnovamento. La fanciulla del West, andata in scena a New York nel 1910 con protagonisti Enrico Caruso, Emmy Destinn e Pasquale Amato e con Arturo Toscanini sul podio, incarna questa aspirazione.

L’opera in tre atti, su libretto di Guelfo Civinini e Carlo Zangarini, è tratta dal dramma The Girl of the Golden West di David Belasco, una pièce di forti contrasti passionali e d’avventura che propone uno scontro all’interno di un triangolo amoroso (come già in Tosca), incorniciato dal mondo dei minatori all’epoca della febbre dell’oro, che tanto affascinò Puccini. Il compositore – come già aveva mirabilmente ottenuto con il Giappone in Madama Butterfly – evoca in musica l’ambiente western utilizzando materiale folklorico americano, melodie autentiche come quella di Jake Wallace «Che faranno i vecchi miei», il canto Dooda dooda day, danze esotiche (ragtime, bolero), una ninna-nanna pellerossa; inventa melodie ad hoc per l’arrivo della posta, per l’inseguimento a cavallo dei cowboys, preannunciando il tipico stile dei commenti musicali dei film western americani.

La fanciulla protagonista dell’opera è Minnie, una giovane energica e generosa che gestisce il saloon di un villaggio di cercatori d’oro in California. Di lei è innamorato, non ricambiato, lo sceriffo Jake Rance. La vita di Minnie è sconvolta dall’arrivo del bandito Dick Johnson, che ne conquista il cuore; nel tentativo di salvarlo dalla forca, la giovane arriverà a giocarsi la felicità in una partita a poker.

L’Anteprima Giovani, riservata agli Under 30, è in programma giovedì 21 marzo alle ore 20. L’opera sarà presentata mercoledì 20 marzo al Piccolo Regio Puccini alle ore 18, nella conferenza-concerto a ingresso libero condotta da Susanna Franchi.