Mario Martone torna al repertorio russo con Evgenij Onegin, dirige Timur Zangiev

Nuova produzione del capolavoro di Čajkovskij da Puškin con le scene di Margherita Palli.

In palcoscenico Aida Garifullina, Alexey Markov, Dmitry Korchak,

Elmina Hasan e Dmitry Ulyanov.  

Ultimi posti disponibili per le sei rappresentazioni di Evgenij Onegin di Pëtr Il’ič Čajkovskij che dal 19 febbraio all’11 marzo torna al Teatro alla Scala in una nuova produzione diretta da Timur Zangiev con la regia di Mario Martone, le scenografie di Margherita Palli, i costumi di Ursula Patzak e le luci di Pasquale Mari.

Il cast schiera nella parte del titolo Alexey Markov, già applauditissimo alla Scala come Saklovityj in Chovanščina, principe Eleckij nella Dama di picche e Scelkalov in Boris Godunov, mentre come Tat’jana debutta in un’opera al Piermarini Aida Garifullina, ascoltata finora solo in concerti diretti da Fabio Luisi, Michele Mariotti e Michele Gamba.

La voce di Lenskij è quella di Dmitry Korchak, egualmente apprezzato nei mesi scorsi in ruoli di grande impegno in titoli diversissimi come Rusalka e Guillaume Tell

Elmina Hasan è Olga e Dmitry Ulyanov è Gremin, mentre come Larina torna alla Scala Julia Gertseva.   

La serata del 19 febbraio sarà trasmessa in diretta da Rai Radio 3.

Giovedì 13 febbraio alle ore 18 nel Ridotto dei Palchi per il ciclo “Prima delle Prime” il professor Giorgio Pestelli (Università di Torino) terrà un incontro dal titolo «Sentimenti comuni, semplici, umani» con ascolti e al pianoforte.

Un’ora prima dell’inizio di ogni rappresentazione, presso il Ridotto dei Palchi, per gli spettatori muniti di biglietto si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Franco Pulcini.

Timur Zangiev

Accorso a sostituire Valery Gergiev nelle rappresentazioni della Dama di picche nel 2022, nei giorni dell’invasione dell’Ucraina, Timur Zangiev, nato in Ossezia nel 1994 e avviato alla musica tanto precocemente da dirigere la sua prima orchestra a sette anni, si è rapidamente imposto tra i più autorevoli nuovi interpreti, in particolare del repertorio russo. All’affermazione scaligera, confermata da due concerti con la Filarmonica e da un’esperienza ballettistica con Romeo e Giulietta, hanno fatto seguito Il giocatore con i Wiener Philharmoniker a Salisburgo, un’intensa attività in Russia tra il Bol’šoj e il Teatro di Perm, Otello di Verdi alla Semperoper di Dresda e Roméo et Juliette di Gounod a Zurigo, mentre nel giugno 2025 dirigerà La dama di picche alla Wiener Staatsoper.

Mario Martone

Era il 2011 quando Mario Martone si presentava al pubblico scaligero proponendo d’intesa con l’innovativo taglio direttoriale di Daniel Harding la sua scabra lettura di Pagliacci e Cavalleria rusticana che avanzava, tra realismo ed essenzialità scenica, una nuova linea interpretativa per questo repertorio. Gli anni seguenti hanno portato due titoli del Verdi precedente la trilogia popolare, Luisa Miller diretta da Gianandrea Noseda nel 2012 e Oberto, conte di San Bonifacio diretto da Riccardo Frizza nel 2013. Negli anni seguenti Martone indaga la libertà a tratti sperimentale del teatro di Umberto Giordano: del 2016 è La cena delle beffe la cui catena di eccessi sanguinari è trasportata tra le famiglie della mafia italoamericana (parziale sviluppo del concetto dell’Oberto).

A partire da questo spettacolo si consolida il sodalizio con Margherita Palli per le scene e Ursula Patzak per i costumi. Resta nella Francia del Terrore Andrea Chénier, che Riccardo Chailly sceglie di riportare ai fasti della serata inaugurale il 7 dicembre 2017, mentre nel 2022 Fedora, diretta da Marco Armiliato, attinge alla pittura del primo ‘900, da Ferdinand Hodler a René Magritte. Una pietra miliare della recente storia scaligera è Chovanščina di Musorgskij, allestimento del 2019 diretto da Valery Gergiev in impressionante crescendo fino alla memorabile sfera di fuoco della scena finale. Martone ritorna a Verdi nel 2022 con una lettura radicale di Rigoletto incentrata sulla separazione esplosiva tra il mondo sfarzoso del Duca e quello miserabile del buffone, in sintonia espressiva con la direzione di Michele Gamba.  

Lo spettacolo

Scrive Mario Martone nelle note di regia: “Ho voluto immergere l’opera di Čajkovskij innanzitutto nella natura. Marcare l’estate del primo atto e l’inverno del secondo, scegliendo di ambientare tutto in esterni, tra il fieno appena tagliato e il ghiaccio che in gennaio copre i campi.  Avendo come sfondo i cieli immensi che la lettura del poema/romanzo di Puškin evoca nella mente del lettore, il sole, la luna e le stelle della sterminata campagna russa. L’unico interno della tenuta delle Larina che ho voluto in scena è la stanza di Tat’jana, una ‘stanza tutta per lei’. Una stanza in cui ci sono solo libri e basta, ossia l’altro orizzonte immenso, oltre a quello della natura, presente sul palcoscenico”. Martone ha incontrato il grande repertorio russo alla Scala con una straordinaria produzione di Chovanščina, inizio di un dialogo tra artisti fatalmente interrotto dalla guerra. Questo Evgenij Onegin trasportato ai giorni nostri procede nel rispetto letterale dell’azione del libretto ma porta dentro di sé il trauma dell’improvvisa e irrimediabile separazione, il rimpianto per il legame spezzato: il precipitare nella tragedia dell’amicizia di Onegin e Lenskij ci parla della rottura tra la cultura russa e quella europea dopo secoli di dialogo e di scambio.  

Evgenij Onegin alla Scala

L’opera arriva in Italia solo nel 1900, quando Arturo Toscanini la dirige alla Scala. L’accoglienza è positiva ma non entusiasta, tanto che per il ritorno di “Eugenio Onieghin” si deve aspettare il 1954 con la direzione di Artur Rodziński e un notevole cast italiano: Renata Tebaldi, Ettore Bastianini e Giuseppe Di Stefano. La versione originale conquista la Scala dal 1973, portata dai complessi del Teatro Bol’šoj. Nel 1986 la dirige Seiji Ozawa con Mirella Freni e Nicolai Ghiaurov nello spettacolo di Konchalovsky, nel 2006 Vladimir Jurowsky con l’allestimento essenziale di Graham Vick. Tre anni dopo il capolavoro operistico di Čajkovskij torna alla Scala grazie ai complessi del Teatro Bol’šoj diretti da Valery Gergiev per la regia di Dmitrij Černjakov.

19, 22 febbraio, 2, 5, 8, 11 marzo 2025 ~ ore 20

Pëtr Il’ič Čajkovskij

EVGENIJ ONEGIN

Dramma lirico in tre atti e sette quadri

Libretto di Pëtr Il’ic Čajkovskij e Konstantin Shilowski

Nuova produzione Teatro alla Scala

Direttore TIMUR ZANGIEV

Regia MARIO MARTONE

Scene margherita palli

Costumi ursula patzak

Luci pasquale mari

Coreografia daniela schiavone

Video designer alessandro papa

Personaggi e interpreti

Larina                          Alisa Kolosova

Tat’jana                      Aida Garifullina

Olga                            Elmina Hasan

Filipp’evna                 Julia Gertseva

Evgenij Onegin          Alexey Markov

Lenskij                        Dmitry Korchak

Il principe Gremin      Dmitry Ulyanov

Un capitano                Huanhong Li

Zareckij                      Oleg Budaratskiy

Triquet                                    Yaroslav Abaimov

Orchestra e coro del Teatro alla Scala

Maestro del Coro Alberto Malazzi

Date:

Mercoledì 19 febbraio 2025 ore 20 ~ Turno Prime Opera

Sabato 22 febbraio 2025 ore 20 ~ Turno N Abb. Weekend

Domenica 2 marzo 2025 ore 20 ~ Turno B

Mercoledì 5 marzo 2025 ore 20 ~ Turno A

Sabato 8 marzo 2025 ore 20 ~ Turno C

Martedì 11 marzo 2025 ore 20 ~ Turno D

Prezzi:

da 250 a 30 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

Mercoledì 19 febbraio l’opera sarà trasmessa in diretta da Rai Radio Tre.

Un’ora prima dell’inizio di ogni recita, presso il Ridotto dei Palchi,

si terrà una conferenza introduttiva all’opera tenuta da Franco Pulcini.

L’ORCHESTRA RAI AL ROF CON BIANCA E FALLIERO, ERMIONE E IL VIAGGIO A REIMS

Roberto Abbado, Michele Mariotti e Diego Matheuz sul podio dei tre titoli rossiniani

L’inaugurazione il 7 agosto in prima serata su Rai5

L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai torna al Rossini Opera Festival. Per la 45esima edizione, nell’anno di Pesaro Capitale italiana della cultura, la compagine è protagonista di due nuove produzioni operistiche, Ermione e Bianca e Falliero, e dell’esecuzionein forma di concerto del Viaggio a Reims, a celebrazione del 40o anniversario della sua prima esecuzione in tempi moderni al ROF 1984.

Il Festival si apre il 7 agosto all’Auditorium Scavolini, nuovo spazio teatrale all’interno del PalaFestival, con Bianca e FallieroLo spettacolo è ripreso da Rai Cultura che lo trasmette in prima serata su Rai5 alle 21.15.Sul podio dell’OSN Rai Roberto Abbado.

Sul palcoscenico Jessica Pratt (Bianca), Aya Wakizono (Falliero), Dmitry Korchak (Contareno), Giorgi Manoshvili (Capellio), Nicolò Donini (Priuli), Carmen Buendía (Costanza), Dangelo Díaz (Cancelliere), Claudio Zazzaro (Ufficiale/Usciere). Con loro il Coro del Teatro Ventidio Basso. Il nuovo spettacolo è affidato a Jean-Louis Grinda, con Rudy Sabounghi per scene e costumi e Laurent Castaingt alle luci. Repliche l’11, 14 e 19 agosto.

La seconda nuova produzione del Festival, Ermione, va in scena il 9 agosto alla Vitrifrigo Arena. Sul podio dell’OSN Rai Michele Mariotti. Protagonisti Anastasia Bartoli nel ruolo del titolo, affiancata da Victoria Yarovaya (Andromaca), Enea Scala (Pirro), Juan Diego Flórez (Oreste), Antonio Mandrillo (Pilade), Michael Mofidian (Fenicio), Martiniana Antonie (Cleone), Paola Leguizamón (Cefisa) e Tianxuefei Sun (Attalo). Il coro è quello del Teatro Ventidio Basso. La messinscena è a cura di Johannes Erath, con scene di Heike Scheele, costumi di Jorge Jara, video di Bibi Abel e luci di Fabio Antoci. Repliche il 13, 17 e 20 agosto. 

Chiude il cartellone, il 23 agosto all’Auditorium Scavolini, l’esecuzione in forma di concerto del Viaggio a Reimscon l’OSN Rai diretta daDiego Matheuz e il Coro del Teatro Ventidio Basso. Il cast è composto da Vasilisa Berzhanskaya (Corinna), Maria Barakova (Marchesa Melibea), Nina Minasyan(Contessa di Folleville), Karine Deshayes (Madama Cortese), Jack Swanson (Cavalier Belfiore), Dmitry Korchak (Conte di Libenskof), Mihael Mofidian (Lord Sidney), Erwin Schrott (Don Profondo), Nicola Alaimo (Barone di Trombonok), Vito Priante (Don Alvaro), Alejandro Baliñas (Don Prudenzio), Tianxuefei Sun (Don Luigino), Paola Leguizamón (Delia), Martiniana Antonie (Maddalena), Vittoriana De Amicis (Modestina), Nicolò Donini (Antonio), Jorge Juan Morata (Zefirino/Gelsomino).

IL BARBIERE DI SIVIGLIA. Sabato 6 luglio, alle 21.15. Il mese di luglio si apre con i titoli più amati del 101° Arena di Verona Opera Festiva

Il mese di luglio si apre con i titoli più amati del 101° Arena di Verona Opera Festival, anticipando di un quarto d’ora l’inizio degli spettacoli. Venerdì 5 luglio, alle ore 21.15, debutta Carmen, mentre sabato 6 e domenica 7 vanno in scena rispettivamente Il Barbiere di Siviglia e Aida, entrambi con nuovi artisti nel cast.

IL BARBIERE DI SIVIGLIA. Sabato 6 luglio, alle 21.15, si rinnova la vivace festa rococò nel grande giardino firmato da Hugo De Ana per il capolavoro di Rossini, un labirinto di siepi e rose rosse che diventano magici set interni ed esterni per la vicenda. L’astuto barbiere Figaro aiuterà il Conte di Almaviva, in incognito a Siviglia, a conquistare la bella Rosina, tenuta prigioniera dal vecchio tutore Bartolo, con la complicità dei servi e di Basilio, maestro di musica.

Nei panni del protagonista Nicola Alaimo, applaudito al gala in mondovisione del 7 giugno, fa il suo esordio stagionale così come il Conte del tenore Dmitry Korchak e il Bartolo del baritono-buffo Misha Kiria. Si conferma l’apprezzata Vasilisa Berzhanskaya come Rosina mentre, per una sola eccezionale serata, il perfido Basilio è interpretato dal giovane Riccardo Fassi. Completano il cast Marianna Mappa, Nicolò Ceriani e Domenico Apollonio. Ad accompagnare i frizzanti recitativi e a dirigere Orchestra e Coro di Fondazione Arena, il maestro ellenico George Petrou.

AIDA. Domenica 7 luglio, alle 21.15, l’opera regina dell’Arena chiude la settimana, alla quinta recita dell’originale allestimento “di cristallo” creato per il 100° Festival da Stefano Poda, regista vincitore del Premio Abbiati della critica musicale italiana per il miglior spettacolo 2023. Accanto alla protagonista, Maria José Siri, fa il suo debutto stagionale il mezzosoprano Clémentine Margaine nei panni della principessa Amneris, rivale in amore di Aida. Al centro è Radames, generale egizio, qui interpretato dal tenore Yusif Eyvazov, già applaudito in Turandot. Tornano Igor Golovatenko come Amonasro, re etiope e padre di Aida, e Rafał Siwek come gran sacerdote Ramfis, mentre esordisce il basso Marko Mimica come Re degli egizi. Completano la locandina Francesca Maionchi (sacerdotessa) e Riccardo Rados (messaggero). L’alternanza nel cast internazionale tocca anche il podio: per la prima di due serate, dirige il Maestro Alvise Casellati. Ai complessi artistici di Fondazione Arena, per la visionaria messinscena si aggiunge il lavoro di oltre trecento fra mimi, figuranti, minori, Ballo e Tecnici, a ricreare un Egitto sospeso tra simboli antichi e materiali innovativi, alta moda e arte contemporanea, giochi di luce e inedite trasparenze che valorizzano le linee stesse dell’Anfiteatro, in un viaggio dantesco dalla guerra alla pace.

Michele Mariotti porta per la prima volta alla Scala Guillaume Tell in originale francese.  

Chiara Muti debutta al Piermarini

Protagonisti Michele Pertusi, Salome Jicia e Dmitry Korchak.

Pochissimi i posti rimasti per le sei rappresentazioni dell’opera dal 20 marzo al 10 aprile

ma il 6 aprile c’è la diretta su LaScalaTv

Dal 20 marzo al 10 aprile Michele Mariotti dirige al Teatro alla Scala sei rappresentazioni di Guillaume Tell di Gioachino Rossini con la regia di Chiara Muti al debutto scaligero, le scene di Alessandro Camera, i costumi di Ursula Patzak, le luci di Vincent Longuemare e la coreografia di Silvia Giordano.

Nella parte di Tell Michele Pertusi torna a Rossini dopo il trionfo verdiano nei panni di Filippo II lo scorso 7 dicembre; Dmitry Korchak è Arnold e Salome Jicia debutta al Piermarini come Mathilde.

Le danze saranno interpretate dagli allievi della Scuola di ballo dell’Accademia Teatro alla Scala.

L’opera, che manca dal 1988 quando fu diretta da Riccardo Muti in una produzione di Luca Ronconi, ricordata per l’uso allora nuovissimo delle proiezioni in scena, è presentata per la prima volta alla Scala in versione originale francese nell’edizione critica a cura di Elizabeth Bartlet, pubblicata nel 1992 dalla Fondazione Rossini di Pesaro. Sarà eseguita in forma pressoché integrale, con pochi piccoli tagli per esigenze dello spettacolo. Saranno omessi il pas de deux nei ballabili dell’Atto I, l’aria di Jemmy e una sezione del pas de soldats nell’Atto III. Le danze saranno eseguite tutte e si ascolterà il trio Mathilde-Jemmy-Hedwige nel Finale dell’Atto IV.

La rappresentazione del 26 marzo registra il tutto esaurito, per le altre restano pochissimi posti disponibili. Sarà però possibile seguire lo spettacolo su LaScalaTv: la rappresentazione del 6 aprile sarà trasmessa in diretta e resterà visibile fino al 12 aprile.

Considerata la durata dell’opera, le introduzioni all’ascolto prima di ogni rappresentazione – curate dal professor Claudio Toscani – saranno abbreviate e si terranno nel Ridotto dei Palchi alle ore 18.

“Rossini – spiega Michele Mariotti nell’intervista a Barbara Narici inclusa nel numero di marzo della Rivista del Teatro – ha dimostrato di saper abbracciare uno stile, intendo lo stile romantico, che non era all’epoca ancora esploso. Tell non è un’opera romantica ma piuttosto pre-romantica, caratterizzata da un colore diverso. In questi anni ho lavorato molto sullo strumento sonoro, sul colore orchestrale. In quest’opera c’è un nuovo respiro, un nuovo colore, e c’è una presenza della natura stupefacente, che abbiamo visto solo nella Donna del lago. Le esperienze che ho fatto negli ultimi anni vanno in questa direzione. Non snaturerò il Tell, non lo farò diventare un’opera romantica. Per esempio, l’aria di Arnold dell’Atto IV ‘Asile héréditaire’ ha un’orchestrazione diversa da tutto il resto dell’opera e corrisponde all’evoluzione del personaggio. In principio ad Arnold poco interessa la patria, la lotta: è essenzialmente innamorato di Mathilde, e vuole amarla a dispetto dello scontro politico e della differenza di status sociale. È la morte del padre a far sì che egli si accenda e che si dichiari pronto a combattere per vendicarlo; per questo l’aria ha carattere diverso da tutto il resto dell’opera. Non sono d’accordo nel vedere Arnold come un tenore eroico, per me rimane un innamorato. C’è poi il Trio delle donne nell’Atto IV, importante in quanto mette in luce un altro tema, che è il senso di appartenenza, l’attaccamento alle proprie radici, l’amore, oltre alla solidarietà tra Mathilde ed Hedwige, moglie di Tell. Un trio di donne è una rarità, un gioiello, presente solo nell’Orfeo ed Euridice di Gluck e nel Rosenkavalier di Strauss”.

20, 23, 26 marzo; 3, 6, 10 aprile 2024

Gioachino Rossini

GUILLAUME TELL

Opéra in quattro atti

Libretto di Étienne de Jouy e Hippolyte-Louis-Florent Bis

Edizione critica della Fondazione Rossini di Pesaro

in collaborazione con Casa Ricordi, Milano

Nuova produzione Teatro alla Scala

Direttore MICHELE MARIOTTI

Regia CHIARA MUTI

Scene alessandro camera

Costumi ursula patzak

Luci vincent longuemare

Coreografia silvia giordano

Personaggi e interpreti

Guillaume Tell              Michele Pertusi

Arnold Melchtal            Dmitry Korchak

Mathilde                      Salome Jicia

Walter Fürst                  Nahuel Di Pierro

Melchtal                      Evgeny Stavinsky

Gessler                         Luca Tittoto

Jemmy                        Catherine Trottmann

Hedwige                     Géraldine Chauvet

Rodolphe                    Brayan Ávila Martinez

Leuthold                     Paul Grant

Ruodi                          Dave Monaco

Un chasseur                 Huanhong Li*

Orchestra e Coro del Teatro alla Scala

Maestro del Coro Alberto Malazzi

Allievi della Scuola di Ballo dell’Accademia Teatro alla Scala

*Allievo dell’Accademia Teatro alla Scala

Date:

Mercoledì 20 marzo 2024 ore 18.30 ~ Turno Prime Opera

Sabato 23 marzo 2024 ore 18.30 ~ Turno D

Martedì 26 marzo 2024 ore 18.30 ~ Turno A

Mercoledì 3 aprile 2024 ore 18.30 ~ Turno B

Sabato 6 aprile 2024 ore 18.30 ~ Fuori abbonamento

Mercoledì 10 aprile 2024 ore 18.30 ~ Turno C

Prezzi: da 250 a 30 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

Lo spettacolo

Per Chiara Muti, intervistata da Biagio Scuderi per La Scala – Rivista del Teatro, Guillaume Tell è “una storia di portata biblica; Guillaume è il puro, l’uomo visionario che non ammette il vizio, è un eroe suo malgrado perché, per lui, la morale e il rispetto vengono prima di ogni cosa. Non è così per tutti gli altri, non è così per Gessler che rappresenta il male. Nell’impaginare la drammaturgia mi sono fatta trasportare da Metropolis di Fritz Lang. Mi sono chiesta: qual è la libertà che stiamo perdendo? E ho realizzato che ci stiamo auto-asservendo, senza accorgercene, a un meccanismo che ci imporrà sempre di più regole assurde e disumane che tutti accetteremo per quieto vivere. Lo vedo nelle nuove generazioni, col naso giù per terra, fisicamente prostrati al suolo, non guardano più il cielo ma solo questi orrendi mezzi di comunicazione che ci stanno chiudendo al mondo e la cui luce del display è come il sorriso di Narciso, più lo guardi e più finisci nell’abisso senza rendertene conto”.

Tell alla Scala

Guillaume Tell, opera monumentale, subì tagli e modifiche già nel corso delle prove e delle prime rappresentazioni seguite al battesimo avvenuto all’Opéra di Parigi il 3 agosto 1829. La prima scaligera risale al 26 dicembre 1836 in una versione italiana profondamente modificata: per l’inaugurazione della stagione di Carnevale e Quaresima va in scena per ben 32 rappresentazioni Vallace, “melodramma tragico di Calisto Bassi, composto sulla musica del Guglielmo Tell del Maestro Cavaliere Rossini”. Sempre la versione del Bassi ma con il titolo Guglielmo Tell torna nel 1845, 1858, 1860, 1867, 1881 (con la direzione di Franco Faccio), 1899 (diretto da Toscanini con Francesco Tamagno come Arnoldo), 1930 (direttore Giuseppe del Campo, con Giacomo Lauri Volpi come Arnoldo, Benvenuto Franci come Tell e Lila Bruna Rasa come Matilde), 1939 (sul podio Gino Marinuzzi). Memorabile anche l’edizione diretta da Francesco Molinari Pradelli nel 1965 e ripresa nel 1966, con Gianni Raimondi, Giangiacomo Guelfi e Ilva Ligabue nelle parti principali, la regia di Sandro Bolchi e le scene di Salvatore Fiume. Guglielmo Tell torna in scena per l’ultima volta in italiano per l’inaugurazione della Stagione 1988/89 con la direzione di Riccardo Muti e una fastosa produzione firmata da Luca Ronconi con scene di Gianni Quaranta e costumi di Vera Marzot: in palcoscenico Chris Merritt, Giorgio Zancanaro e Cheryl Studer.

I Cantori di Posillipo chiudono il Natale di Ravello

I Cantori di Posillipo con il loro “Natale nel mondo” hanno chiuso gli appuntamenti del cartellone organizzato dalla Fondazione Ravello in occasione delle festività natalizie. Partito lo scorso 16 dicembre, il Festival d’inverno della Città della Musica ha avuto come protagonisti, tra gli altri, Paolo Fresu, Vittorio Grigolo, Peppe Servillo, Ambrogio Sparagna, Francesco Ivan Ciampa, Dmitry Korchak, Jessica Pratt, Maurizio de Giovanni ed Eduardo De Crescenzo. Nove gli appuntamenti tra l’Auditorium Oscar Niemeyer, Villa Rufolo, il Duomo di Scala e il Teatro San Carlo di Napoli che hanno riscosso un notevole successo.

L’ultimo atto, come detto, con i Cantori di Posillipo, fondati da Ciro Visco, realtà che ha gradualmente conquistato una credibilità di notevole rilievo anche a livello nazionale. Sul parquet dell’Auditorium Niemeyer i 25 orchestrali e i 50 coristi diretti da Gaetano Raiola hanno eseguito celebri pagine di musica sacra d’autore alternate a tradizionali carols natalizi: da Adeste fideles, Cantique de Nöel, El Nacimiento, La Peregrinacion fino a Stille Nacht, Joy to the world e Amazing grace e Salve Maria di Mercadante passando per Benedictus, What Child is this e Agnus Dei di Bizet e Halleluja di Händel. Voce solista quella del soprano Mariagrazia De Luca che ha impreziosito la serata. (ph f.trocino)

Grande successo nella Città della musica per il tradizionale Concerto di Capodanno organizzato dalla Fondazione Ravello

Sold out nella Città della musica per il tradizionale Concerto di Capodanno organizzato dalla Fondazione Ravello che ha salutato l’inizio del nuovo anno. La mattinata uggiosa non ha scoraggiato il pubblico che ha gremito l’Auditorium Oscar Niemeyer. Sul palco l’Orchestra Filarmonica G. Verdi di Salerno guidata da Francesco Ivan Ciampa, direttore da tempo affermatosi presso i teatri più importanti del mondo.

Il Maestro ha diretto due delle voci più interessanti e ricercate del panorama lirico internazionale, al loro debutto in Città: quella del tenore Dmitry Korchak, interprete dal fraseggio accurato e raffinato e del soprano Jessica Pratt considerata una delle principali interpreti odierne del repertorio più impegnativo del Belcanto. Il programma scelto per l’occasione ha alternato arie d’opera a sinfonie. Dopo l’inno di Mameli eseguita la Sinfonia dal Guglielmo Tell di Rossini che ha fatto da prologo ad un trittico di pagine verdiane: le arie “È strano…Follie! Follie!… Sempre libera” e “Lunge da lei…De’ miei bollenti spiriti” e il Coro di Zingarelle e Mattadori da La Traviata nel quale il Coro del Teatro Verdi di Salerno diretto da Francesco Aliberti ha dato il meglio di sé. Fuori programma, prima del “Va pensiero”, il coro dal Nabucco “Gli arredi festivi”, denuncia dei conflitti purtroppo in atto.

Nelle quasi due ore di concerto, omaggio alla tradizione dei concerti di Capodanno, il Maestro Ciampa, modificando il programma annunciato alla vigilia, ha scelto di eseguire diversi brani tipici del repertorio tra i quali “Sul bel Danubio blu”, la Tritsch-Tratsch Polka e la “La marcia di Radetzky” di Strauss, accompagnata dal pubblico con l’usuale battito di mani. Nella scaletta della Pratt Glitter and Be Gay da Candide di Bernstein, pagina molto impegnativa eseguita meravigliosamente. Korchak, anche lui all’altezza, ha confermato la sua fama in particolare nei passaggi più sentiti. Nel ricamare il concerto Ciampa ha bilanciato la presenza di tutte le componenti, coro, orchestra, solisti, creando un intrattenimento piacevole e ricco di imprevisti live nell’interazione degli artisti.

Tanti applausi, e standing ovation finale per i protagonisti.

Il Capodanno di Ravello è in Musica

Nella Città della musica a salutare il nuovo anno e a chiudere idealmente la programmazione del 2023 il Concerto di Capodanno.

L’appuntamento con l’oramai tradizionale brindisi in musica per festeggiare il nuovo anno è per le 12 del 1° gennaio, con l’Orchestra Filarmonica G. Verdi di Salerno guidata da Francesco Ivan Ciampa, direttore da tempo affermatosi presso i teatri più importanti del mondo. Il Maestro dirigerà due delle voci più interessanti e ricercate del panorama lirico internazionale, per la prima volta in città: quella del tenore Korchak, interprete dal fraseggio accurato e raffinato e del soprano Jessica Pratt considerata una delle principali interpreti odierne del repertorio più impegnativo del Belcanto. I solisti calcheranno il parquet del Niemeyer affiancati dal Coro del Teatro Verdi di Salerno diretto da Francesco Aliberti.

Il concerto, infatti, prevede un programma ideato per l’occasione che alternerà arie d’opera e sinfonie, da Verdi, Donizetti e Bellini fino a Offenbach e Saint-Saëns.

l’aria “Qui la voce sua soave… Vien, diletto, e in ciel la luna” e da Les contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach l’aria, “Les oiseaux dans la charmille”. A completare il programma la Sinfonia da Guglielmo Tell di Gioachino Rossini e il Baccanale daSansone e Dalila di Camille Saint-Saëns.

Di Giuseppe Verdi saranno eseguite alcune arie celebri da Traviata, “È strano…Follie! Follie!… Sempre libera”, “Lunge da lei…De’ miei bollenti spiriti” e il Coro di Zingarelle e Mattadori; da Rigoletto, “La donna è mobile” e il “Va pensiero” dal Nabucco; da L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti le arie “Esulti pur la barbara” e “Una furtiva lagrima” mentre da Lucia di Lammermoor il duetto “Lucia, perdona”; da I puritanidi Vincenzo Bellini

I biglietti sono acquistabili online e al boxoffice di Piazza Duomo a Ravello. Ricordiamo che la Fondazione Ravello promuove la musica tra i giovani under 25 mettendo a disposizione biglietti a tariffa agevolata (10 euro) per tutti gli eventi fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Su www.ravellofestival.com tutte le info.

Boxoffice: tel. 089 858422 – boxoffice@ravellofestival.com   

Lunedì 1° gennaio 2024

Auditorium Oscar Niemeyer, ore 12.00

Concerto di Capodanno

Orchestra Filarmonica G. Verdi di Salerno

Direttore Francesco Ivan Ciampa

Coro del Teatro G. Verdi di Salerno

Direttore del coro Francesco Aliberti

Jessica Pratt, soprano

Dmitry Korchak, tenore

Musiche di Verdi, Donizetti, Saint-Saëns, Bellini, Offenbach

Posto unico € 20

Programma

Gioachino Rossini

Guglielmo Tell, Sinfonia


Giuseppe Verdi

La traviata

“È strano…Follie! Follie!… Sempre libera”

“Lunge da lei…De’ miei bollenti spiriti”

Coro di Zingarelle e Mattadori

Gaetano Donizetti

L’elisir d’amore, “Esulti pur la barbara”


Camille Saint-Saëns

Sansone e Dalila, Baccanale

Giuseppe Verdi

Rigoletto, “La donna è mobile”

Vincenzo Bellini

I puritani, “Qui la voce sua soave… Vien, diletto, e in ciel la luna”

Gaetano Donizetti

L’elisir d’amore, “Una furtiva lagrima”

Jacques Offenbach

Les contes d’Hoffmann, “Les oiseaux dans la charmille”

Giuseppe Verdi

Nabucco, “Va pensiero”

Gaetano Donizetti

Lucia di Lammermoor, duetto “Lucia, perdona”

In scena al Teatro di San Carlo una nuova produzione di Maometto secondo rara opera “napoletana” di Gioachino Rossini

Con la direzione di Michele Mariotti e la regia di Calixto Bieito

Domenica 29 ottobre ore 17

Maometto secondo di Gioachino Rossini, titolo conclusivo della Stagione d’opera 2022-2023 del Teatro di San Carlo, debutta al Lirico di Napoli domenica 29 ottobre alle ore 17 con la direzione di Michele Mariotti e la regia di Calixto Bieito, regista spagnolo per la prima volta al Massimo napoletano.

In scena fino al 5 novembre, questa nuova produzione del Teatro di San Carlo avrà le scene di Anna Kirsch, i costumi di Ingo Krügler e le luci di Michael Bauer.

Nel cast vocale Dmitry Korchak (Paolo Erisso), Vasilisa Berzhanskaya (Anna), Varduhi Abrahamyan (Calbo), Li Danyang (Condulmiero), Roberto Tagliavini (Maometto II) e Andrea Calce (Selimo).

Michele Mariotti sarà alla guida di Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo (quest’ultimo preparato dal Maestro aggiunto del Coro Vincenzo Caruso).

Calixto Bieito nato a Miranda de Ebro (Spagna), vive a Basilea. Il Pierrot lunaire di Schönberg è stata la sua prima opera per il teatro musicale, seguito dalla Carmen al Festival di Peralada. Il Macbeth a Salisburgo nel 2001, l’Amleto a Edimburgo nel 2002 e diversi allestimenti ad Hannover sono stati seguiti da una produzione molto controversa di Die Entführung aus dem Serail alla Komische Oper di Berlino nel 2004. Queste produzioni hanno rapidamente consolidato la sua fama e notorietà come uno dei più importanti registi europei, acclamato e odiato con zelo e ardore. Nel dramma così come nell’opera è uno spirito di contemporaneità senza compromessi che segna l’approccio teatrale di Calixto Bieito. Visioni di alta tensione ed energia portano direttamente al centro del dramma e dei conflitti.

La partitura di Maometto secondo fu scritta per il Teatro di San Carlo nel 1820 quando Rossini ne era il direttore artistico e dopo un’unica ripresa nella stagione 1825-26 non è mai più stata rappresentata a Napoli. Si tratta dunque di un’occasione importante anche perché sarà utilizzata per la prima volta l’edizione critica preparata dalla Fondazione Rossini di Pesaro.  

Sabato 28 ottobre alle ore 18 nel Foyer – Salone degli Specchi, l’opera sarà presentata a cura di Ilaria Narici (direttrice scientifica della Fondazione Rossini di Pesaro e curatrice dell’edizione critica) con la partecipazione dell’esperto rossiniano Sergio Ragni, nella serie “Lezioni d’opera” curata da  Dinko Fabris, responsabile scientifico del dipartimento comunicazione del Teatro di San Carlo. (ingresso libero)