A Palazzo Medici Riccardi : Opera, Amore Metaopera in un atto

Domenica 23 marzo 2025 alle 11.30 e alle 16.30 presso la Sala “Luca Giordano” di Palazzo Medici Riccardi, debutta Opera, Amore – Metaopera in un atto, un viaggio nella storia del melodramma italiano.

Nato da una collaborazione tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, il Teatro e l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, lo spettacolo, primo appuntamento del progetto Maggio Metropolitano 2025, celebra l’opera italiana nel mondo.

Un omaggio alla storia dell’opera italiana, un ponte tra passato e futuro, un invito a riscoprire la bellezza del melodramma in tutte le sue sfumature.

Ingresso libero su prenotazione:  info@palazzomediciriccardi.it fino a esaurimento dei posti disponibili

La Sala “Luca Giordano” di Palazzo Medici Riccardi di Firenze è il prestigioso palcoscenico per le due prime rappresentazioni assolute di Opera, Amore, una nuova opera da camera che esplora e racconta oltre quattro secoli di storia del melodramma italiano.

Il tradizionale triangolo dell’opera lirica, lei-lui-l’altro, in cui l’amore dei primi due personaggi viene contrastato dal terzo, attraversa i grandi capolavori dell’opera, da Monteverdi a Puccini, passando per Pergolesi, Mozart, Paisiello, Cimarosa, Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Mascagni e Giordano.

In questo caso gli amanti sono la Musica (il soprano) e l’Amore (il tenore). La loro relazione, che in forme e modalità diverse, fra attrazioni, conflitti e colpi di scena, attraversa l’intera storia dell’opera lirica, è inizialmente avversata dall’Odio (mezzosoprano en travesti, in realtà il Teatro mascherato) che alla fine sarà vinto dalla forza dirompente dell’unione di Musica e Amore, si svelerà e celebrerà, insieme, la loro relazione e sé stesso. Questa semplice vicenda sentimentale viene “raddoppiata” da un gioco di citazioni testuali e musicali.

Ogni “numero” dello spartito fa riferimento a un diverso momento storico nell’evoluzione del melodramma italiano, iniziando da un Prologo, una sorta di “Ouverture vocale” e concludendo con un terzetto che chiude lo spettacolo con la celebrazione dell’Opera, lo spettacolo magico dove tutto è finto e niente è falso. 

L’appuntamento – domenica 23 marzo 2025 con doppia recita, la prima alle 11.30 e la seconda alle 16.30 – segna anche l’inizio della IX Edizione del progetto Maggio Metropolitano, un’iniziativa della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, finanziata dalla Città Metropolitana di Firenze, rivolta ai Comuni della Città Metropolitana. Il progetto ha l’obiettivo di mettere in risalto il patrimonio di valori culturali del territorio, intercettare le migliori energie locali e sperimentare nuove forme di partecipazione e collaborazione, potenziando il rapporto tra la cittadinanza metropolitana e il Maggio Musicale Fiorentino, con la consapevolezza che lo sviluppo sociale ed economico di una comunità, piccola o grande che sia, passa anche attraverso la sua crescita culturale. Sono oltre cento gli eventi tra concerti, conferenze e spettacoli per ragazzi che coinvolgono tutte le cinque aree della Città Metropolitana: Chianti, Cintura Fiorentina, Empolese e Valdelsa, Mugello, Valdarno e Valdisieve. Protagonisti di Opera, Amore Maria Rita Combattelli e Sabrina Sanza che interpretano La Musica; Michele Galbiati e Paolo Nevi vestono i panni dell’Amore; Giulia Alletto e Janetka Hoșco sono Il Teatro (mascherato da Odio); al pianoforte si alternano Carlo Manganaro e Romolo Saccomanni; alla fisarmonica Raffaele Diego Cardone e Francesco Moretti.

“Opera, Amore è un progetto originale che ci consente di portare in tutto il mondo, attraverso la rete degli Istituti italiani di cultura, la bellezza e la ricchezza dell’opera” – dichiara Marco Maria Cerbo, Capo dell’Unità per il Coordinamento degli Istituti Italiani di Cultura della Farnesina dal quale è partito lo spunto per questo progetto e il coinvolgimento del regista Francesco Micheli – “Lo abbiamo ideato pensando a un pubblico internazionale, a spettatori che conoscono poco l’opera o che desiderano approfondirne la storia e i meccanismi. Siamo orgogliosi di questa collaborazione con l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, che ci consente di promuovere la cultura italiana all’estero con una iniziativa dal forte impatto scenico, cognitivo ed emotivo”.

A proposito del coinvolgimento della Città Metropolitana e dell’inaugurazione con quest’opera del nono ciclo del progetto, Alessia Bettini, responsabile della segreteria della sindaca metropolitana Sara Funaro, sindaca di Firenze e presidente della Fondazione del Maggio, ha detto: “Siamo molto orgogliosi e onorati che questo spettacolo possa partire da Palazzo Medici Riccardi, dove è nato il Rinascimento e anche il pensiero umanistico: faccio un grande complimento al Teatro del Maggio e all’Accademia del Maggio per aver creato quest’opera nell’ambito di una collaborazione che dura da nove edizioni con la Città Metropolitana. Ci tengo a precisare che si tratta di una nuova produzione legata ad una tradizione che riguarda molto Firenze: una città che vuole sempre essere un centro di eventi e di produzioni artistiche che coinvolgono anche i giovani talenti”.

“Possiamo dire che si tratta di un’opera divulgativa, ma fare divulgazione di alto livello è un qualcosa di molto complesso e va fatto con grande attenzione e crediamo che l’opera, in giro per il mondo, vada portata dunque nel migliore dei modi. “Opera, Amore” è quasi un pastiche, un gioco che racconta la storia dell’opera italiana; da questo punto di vista credo quindi che possa essere di grande interesse per tutti i nostri connazionali e per tutte le sedi di cultura nel mondo”.  Così si esprime il sovrintendente del maggio Fiorentino Carlo Fuortes, che continua – “Credo che possa essere interessante inoltre farla circolare qui nel nostro Paese; è un’opera che può far avvicinare al teatro un pubblico nuovo che, probabilmente, ancora non è attratto da questo meraviglioso genere musicale.

È stata definita “Metaopera” perché il testo musicale di essa cita altre opere del passato a partire da Monteverdi per poi passare dal ‘700, all’800 e infine al ‘900: da questo punto di vista possiamo definirla come un’opera ‘sulle altre opere’; un grande gioco sulla storia dell’opera stessa”.

“Con questa produzione” – prosegue Mario Curia, Presidente dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino – “L’Accademia conferma la propria missione di valorizzare e diffondere la tradizione del belcanto, riconosciuta a livello internazionale come espressione di un’eccellenza artistica che unisce musica, teatro, recitazione e messa in scena. Fin dalla sua nascita, l’Accademia ha realizzato progetti di cooperazione con le più prestigiose istituzioni nazionali ed internazionali. Inoltre, il coinvolgimento di Confindustria Firenze come socio fondatore sottolinea il valore strategico della formazione culturale, della crescita e della promozione del patrimonio operistico italiano, con l’obiettivo di tramandare alle nuove generazioni un’eredità di inestimabile valore”.

La musica è di Federico Gon, che ha sottolineato la sua gioia nel prendere parte al progetto: “Sono stato immensamente felice di comporre questa opera, un omaggio alla plurisecolare storia del melodramma. Con questa musica ho cercato di rendere onore a una tradizione che continua a ispirare e a emozionare. È stato un viaggio intenso tra passione, dramma e bellezza, nel segno di un’arte che vive nel tempo. Spero che il pubblico possa percepire la stessa gioia che ho provato nel darle vita”. 

 La regia di Opera, Amore è affidata a Francesco Micheli, tra gli ideatori del progetto: “Un’occasione a dir poco esaltante, non si può chiedere nulla di meglio in questo difficile e tribolato momento. Ricevere la commissione della Farnesina, grazie all’illuminato pensiero di Marco Cerbo, per celebrare il riconoscimento del canto lirico italiano come patrimonio immateriale dell’Umanità nel mondo da parte dell’UNESCO, tramite le falangi oplitica di bellezza incarnata dagli istituti italiani di cultura sparsi nel globo, è davvero prezioso. È inoltre importante poter lavorare con l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, fucina di giovani portentosi talenti, sostanziosa speranza per il futuro dell’arte e della civiltà e altresì celebrare quattro gloriosi secoli di storia del melodramma italiano proprio nella città che è stata culla di questa prodigiosa e miracolosa invenzione”.

Il libretto e la drammaturgia sono curati da Alberto Mattioli: “L’idea è stata quella di scrivere un’opera sull’opera, un’opera lirica al quadrato, che aiutasse chi non la conosce a scoprirla e chi la conosce a riscoprirla. Di conseguenza, il libretto è un libretto di libretti, un puzzle fatto di citazioni, incastri e sovrapposizioni che, nel solito triangolo operistico lei-lui-l’altro, racconta in realtà la storia del nostro melodramma da Monteverdi al Novecento”.

Le scene e i costumi sono di Chiara Taiocchi.

La locandina:

OPERA, AMORE

Metaopera in un atto

Da un’idea di
 Marco Maria Cerbo Francesco Micheli

Musica Federico Gon

Libretto e drammaturgia Alberto Mattioli

Regia Francesco Micheli

Scene e costumi Chiara Taiocchi

Pianoforte Carlo Manganaro | Romolo Saccomanni

Fisarmonica Raffaele Diego Cardone | Francesco Moretti

La Musica Maria Rita Combattelli | Sabrina Sanza

L’Amore Michele Galbiati | Paolo Nevi

Il Teatro (mascherato da Odio) Giulia Alletto | Janetka Hoșco

Progetto ideato da Marco Maria Cerbo e Francesco Micheli realizzato dall’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino su commissione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Ingresso libero su prenotazione a info@palazzomediciriccardi.it fino a esaurimento dei posti disponibili.

Il Messiah di Handel al Teatro Nuovo: un’esperienza immersiva oltre la musica

Un evento site specific unirà il capolavoro della musica sacra barocca – eseguito dalla prestigiosa formazione inglese The English Concert & Choir–ad animazioni ed immagini in 3d che, attraverso la tecnologia del videomapping, daranno vita a suggestivi paesaggi spirituali trasformando il Teatro in una cattedrale dalle vetrate colorate e cangianti

La grande musica sacra barocca incontra la tecnologia per dare vita a una sorprendente esperienza immersiva di ascolto e visione: succederà al Giovanni da Udine domenica 15 dicembre, quando, alle ore 20.30, il magnifico Messiah di Handel sarà al centro di un evento speciale di grande suggestione realizzato appositamente per il Teatro Nuovo. Durante la performance, affidata per la parte musicale alla prestigiosa formazione inglese The English Concert & Choir diretta da Harry Bicket – il Giovanni da Udine si animerà di immagini colorate e cangianti dando vita a suggestivi paesaggi spirituali e trasformando la grande sala del Teatro in una cattedrale dalle vetrate colorate e cangianti. Grazie inoltre ai soprattitoli in italiano, il pubblico potrà apprezzare appieno anche il testo dello splendido Oratorio di Handel.

Alle 18.30, sempre al Giovanni da Udine, il programma della serata sarà oggetto di una conferenza introduttiva a cura del giornalista e scrittore Alberto Mattioli (ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili).

Scritto nel 1741, il più celebre tra gli oratori di Georg Friedrich Handel (1685-1759) si è imposto nell’immaginario collettivo dei paesi anglosassoni come patrimonio spirituale e musicale insostituibile, parte integrante di una identità culturale. “Con questo Messiah inizia un progetto articolato in più Stagioni dedicato al recupero di alcuni oratòri di Georg Friedrich Handel che per loro stessa natura hanno un contenuto profondamente narrativo – spiega il direttore artistico Musica Paolo Cascio –. Indagare oggi il contenuto narrativo degli oratòri ed esplicitarlo con nuove tecnologie è il cuore di questo progetto, volto a recuperare un senso di narrazione condivisa e coinvolgente: un progetto che nasce come antidoto allo storytelling rumoroso e diffuso che ha invaso ogni minuto della nostra esistenza, proponendo invece un ritorno del racconto. Coadiuvati da nuove tecnologie di creazione e trasmissione di immagini attraverso il videomapping, compiremo insieme un primo passo verso una riappropriazione del rito della narrazione.”

Il concerto-evento vedrà schierata per la prima volta sul palcoscenico del Giovanni da Udine, sotto la direzione di Harry Bicket, la formazione anglosassone The English Concert & Choir, specializzata nell’esecuzione del repertorio barocco e con all’attivo numerose registrazioni discografiche di prestigio. Nei ruoli di solisti potremo ascoltare Chiara Skerath (soprano), Jess Dandy (mezzosoprano), James Way (tenore) e Neal Davies (basso). Gli effetti visivi in videomapping sono a cura di Teatro Carillon.

Info e biglietteria

La biglietteria del Teatro in via Trento 4 a Udine è aperta dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 16.00 alle 19.00 e a partire da 90 minuti prima di ogni spettacolo. Infopoint in via Rialto 2/b a Udine attivo per la vendita di biglietti e abbonamenti dal martedì al venerdì (escluso festivi) dalle 10.00 alle 12.30. Acquisti online su vivaticket.it. Per informazioni: tel. 0432 248418 (dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00). biglietteria@teatroudine.it  www.teatroudine.it

TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE

domenica 15 dicembre 2024 ore 20:30

THE ENGLISH CONCERT & CHOIR

Chiara Skerath soprano 

Jess Dandy mezzosoprano 

James Way tenore

Neal Davies basso

HARRY BICKET direttore


George Frideric Handel, Messiah 
Oratorio in tre parti per soli, coro e orchestra HWV 56

Teatro Carillon videomapping site specific

“Puccini racconta Puccini” al Teatro del Maggio Fiorentino, per il centenario della morte del grande musicista

Venerdì 29 novembre 2024, nel giorno del centenario della morte di Giacomo Puccini, il Teatro del Maggio dedica al grande compositore una serata interamente volta alle sue musiche.

Sul podio della Sala Grande, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, Francesco Lanzillotta.
La drammaturgia è curata da Alberto Mattioli; il baritono Alfonso Antoniozzi interpreta Giacomo Puccini.

Venerdì 29 novembre 2024, alle ore 20, il Teatro del Maggio dedica a Giacomo Puccini una serata speciale interamente volta alle sue composizioni nel giorno che segna i 100 anni dalla sua morte, avvenuta a Bruxelles il 29 novembre del 1924.

Sul podio della Sala Grande, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Francesco Lanzillotta, che sarà poi di ritorno in Teatro nel volgere di poche settimane per il dittico Mavra/Gianni Schicchi in cartellone – sempre in Sala Grande – dal 15 al 22 dicembre prossimo.
La drammaturgia dello spettacolo è curata dal musicologo e scrittore Alberto Mattioli; il baritono Alfonso Antoniozzi interpreta Giacomo Puccini stesso.
Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

In locandina un programma interamente dedicato alle musiche di Puccini che comprende sia alcuni estratti dalle sue più celebri opere sia alcune pagine sinfoniche di rara esecuzione: il concerto si apre con Crisantemi, un brano giovanile che, come raccontato dal compositore stesso in una lettera del febbraio 1890 al fratello minore Michele, Puccini scrisse “in una notte, per la morte di Amedeo d’Aosta”, avvenuta il 18 gennaio precedente.
Il concerto continua con il Preludio a orchestra in mi minore: fu completato nell’ agosto del 1876, a Lucca; ‘riscoperto’ a partire dagli anni settanta del XX secolo, il Preludio è rapidamente entrato nei repertori sinfonici, con la direzione di maestri prestigiosi.
Il Preludio sinfonico in la maggiore, che segue, fu composto nell’estate del 1882 come saggio al Conservatorio di Milano e – sempre al Conservatorio – fu eseguito per la prima volta il 15 luglio dello stesso anno.
Il programma continua con il Capriccio sinfonico, che venne eseguito per la prima volta dall’Orchestra del Conservatorio di Milano nel luglio 1883: non solo ebbe un grandissimo successo di pubblico e di critica, ma “rivelò” Puccini alla Milano intellettuale, colta e scapigliata. Il grande successo del Capriccio fu una delle ragioni per cui fu organizzata un’esecuzione privata delle Willis, che nel volgere di breve tempo diventerà Le Villi, opera-ballo in due atti su libretto di Ferdinando Fontana, composta nel secondo semestre del 1883 e rappresentata per la prima volta il 31 maggio 1884 al “Teatro dal Verme” di Milano e da cui è preso l’estratto che segue in locandina, ossia Tregenda. Il felice esito conseguito da Le Villi indusse l’editore Giulio Ricordi a commissionare a Puccini una seconda opera: la scelta ricadde su Edgar, su libretto del poeta scapigliato Ferdinando Fontana e liberamente ispirato al dramma in versi di Alfred de Musset “La coupe et les lèvres”: la composizione durò ben quattro anni e il nuovo lavoro vide la luce nell’aprile del 1889 alla Scala di Milano.

Proprio da Edgar è estratto il Preludio del III atto, che precede in cartellone due fra i più celebri estratti da altrettante delle opere più famose del catalogo pucciniano: prima l’Intermezzo del III atto della Manon Lescaut, ispirata al romanzo dell’abate Antoine François Prévost “Storia del cavaliere Des Grieux e di Manon Lescaut” e composta fra l’estate del 1889 e l’ottobre del 1892; poi il celeberrimo Coro a bocca chiusa, tratto dal II atto di Madama Butterfly.

L’Intermezzo di Suor Angelica, la seconda opera del Trittico pucciniano, precede il pezzo conclusivo del concerto, ossia l’Inno a Roma: fu composto da Puccini ma soltanto nella versione per canto e piano  fra mille dubbi e fatiche; addirittura il compositore stesso confessò all’amico Guido Vandini: “Sto impazzendo a fare l’Inno a Roma!”. Nonostante questo la prima esecuzione ebbe luogo allo stadio Nazionale di Roma nel giugno 1919, alla presenza di Umberto, principe di Piemonte, e delle sue sorelle Jolanda e Mafalda, dove ottenne un grandissimo successo.

Il concerto:

Per raccontare Puccini è forse meglio lasciare la parola a lui e ai suoi contemporanei, creando una drammaturgia immaginaria ma basata su fatti e parole “veri” dove, davvero, Puccini racconta Puccini. Già, ma quale Puccini? La sua vita privata e soprattutto sentimentale viene scandagliata con una passione che va dall’acribia accademica degli studiosi all’accanimento gossipparo di chi cerca sempre nuovi amori del tenero Giacomo. Indispensabile, certo, perché l’uomo e l’artista sono inscindibili. E tuttavia per questa occasione inevitabilmente celebrativa ma, si spera, non retorica, si è tentata invece la strada di un ritratto artistico che, com’è ovvio, non è e non potrà mai essere completo, perché la grandezza dell’arte pucciniana sarà sempre maggiore della nostra capacità di raccontarla (e talora, come si vedrà, anche di capirla). Ma si è almeno cercato di ricostruire la parabola creativa di un compositore, alla fine, sempre così inquieto e così insoddisfatto di sé, partendo dai primi tentativi e fermandoci alle soglie dell’incompiuta (ma incompiuta, in realtà, perché il suo rebus drammaturgico era davvero insolubile) Turandot terminale. Evitando l’agiografia, e anzi dando anche conto di dubbi, ripensamenti, critiche, giudizi ingenerosi altrui ma anche propri; e cercando di evidenziare, magari, anche qualche aspetto meno noto, come il giovanile ma accanito wagnerismo di Puccini.

(dal testo di Alberto Mattioli, pubblicato nel libretto di sala)

La locandina:

GIACOMO PUCCINI
Crisantemi
Preludio a orchestra
Preludio sinfonico
Capriccio sinfonico
Preludio a orchestra
Da Le Villi: Tregenda
Da Edgar: Preludio atto III
Da Manon Lescaut: Intermezzo atto III
Da Madama Butterfly: Coro a bocca chiusa
Da Suor Angelica: Intermezzo
Inno a Roma per coro e orchestra

Direttore
Francesco Lanzillotta

Alberto Mattioli, drammaturgia
Alfonso Antoniozzi, voce narrante come Giacomo Puccini

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Direttore del Coro Lorenzo Fratini

Prezzi:

Solo ascolto: 10€
Visibilità limitata: 15€
Galleria: 20€
Palchi: 30€
Platea 4: 40€
Platea 3: 50€
Platea 2: 60€
Platea 1: 70€

Durata complessiva 1 ora e 30 minuti circa

Presentata la Stagione Artistica 2025. Dal 19 gennaio al 31 dicembre, 6 titoli d’opera e 12 concerti sinfonici

Fondazione Arena celebra i suoi 50 anni al Teatro Filarmonico. Inaugurazione con il Falstaff di Salieri, come nel 1975

Nel corso di un evento musicale aperto al pubblico, illustrati in anteprima i contenuti delle nuove Stagioni di Lirica e Sinfonica. Dal 1° ottobre il rinnovo degli abbonamenti

Cinquant’anni di storia, di musica e opera. 1975-2025. Fondazione Arena di Verona festeggia mezzo secolo di storia al Teatro Filarmonico. E celebra con la città l’anniversario della riapertura del Teatro Filarmonico, ricostruito dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Il cartellone 2025 offre una proposta raffinata e varia, tanto per le 6 opere liriche quanto per i 12 concerti sinfonici con solisti di fama internazionale. Ben 3 le nuove produzioni, numerosi anniversari, appuntamenti straordinari e collaborazioni con i principali teatri del Veneto, per oltre 50 alzate di sipario. Dal 1° ottobre si potranno rinnovare gli abbonamenti, confermate le tariffe 2024.

Il cartellone della Stagione Lirica prenderà il via in gennaio (dal 19 al 26), con un allestimento tutto nuovo di Falstaff di Antonio Salieri, l’opera che riaprì il Teatro cinquant’anni fa. Alla guida della nuova produzione, inserita nel Festival Mozart a Verona, sarà Paolo Valerio. Dal 16 al 23 febbraio un grande titolo della “Giovane Scuola” per la prima volta nell’ultimo mezzo secolo di spettacoli al Teatro Filarmonico: La Wally del poco ricordato ma valoroso Alfredo Catalani, nell’allestimento dei teatri lirici emiliani, con interpreti di pregio quali Maria José Siri, Carlo Ventre, Youngjun Park. Dal 16 al 23 marzo tornerà un’opera fondamentale della letteratura e della musica del primissimo ‘900, Elektra di Richard Strauss. Una nuova produzione, a ventitré anni dall’unica programmazione nei cartelloni di Fondazione Arena, firmata da Yamal Das Irmich, con Lise Lindstrom, Ewa Vesin e Anna Maria Chiuri.

Dopo la primavera sinfonica e il 102° Festival areniano, dal 26 ottobre al 2 novembre proseguirà la riscoperta dei titoli meno noti di Giacomo Puccini: anche Le Villi sarà una prima volta per le scene di Fondazione Arena, qui nell’allestimento del Regio di Torino. Dal 16 al 23 novembre, altro debutto, il pubblico scoprirà un capolavoro buffo di Rossini, Il Turco in Italia, nell’applaudita coproduzione guidata da Rovigo con Carlo Lepore e Sara Blanch. Infine, dal 14 al 21 dicembre, il Verdi giovanile (anch’esso rappresentato una sola volta al Filarmonico, e una sola in Arena nel ‘72) con Ernani, in una nuova produzione di Stefano Poda con Amartuvshin Enkhbat, Angelo Villari e Alexander Vinogradov. I cast vocali e i team creativi coinvolgeranno il meglio dei giovani e del panorama attuale, offrendo prestigiosi debutti al Filarmonico. Fra i direttori, ritorneranno i maestri Pirolli, Balke, Ommassini, Cadario, Lü Jia, Arrivabeni.

La Stagione sinfonica conferma ben 10 appuntamenti in abbonamento, a cui si aggiungono due concerti straordinari. La programmazione abbraccerà oltre tre secoli di musica, inaugurando il 31 gennaio con la Grande Messa in do minore di Mozart e proseguendo con importanti anniversari di grandi compositori come Šostakovič, Ravel e lo stesso Antonio Salieri, a cui sarà dedicato il concerto straordinario di Pasqua nel 200° della morte, che sarà eccezionalmente replicato anche a Legnago, città natale del maestro. Proseguiranno le integrali intraprese negli ultimi anni da Fondazione Arena: i concerti di Rachmaninov (il leggendario Terzo), le composizioni di Richard Strauss, le sinfonie di Beethoven (la Pastorale) e quelle di Mahler (la Settima, complessa e affascinante, mai eseguita dai complessi veronesi). Brani noti e pietre miliari del repertorio (come le pagine di Bartók e Chopin, il Concerto per violino di Čajkovskij o la colossale cantata Aleksandr Nevskij) saranno affiancati da gemme più rare e altrettanto preziose, alla scoperta di autori dall’Ungheria e dall’America latina.

Non mancheranno infine le proposte rivolte alla contemporaneità, inserite in programmi tematici ampi e stimolanti: Poulenc, Berio, Dennehy, e una nuova commissione in prima assoluta al maestro Sciortino, poliedrico artista di oggi. Come nel 2024, il calendario dei concerti si intensificherà in primavera, impegnando maggiormente Orchestra e Coro, mentre i complessi tecnici realizzeranno la nuova produzione del 102° Festival in Arena, per poi riprendere in autunno e chiudere con un eccezionale gala di fine anno. Accanto a giovani di talento, vi saranno solisti e direttori di prestigio internazionale, come Dmitri Jurowsky, Ettore Pagano, Ryan McAdams, Mikhail Pletnev, Marco Angius, Marcus Bosch, Augustin Hadelich, per citarne solo alcuni in ordine di apparizione sul palcoscenico veronese.

La programmazione artistica 2025 è stata annunciata dal Sovrintendente Cecilia Gasdia durante un evento speciale in Sala Maffeiana aperto a tutta la cittadinanza. A co-condurre il giornalista e scrittore Alberto Mattioli, in un viaggio che ha introdotto i titoli 2025, raccontato aneddoti sui compositori, illustrato anticipazioni sugli allestimenti e guidato il pubblico in alcune pagine musicali eseguite dal vivo da Eleonora Bellocci, Giulio Mastrototaro e Romano Dal Zovo, protagonisti della prossima stagione. Presente il consigliere comunale Pietro Trincanato, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale.

Dal 1° ottobre tutti coloro che sono in possesso di valido abbonamento potranno rinnovarlo per la Stagione 2025, presentandosi alla Biglietteria dell’Arena di Verona. Dal 13 novembre, invece, sarà possibile sottoscrivere i nuovi abbonamenti e acquistare i carnet. Le vendite dei biglietti per i singoli spettacoli saranno aperte dal 26 novembre, alla Biglietteria dell’Arena di Verona e sul sito www.arena.it.

Confermate le stesse tariffe degli ultimi anni. La Stagione Lirica offre 4 turni di abbonamento (le domeniche delle prime alle 15.30, i mercoledì sera alle 19, i venerdì sera alle 20, le domeniche di ultima replica pomeridiana sempre alle 15.30) mentre sono 2 i turni di abbonamento alla Stagione Sinfonica (venerdì sera alle 20 o sabato pomeriggio alle 17). Fondazione Arena offre anche quest’anno diversi carnet (3 ingressi per l’Opera, 5 per la Sinfonica) utilizzabili in un’unica sera oppure su diverse date. Così come la formula mista Venerdì in platea, che esplora entrambe le stagioni della proposta artistica 2025 con tre opere e cinque concerti. 

«Vogliamo condividere con un pubblico sempre più numeroso la bellezza e la ricchezza del Teatro Filarmonico – ha dichiarato Cecilia Gasdia, Sovrintendente di Fondazione Arena –. Questo gioiello del ‘700, voluto dall’Accademia Filarmonica di Verona, la più antica d’Europa, è stato ricostruito dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale e inaugurato nel 1975. Da allora è divenuto il punto di riferimento della musica sinfonica e lirica di Verona, offrendo una casa per tutto l’anno ai complessi artistici, tecnici e amministrativi stabili dell’ente lirico, oggi Fondazione Arena. Qui, la qualità e la varietà della proposta artistica continua a crescere, ed è ciò che auspichiamo per il 2025 con tutti gli spettatori che vorranno scoprirla».

 «È stato un vero piacere presentare la stagione – ha concluso il giornalista e scrittore Alberto Mattioli -, invece che con una delle solite noiosissime conferenze stampa, con un piccolo spettacolo condito di assaggi delle opere in programma e con un piccolo show di Cecilia Gasdia al pianoforte».