Ultimo appuntamento lirico del 2024 al Teatro del Maggio: domenica 15 dicembre, in Sala Grande alle ore 17, la prima recita del dittico “Mavra” di Igor Stravinskij e “Gianni Schicchi” di Giacomo Puccini.

Sul podio Francesco Lanzillotta. 

La regia, le scene, i costumi e le luci sono curati da Denis Krief.

La recita del 20 dicembre 2024 sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3

Dopo i grandi successi di Madama Butterfly e di La traviata giunge a termine la programmazione lirica del 2024 al Teatro del Maggio: in programma nella Sala Grande un particolare e interessante dittico formato da Mavra di Igor Stravinskij e da una delle opere brevi più amate del ‘900, ossia il Gianni Schicchi di Giacomo Puccini con la quale il Maggio chiude il suo tributo al grande compositore in occasione delle celebrazioni per il centenario dalla morte. Sul podio, alla guida dell’Orchestra del Maggio, il maestro Francesco Lanzillotta.  

La regia, le scene, i costumi, le luci di entrambe le opere sono curate da Denis Krief.

Quattro le recite previste in cartellone: il 15 dicembre alle ore 17; il 18 e 20 dicembre alle ore 20 e il 22 dicembre alle ore 15:30.

La serata si apre con Mavra, opera buffa in un atto di Igor Stravinskij composta fra il 1921 e il 1922. Il libretto è di Boris Kochno ed è tratto dalla novella in versi La casetta di Kolomna di Aleksandr Puškin. L’idea venne al compositore durante un suo soggiorno londinese e fu sviluppata insieme all’impresario teatrale Sergej Pavlovič Djagilev: venne deciso di comporre una piccola opera che avesse la funzione di prologo alla ripresa de La bella addormentata di Čajkovskij. Stravinskij scelse come soggetto del suo nuovo lavoro La casetta di Kolomna di Puškin poiché la riteneva, per l’argomento trattato, idonea ad un’opera buffa e chiese a Boris Kochno, all’epoca collaboratore di Diagilev, di redigere il libretto. 

In scena Julia Muzychenko, da poco reduce dal grande successo di Traviata, nel ruolo della protagonista della vicenda di Mavra, Paraša, e della protagonista di Gianni Schicchi, ossia Lauretta: “I ruoli di Paraša in Mavra e di Lauretta in Gianni Schicchi, che interpreto in questo dittico, sono da un punto di vista molto simili ma anche, musicalmente parlando, molto diversi. Paraša è una giovane innamorata dell’ussaro della vicenda ma, per lei, poter sviluppare questo amore è davvero complesso; vive ancora con sua madre e quindi, data la sua grande fermezza nel voler passare più tempo con il suo innamorato, decide di ‘trasformare’ quest’ussaro in una donna per poterlo far entrare in casa senza destare sospetti. La musica di Stravinskij in quest’opera è davvero particolare, troviamo elementi di belcanto ma anche riferimenti alla musica popolare russa oltre a tinte dissonanti e quasi grottesche. Nel Gianni Schicchi do invece voce a Lauretta che, come Paraša, è una giovane innamorata, e proprio come la protagonista di Mavra non ha paura nel fare di tutto per poter coronare questo amore. Oltre a questo è davvero emozionante poter interpretare qui l’aria celeberrima O mio babbino caro poiché canto di Firenze per Firenze; è davvero una sensazione unica”. Insieme a lei Kseniia Nikolaieva nella parte de La madre; Aleksandra Meteleva come La vicina e Iván Ayón Rivas, che torna sulle scene del Maggio dopo La traviata del luglio 2019,nella parte de L’ussaro.

Mavra segue una delle più celebri opere brevi, ossia il Gianni Schicchidi Giacomo Puccini. Parte del celebre “Trittico” pucciniano – insieme a Suor Angelica e al Tabarro – è anche questa come Mavra un’opera comica in un atto. L’ispirazione primaria soggetto dell’opera  – legata a Firenze, dove si ambienta – è in un passaggio del XXX canto dell’Inferno dantesco, dove il protagonista (lo Schicchi, appunto) viene condannato in quanto “falsario di persone”; ma anche Dante si era ispirato a sua volta ad un fatto realmente accaduto: Gianni Schicchi, appartenente alla famiglia Cavalcanti, si sostituì al cadavere di Buoso Donati per dettare un falso testamento in favore del figlio di costui, Simone – diseredato dal padre come nella vicenda narrata da Puccini – ma lasciando per sé una cavalla di grande valore.

In scena, nella parte del protagonista della vicenda, Gianni Schicchi, Roberto De Candia, che torna al Maggio dopo il Falstaff del novembre 2014 diretto da Zubin Mehta: “Per me è davvero una gioia poter tornare al Maggio e interpretare uno dei personaggio fiorentini più celebri di sempre. Il Gianni Schicchi è un’opera che nonostante tutto resta sempre attuale e naturalmente sempre divertente; con il protagonista, che ho l’onore d’interpretare, che continua a essere un personaggio carico di energia e ironia. È poi sempre meraviglioso constatare come un’opera buffa e breve come lo Schicchi riesca ancora oggi a stupirci e di come sia capace di risultare ancora fresca e ‘nuova’ ”; Julia Muzychenko interpreta Lauretta; Valentina Pernozzoli è Zita; Iván Ayón Rivas interpreta Rinuccio; Yaozhou Hou è Gherardo e Gonzalo Godoy Sepúlveda è Betto di Signa.

Chiudono il cast vocale Adriano Gramigni come Simone; Davide Sodini nel doppio ruolo di Maestro Spinelloccio/Messer Amantio Di Nicolao; Huigang Liu  come Pinellino;  Michele Gianquinto  nella parte di Guccio e tre talenti dell’Accademia del Maggio: Nikoletta Hertsak come Nella; Yurii Strakhov nella parte di Marco e Aleksandra Meteleva in quella de La Ciesca.

Il maestro Lanzillotta, che torna al Maggio dopo aver diretto Resurrezione di Franco Alfano nel gennaio 2020, ha sottolineato la particolarità dell’opera di Stravinskij e la grande maestria compositiva del Gianni Schicchi di Puccini: “Mavra è davvero un’opera particolare e non solo perché di rara esecuzione: segna infatti l’inizio del periodo che noi definiamo ‘neoclassico’ di Stravinskij ed è interessante notare come vi siano elementi e similitudini musicali utilizzati dal compositore qualche anno prima in Histoire du soldat. Penso per esempio a tutto l’andamento ritmico dei contrabbassi e dei violoncelli del primo numero che è esattamente identico al primo numero di Histoire du soldat appunto, ed è inoltre interessante come il belcanto – inteso come belcanto italiano – viene declinato all’interno di un’opera in cui esistono anche parti musicali riprese dalla musica popolare come il ragtime o il walzer. Tutti questi elementi vanno a comporre un lavoro molto variegato in cui resta comunque dominante l’elemento del numero chiuso, tipico dell’opera buffa italiana. Dunque l’approccio è quello di far sì che queste caratteristiche ‘colorate’ presenti nell’opera siano messe in risalto. Quello che è sempre affascinante quando si apre una partitura come Gianni Schicchi è innanzitutto la grande maestria che Puccini ha nell’esaltare situazioni diverse con lo stesso materiale musicale: penso al tema iniziale dell’opera che viene ‘traslato’ subito dopo in una situazione diversa: semplicemente cambiando il tempo e alcuni elementi armonici il tema assume subito un colore ed un significato diverso”.

Parlando di questo Dittico, Denis Krief – di ritorno al Maggio dopo aver curato la regia de La rondine di Puccini del settembre 2020 e aveva seguito le messe in scena del trittico pucciniano del 2019 – ha sottolineato la particolarità di questo abbinamento: “Accostare queste due opere è davvero una sfida interessante: da una parte abbiamo un’opera russa, nella quale serve un approccio che potremmo definire quasi ‘wagneriano’; dall’altra abbiamo quello che secondo me è quasi il primo esempio novecentesco di quella che è la commedia all’italiana che poi, pochi anni dopo, farà furore  nel mondo del cinema. Mavra è un’opera di rara esecuzione e che invece non conoscevo: è una storia davvero buffa e carina, che trova come protagoniste una madre e una figlia – nobili ma rimaste con poco danaro – con quest’ultima che s’innamora di un Ussaro e decide, pertanto, di portarlo in casa facendolo travestire da cuoca. L’opera di Stravinskij è dal mio punto di vista un grande omaggio alla Russia di quel tempo, la Russia culturale di Aleksandr Puškin, di Michail Glinka e di Čajkovskij”.

Le opere:

Mavra

Il progetto di Mavra, opera comica in un atto su libretto di Boris Kochno, nacque nel 1921 mentre Stravinskij si trovava a Londra per una ripresa de Le sacre du printemps. Il soggetto è tratto da una novella di Puškin intitolata La casetta di Kolomna, una storia semplice con un finale a sorpresa. La giovane Paraša, innamorata dell’ussaro Vasilij, escogita un piano per trascorrere più tempo con l’amato. Vista la necessità di trovare una nuova domestica dopo la morte della vecchia cuoca, Paraša traveste Vasilij da donna e lo presenta alla madre e alla vicina come la nuova cuoca di nome Mavra. Ma l’improbabile camuffamento ha breve durata perché l’ussaro in ambiti femminili viene sorpreso da madre e figlia nell’atto di radersi la barba. Lo svelamento della vera identità di Mavra provoca lo svenimento della madre e l’intervento sollecito della vicina; all’ussaro non resta che fuggire dalla finestra mentre Paraša grida disperata. Mavra debuttò a Parigi il 3 giugno 1922 senza però riscuotere il successo sperato. Stravinskij, nonostante le sollecitazioni di Djaghilev, si rifiutò modificare il finale ritenuto dall’amico troppo banale e immediato, difendendo le sue scelte e il valore di questa piccola opera a cui teneva particolarmente. Dedicò la partitura a Puškin, Glinka e Čajkovskij, un gesto che suonava come una provocazione per chi, a Parigi soprattutto, associava la musica russa solo al folklore. L’opera articolata in numeri chiusi – arie, duetti, quartetti – rimanda al modello del melodramma italiano. Anche la vocalità di impronta belcantistica si riallaccia alla tradizione, tuttavia Mavra è anche un’opera estremamente moderna in cui convivono materiali sonori variegati – spunti jazzistici, motivi russi e tzigani – e in cui si creano continui contrasti tra la linea vocale di stampo tradizionale e la scrittura orchestrale, caratterizzata da un andamento spesso meccanico e dalla predominanza di impasti timbrici aspri. Stravinskij scelse volutamente una compagine strumentale singolare, in cui gli strumenti a fiato sono in maggioranza rispetto agli archi, per ricreare in alcuni momenti le sonorità di una band piuttosto che di un’orchestra.

Gianni Schicchi

Ultimo dei tre atti unici che compongono il Trittico di Puccini, Gianni Schicchi narra lefarsesche trovate del protagonista del titolo, un briccone fiorentino citato da Dante nella Divina Commedia per aver falsificato un testamento. L’azione si svolge a Firenze nel 1299. La famiglia Donati è in fibrillazione dopo la morte del parente Buoso che pare abbia destinato la cospicua eredità a un convento. Per trovare una soluzione viene interpellato Gianni Schicchi, noto in città per astuzia e sagacia. Da vero deus ex machina, il protagonista si finge Buoso morente ma nel dettare le sue ultime volontà al notaio intesta i beni più preziosi ‘all’amico devoto’ Gianni Schicchi, suscitando l’ira degli avidi parenti. Tuttavia la truffa è dettata da un fine nobile; così facendo Gianni assicura una bella dote alla figlia Lauretta che potrà sposare Rinuccio Donati con buona pace dell’altezzosa famiglia. Per Puccini Gianni Schicchi rappresentò una felicissima incursione nel genere della commedia. La vicenda piena di verve fungeva inoltre come perfetto contraltare alle due storie tragiche che la precedono (Il tabarro e Suor Angelica). Il Tritticodebuttò al Metropolitan di New York il 14 dicembre 1918. L’accoglienza del pubblico fu tiepida, eccezion fatta per Gianni Schicchi che da subito riscosse un grande successo. Il segreto dell’immediato plauso risiede nell’amalgama di ingredienti della tradizione comica sapientemente dosati dal compositore toscano: ensemble vocali caratteristici e spassosi, una scrittura brillante e un ritmo serratissimo che conduce a un finale da applausi.

La locandina:

MAVRA

Opera buffa in un atto di Boris Kochno

Musica di Igor Stravinskij

Maestro concertatore e direttore Francesco Lanzillotta

Regia, scene, costumi e luci Denis Krief

Paraša Julia Muzychenko

La madre Kseniia Nikolaieva

La vicina Aleksandra Meteleva

L’ussaro Iván Ayón Rivas

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Nuovo allestimento

Durata 30 minuti circa

GIANNI SCHICCHI

Libretto di Giovacchino Forzano

Musica di Giacomo Puccini 

Maestro concertatore e direttore Francesco Lanzillotta

Regia e scene Denis Krief

Assistente alla regia Pia di Bitonto

Gianni Schicchi Roberto De Candia

Lauretta Julia Muzychenko

Zita Valentina Pernozzoli

Rinuccio Iván Ayón Rivas

Gherardo Yaozhou Hou

Nella Nikoletta Hertsak

Gherardino Gregoric Zaric/Walter Zecca (15; 20/12)

Betto di Signa Gonzalo Godoy Sepúlveda

Simone Adriano Gramigni

Marco Yurii Strakhov

La Ciesca Aleksandra Meteleva

Maestro Spinelloccio/Messer Amantio Di Nicolao Davide Sodini

Pinellino Huigang Liu

Guccio Michele Gianquinto

Figurante speciale Fabrizio Casagrande

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino

Durata 50 minuti circa

Durata complessiva 1 ora e 50 minuti circa, con intervallo

Prezzi:

Solo ascolto: 10€

Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€ – Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€  – Platea 2: 90€  – Platea 1: 110€ (repliche)

Platea 1: 130€ (prima recita)

Martedì 19 novembre 2024 alle ore 20 la prima delle sei recite di “Traviata” in cartellone

Sono sei le recite previste: il 19, 21, 26 e 30 novembre alle ore 20 e il 24 novembre e 1º dicembre alle ore 15:30.

Sul podio della Sala Grande il maestro Renato Palumbo; la regia è di Stefania Grazioli.

In scena, nelle parti principali, Carolina Lopez Moreno e Julia Muzychenko (recite del 21, 26/11 e 1/12) come Violetta

Giovanni Sala e Matheus Pompeu (recite del 21, 26/11 e 1/12) interpretano Alfredo Germont

Lodovico Filippo Ravizza e Min Kim (recite del 21, 26/11 e 1/12) sono Giorgio Germont

Nuovo allestimento

La recita del 26 novembre 2024 sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3

Dopo il grande successo delle recite di Madama Butterfly, da poco terminate, prosegue la programmazione autunnale del Maggio: in cartellone, sempre nella Sala Grande del Teatro, un altro dei titoli operistici più amati di sempre; La traviata di Giuseppe Verdi

 Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Renato Palumbo, che torna al Maggio dopo le recite di un altro grande capolavoro verdiano, Rigoletto, andato in scena nell’autunno del 2019. La regia è di Stefania Grazioli, il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Sul palcoscenico, nella parte di Violetta, Carolina Lopez Moreno, reduce dal trionfale successo di Madama Butterfly, acclamata dal pubblico e dalla critica; nelle recite del 21 e 26 novembre e in quella del 1º dicembre la parte è sostenuta da Julia Muzychenko – al suo debutto assoluto al Maggio – ma alla sua undicesima interpretazione di Violetta in carriera. Alfredo Germont è interpretato da Giovanni Sala, di ritorno al Maggio dopo la Missa defunctorum diretta dal maestro Riccardo Muti nella primavera del 2019, e da Matheus Pompeu (recite del 21 e 26 novembre e 1º dicembre), al suo debutto sulle scene del Maggio e in Italia; Lodovico Filippo Ravizza e Min Kim (recitedel 21, 26/11 e 1/12sono Giorgio Germont, il padre di Alfredo. Flora Bervoix è interpretata da Aleksandra Meteleva.

Oronzo d’Urso Yurii Strakhov, artisti dell’Accademia del Maggio, sono rispettivamente Gastone e il Il barone Douphol; Gonzalo Godoy Sepúlveda e Huigang Liu interpretano Il marchese d’Obigny e Il dottor Grenvil e Alessandro Lanzi è Giuseppe. Completano il cast vocale due artisti del Coro del Maggio: Lisandro Guinis e Nicolò Ayroldi sono rispettivamente Un commissionario e Un servo.

In questo nuovo allestimento le scene sono di Roberta Lazzeri, i costumi di Veronica Pattuelli e le luci di Valerio Tiberi. I movimenti coreografici sono di Elena Barsotti.

Il capolavoro verdiano da sempre risulta essere una delle opere più rappresentate ogni anno nel mondo. Secondo l’interessante saggio a firma di Giovanni Vitali e pubblicato tra le pagine del programma di sala dell’opera, questo vale anche per Firenze dove “La traviata” supera – con le sei attuali recite previste in cartellone – le 130 rappresentazioni fiorentine a partire dall’ottobre del 1937, quando per la prima volta andò in scena al vecchio Teatro Comunale. Se invece si considera il numero complessivo di produzioni a partire dal settembre del 1854, data del debutto assoluto de “La traviata” a Firenze al Teatro della Pergola, l’ultima opera della cosiddetta ‘Trilogia popolare’ verdiana è stata rappresentata in oltre 126 produzioni, un dato da approssimare per difetto considerata la diffusione di questo titolo nei teatri minori e nelle arene estive e che quindi amplifica e di molto, il numero complessivo di rappresentazioni.

Parlando del suo ritorno a Teatro dopo il Rigoletto, il maestro Renato Palumbo ha sottolineato la sua gioia nel riprendere fra le mani un’altra partitura verdiana, La traviata, l’opera con cui inoltre ha debuttato sulle scene fiorentine nel 2005: “Il mio debutto a Firenze è avvenuto proprio con Traviata quasi vent’anni fa e poter tornare qui al Maggio  dirigendo questo grande capolavoro mi onora e gratifica molto: questa nuova produzione è decisamente marcata da tratti classici, stiamo lavorando cercando di seguire quelli che sono i canoni scritti da Verdi nella partitura. Posso dire che quest’opera – il cui messaggio è incredibilmente moderno e la cui musica è straordinariamente raffinata in ogni suo passaggio – mi ha accompagnato in parte per tutta la mia vita ed è un’opera che – quasi come tutte quelle verdiane – ‘cambia’ attraverso la propria crescita; la grande bellezza di Traviata risiede proprio in questo: matura insieme a te, ogni volta che la si affronta; farlo di nuovo qui al Maggio, con un cast giovane e con molti debuttanti  è un’esperienza meravigliosa poichè credo di poter sperimentare e mettere in pratica ciò che ho capito e imparato in tutti questi anni. Uso volutamente il termine ‘credo’ perché la bellezza dell’opera lirica sta in questo: ti accompagna per tutta la vita”.

La regia è affidata a Stefania Grazioli: “Questa è una produzione che ha preso forma ed è stata realizzata interamente con le risorse interne del Maggio Musicale Fiorentino, e che ha coinvolto negli ultimi mesi tutti i reparti del nostro Teatro. Per questo allestimento abbiamo voluto mantenere un’ambientazione e dei costumi d’epoca ottocentesca, dove tuttavia gli ambienti evocano, piuttosto che raccontare filologicamente, la realtà del demi-monde parigino e dove la cifra registica, seppur del tutto fedele tanto alla partitura verdiana quanto al libretto di Piave, ripercorre il dramma degli ultimi mesi di vita di Violetta Valery in un’atmosfera visionaria ed intimista. Fonte d’imprescindibile ispirazione è stata la storia vera di Alphonsine Plessis, personaggio al quale Dumas figlio si ispirò per dare alla luce il suo più celebre romanzo: La signora delle camelie. Mi sembrava importante raccontare in parte anche questa “giovane” Violetta, che arrivando a Parigi, vede realizzarsi e poi consumarsi un sogno d’indipendenza, di amore, e di riscatto sociale”.

In scena, nella parte di Violetta, Carolina Lopez Moreno, che veste i panni della protagonista della vicenda per la prima volta in carriera: “Le recite qui al Maggio saranno il mio debutto con la parte di Violetta e poterlo fare sotto la guida di un maestro come Renato Palumbo, che è uno dei direttori più interessanti con i quali ho lavorato, mi fa sentire molto fortunata: sono riuscita ad entrare in perfetta sintonia sia con il suo modo di lavorare sia con il suo modo di ‘sentire’ Traviata. La parte di Violetta è naturalmente una delle più importanti in assoluto che un soprano può affrontare e farlo al Teatro del Maggio, dove è stata interpretata da alcuni dei più grandi nomi di sempre, è naturalmente anche una grande responsabilità: per questo ho cercato di ‘dare’ una parte della mia anima e delle mie emozioni. È inoltre molto bello tornare a lavorare insieme a Stefania Grazioli, è molto sensibile non solo rispetto al lavoro che stiamo mettendo in scena ma anche nei confronti di tutto il cast, cosa per me davvero importante: questo, insieme alle sfumature che il maestro Palumbo ha chiesto di infondere alla ‘mia’ Violetta come una grande forza d’animo e una grande combattività, mi porta davvero a essere pronta e impaziente per il mio debutto in questa magnifica parte.”

Julia Muzychenko, al suo debutto sulle scene del Maggio, ha sottolineato la sua gioia nel riprendere per l’undicesima volta in carriera la parte di Violetta, un personaggio che muta e si evolve non solo vocalmente, dal brillante fino al drammatico, ma che al contempo deve anche trasmettere a livello recitativo questo suo cambiamento: “Penso che l’evoluzione non solo musicale, ma anche del personaggio di Violetta durante il susseguirsi dei III atti dell’opera di Verdi sia davvero straordinaria: penso alla brillantezza e alla dinamicità del I atto e del brindisi che lo chiude, al duetto con Giorgio Germont nel II atto dove la musica intorno alla quale questo duetto si costruisce riprende perfettamente la tenacia con cui la protagonista cerca di convincere in ogni modo il padre di Alfredo dell’amore che lega lei al giovane; al contempo l’orchestra riprende questa forza in modo davvero perfetto. Tutto questo si può dire che si catalizza nel terzo e ultimo atto, dove le speranze di Violetta si affievoliscono con il progredire della sua malattia, ma dove riesco davvero a percepire tutti i ‘colori’ di questo meraviglioso personaggio. Lavorare insieme al maestro Palumbo è davvero interessante perché, nonostante io abbia interpretato il ruolo numerose volte, mi ha fatto scoprire alcuni dettagli e aspetti particolari del personaggio, e mi ha dato modo quindi di vedere Violetta anche sotto un’altra luce, una luce che la dipinge arrabbiata perché lei non vuole morire e quasi sembra non accettare, con rabbia, quello che invece è il suo destino.”

Giovanni Sala, che torna al Maggio dopo il concerto della primavera del 2019 diretto da Riccardo Muti, ha espresso la sua gioia di prendere parte a questa nuova produzione di Traviata nella parte di Alfredo: “Sono davvero felice di tornare al Maggio dopo il concerto di cinque anni fa e di farlo con questo nuovo allestimento di Traviata: la messa in scena è assolutamente affascinante e interessante e la produzione ha tratti molto classici: ad esempio le scenografie, unite a una serie fondali dipinti a mano dalle maestranze del Teatro, sono realmente una meraviglia per gli occhi e io sono davvero contento di poter far parte di questo spettacolo; credo che questa sia una produzione di gran classe e di grande gusto. Altrettanto bello è stato il lavoro svolto con Stefania Grazioli, che è stata capace di trovare in ognuno di noi le potenzialità migliori e di metterle in luce, così come altrettanto interessante è stato quanto fatto dal punto di vista musicale insieme al maestro Palumbo, che è un profondo conoscitore di quest’opera: anche per questo aspetto mi sento molto fortunato. Il ruolo di Alfredo è, fra virgolette, quasi ‘scomodo’ e abbiamo cercato di trasmetterlo evidenziando in modo vero e sincero quelli che sono i tratti del suo carattere, come si può intuire ad esempio dalla sua relazione con Violetta dove egli si mostra quasi infantile rispetto a lei che, seppur giovanissima, già si dimostra più matura. Alfredo si renderà conto troppo tardi del motivo di determinate azioni della protagonista.  Spero che nella resa scenica si riesca a percepire questo lato fragile del ruolo che interpreto, una fragilità legata inoltre al rapporto con il padre e a questo legame quasi ‘etereo’ con Violetta”.

Alfredo, nelle recite del del 21 e 26 novembre e 1º dicembre, è interpretato da Matheus Pompeu: “Sono molto felice perché è il mio debutto al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e sono altrettanto felice perché questa è la prima volta che canto in Italia e ho l’opportunità di farlo con La traviata, il dramma verdiano per eccellenza. Insieme al Maestro Palumbo e a Stefania Grazioli stiamo cercando di costruire un Alfredo diverso nel suo modo di parlare e di raccontarsi, diverso da tutti gli altri che circondavano la donna più desiderata della Parigi di allora. Un Alfredo che parla con grande sincerità e che sia capace di conquistare il cuore conteso di Violetta. Anche la lettura musicale della partitura  è davvero interessante, molto attenta ai dettagli, agli accenti e ad ogni sfumatura richiesta da Verdi”.

La locandina:

LA TRAVIATA

Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave

Musica di Giuseppe Verdi 

Nuovo allestimento

Maestro concertatore e direttore Renato Palumbo

Regia Stefania Grazioli

Scene Roberta Lazzeri

Costumi Veronica Pattuelli

Luci Valerio Tiberi

Movimenti coreografici Elena Barsotti

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Violetta Valéry Carolina López Moreno/Julia Muzychenko (21, 26/11; 1/12)

Alfredo Germont Giovanni Sala/Matheus Pompeu (21, 26/11; 1/12)

Giorgio Germont, suo padre Lodovico Filippo Ravizza/Min Kim (21, 26/11; 1/12)

Flora Bervoix  Aleksandra Meteleva

Annina Olha Smokolina

Gastone, Visconte di Létorières Oronzo D’Urso

Il Barone Douphol Yurii Strakhov

Il Marchese d’Obigny  Gonzalo Godoy Sepúlveda

Il Dottor Grenville  Huigang Liu

Giuseppe  Alessandro Lanzi

Un Commissionario Lisandro Guinis

Un domestico Nicolò Ayroldi

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Assistente regia Sandro Pacini

Figuranti speciali Elvira Ambruoso, Maria Diletta Della Martira,
Giulia Mangiarotti, Sara Silli, Andrea Bassi, Nicolò Brescia, Matteo Bruno,
Simone Cioffi, Giampaolo Gobbi, Francesco Pacelli
Giovane Violetta Vittoria Casini, Tessa Scoccianti
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Allestimento Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

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Prezzi:

Solo ascolto: 10€ – Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€ – Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€  – Platea 2: 90€  – Platea 1: 110€ (repliche)

Platea 1: 130€ (prima recita)

Giovedì 12 settembre alle ore 20, sala Zubin Mehta, concerto di canto del soprano Jessica Pratt

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino. Sul podio Riccardo Frizza

Direttore del Coro, Lorenzo Fratini.

Arie di “pazzia”e sinfonie dalle opere di Vincenzo Bellini e Gaetano Donizetti

Giovedì 12 settembre alle ore 20, in sala Zubin Mehta, è in programma il concerto di canto del soprano Jessica Pratt che porta in scena le arie contenute nel Cd “Delirio” inciso al Maggio, con l’Orchestra e il Coro del Teatro per l’etichetta Tancredi. Presentato ufficialmente al Teatro del Maggio, lo scorso 20 ottobre 2023, in concomitanza con l’uscita, il cd ha riscosso unanimemente recensioni entusiaste da parte della critica.

Pratt è una delle più talentuose e virtuosiste belcantiste dei nostri tempi e affronta in questo concerto  – e nel Cd – un’antologia di scene unite dal fil rouge della “pazzia” tratte dalle opere di Gaetano Donizetti e Vincenzo Bellini. Sul podio – così come nel Cd – Riccardo Frizza affermato nella lettura ed esecuzione del belcanto italiano e col quale Jessica Pratt collabora con una mirabile sinergia. Le scene presentate in concerto sono eseguite integralmente e con una cura filologica da manuale come per esempio la celeberrima scena da Lucia di Lammermoor eseguita nella tonalità originale in Mi Bemolle. Il Coro del Maggio è diretto da Lorenzo Fratini.

I brani presentati  – in ordine di esecuzione – sono dunque tratti da La Sonnambula di Vincenzo Bellini, da Emilia di Liverpool, Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti, da I puritani, di Vincenzo Bellini, da Linda di Chamounix di Gaetano Donizetti. Nel corso del concerto il maestro Frizza dirigerà la sinfonia da I Capuleti e i Monecchi di Vincenzo Bellini, la sinfonia da Roberto Devereux di Gaetano Donizetti e l’ouverture  di La favorite

Nel corso del recital, Jessica Pratt indosserà dei magnifici abiti/costumi disegnati per lei da Giuseppe Palella che sottolineano sia la forza sia la vulnerabilità delle donne interpretate dal soprano e sarà accompagnata nelle esecuzioni di Emilia e Linda da Aleksandra Meteleva.

Questo concerto è il primo di una serie di altri che vedranno come protagonisti il mezzosoprano Teresa Iervolino il prossimo 29 settembre, il baritono Nicola Alaimo il 3 novembre e poi nel corso del 2025, sempre in novembre, il baritono Marco Filippo Romano tutti impegnati sul palcoscenico e con le compagini del Maggio per interpretare live le incisioni discografiche realizzate al Maggio Musicale Fiorentino per l’etichetta Dynamic.

Il programma del concerto:

Vincenzo Bellini

I Capuleti e Montecchi, sinfonia

Da La sonnambula: “Ah! non credea mirarti… Ah! non giunge uman pensiero”

Gaetano Donizetti

Da Emilia di Liverpool: “Madre! Deh placati!… Ah! di contento…”

Roberto Devereux, sinfonia

Da Lucia di Lammermoor: “Il dolce suono… Ardon gl’incensi… Spargi d’amaro pianto”

Vincenzo Bellini

Da I puritani: “O rendetemi la speme… Qui la voce sua soave… Vien diletto è in ciel la luna”

Gaetano Donizetti

La Favorite, ouverture

Da Linda di Chamounix: “Nel silenzio della sera… No, non è ver, mentirono”

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Direttore, Riccardo Frizza

Direttore del Coro, Lorenzo Fratini

Venerdì 29 marzo 2024 alle ore 20 l’ultimo appuntamento sinfonico-corale della Stagione Invernale.

Sul podio della Sala Mehta, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Vitali Alekseenok. 

In programma le composizioni di Johann Sebastian Bach e Gioachino Rossini.

Solisti, Nikoleta Kapetanidou, Aleksandra Meteleva, Dave Monaco e Alessandro Abis.

Il 29 marzo alle 20 in sala Mehta, il maestro Vitali Alekseenok – al suo debutto fiorentino – alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio sale sul podioper il concerto sinfonico-corale che chiude la Stagione Invernale del Teatro. In programma,  “Ricercata”, Fuga a 6 voci da Musikalisches Opfer di Johann Sebastian Bach (orchestrazione di Anton Webern) e il celebre Stabat Mater di Gioachino Rossini.

Solisti, nella composizione sacra rossiniana, il soprano Nikoleta Kapetanidou e il tenore Dave Monaco artisti che si sono formati all’Accademia del Maggio, il contralto Aleksandra Meteleva, talento che attualmente la frequenta e il basso Alessandro Abis.

Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Vitali Alekseenok, al suo debutto fiorentino, completa il gruppo dei quattro giovani e luminosi direttori  che il Maggio ha deciso di affiancare al direttore principale Daniele Gatti nel corso della Stagione Invernale: Nikolas Nägele, che ha diretto il Peer Gynt in forma concertante e Hankyeol Yoon e Min Chung che hanno diretto due concerti sinfonici corali, tutti e tre accolti con grande calore dal pubblico della Sala Mehta, dalla stampa e la critica. Il maestro Alekseenok ha vinto nel 2021 il prestigioso “Concorso Arturo Toscanini per direttori d’orchestra” di Parma, dove ha ricevuto anche il “Premio del pubblico” e quello per la migliore esecuzione in un atto d’opera verdiana (Macbeth). Dal novembre 2022 Alekseenok è Kapellmeister alla Deutsche Oper am Rhein di Düsseldorf – Duisburg, dove dirige riprese di TurandotToscaHänsel und Gretel e Die Zauberflöte, nonché una nuova prodizione de Le Sacre du Printemps e composizioni di Igor Stravinskij e Richard Strauss. Recentemente ha debuttato al Teatro alla Scala con la première mondiale dell’opera Il piccolo principe di Pierangelo Valtinoni.

Il concerto si apre dunque con  Ricercata, Fuga a 6 voci da Musikalisches Opfer BMW 1079 di Johann Sebastian Bach nell’orchestrazione di Anton Webern che costituisce quasi un’appropriazione compiuta dal musicista relativamente alla musica di Bach; la tecnica peculiare di questa strumentazione si collega alla tecnica compositiva di Webern: la Musikalisches Opfer appartiene all’ultimo periodo di vita di Bach, quando l’autore, conscio dell’inattualità delle proprie scelte rispetto all’affermazione del nuovo stile galante, andava sempre più concentrando la propria attenzione sulle potenzialità della scienza contrappuntistica. 

Il programma in locandina si completa con una delle più celebri composizioni di Gioachino Rossini, lo Stabat mater. Dopo essersi ritirato dall’attività teatrale, nell’inverno del 1831 Rossini si recò in viaggio in Spagna dove incontrò l’arcidiacono Manuel Fernández Varela, al quale promise una sua composizione in segno di amicizia. Varela non se lo fece ripetere e gli chiese addirittura uno Stabat Mater. Dopo quasi un anno di impegni e indecisioni, con il supporto di Giovanni Tadolini, direttore al Théâtre Italien di Parigi, Rossini consegnò all’arcidiacono la partitura di vaste dimensioni e per un grande organico con soli, coro e orchestra, facendosi promettere di conservarla senza mai eseguirla. Ma, una volta morto il prelato, i suoi eredi misero all’asta i suoi beni, Stabat Mater rossiniano incluso. Spaventato dall’idea che un giorno qualcuno potesse attribuire a lui i numeri musicali in parte composti da Tadolini, si tutelò firmando immediatamente un contratto per la pubblicazione dello Stabat Mater in versione completa e revisionata da lui stesso, che andò in scena per la prima volta a Parigi nel gennaio del 1842.  In marzo fu eseguita per la prima volta in Italia, nell’Aula Magna dell’Archiginnasio di Bologna con la direzione di Gaetano Donizetti.

La locandina:

JOHANN SEBASTIAN BACH 

Fuga (Ricercata) a 6 voci dal Musikalisches Opfer BWV 1079 per orchestra 

GIOACHINO ROSSINI

Stabat Mater per soli, coro a 4 voci miste e orchestra 

su testo attribuito a Jacopone da Todi 

Stabat Mater/Cuius animam/Quis est homo/Pro peccatis/Eja Mater/ Sancta Mater/Fac ut portem/Inflammatus/Quando corpus/Amen 

Soprano Nikoleta Kapetanidou

Contralto Aleksandra Meteleva

Tenore Dave Monaco

Basso Alessandro Abis

 Direttore Vitali Alekseenok

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino 

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Prezzi:

 Settore D: 20€; Settore C: 35€; Settore B: 50€; Settore A: 70€