LA BOHÈME, IN UN NUOVO ALLESTIMENTO AL TEATRO REGIO DI PARMA

L’opera di Giacomo Puccini,

nella nuova produzione firmata da Marialuisa Bafunno, vincitrice del bando rivolto a team creativi under 35.

Riccardo Bisatti sul podio della Filarmonica di Parma, della Banda degli Allievi del Conservatorio Peri-Merulo, del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani, e del Coro di voci bianche del Teatro Regio preparato da Massimo Fiocchi Malaspina.

Protagonisti Atalla Ayan (Rodolfo), Roberto Lorenzi (Schaunard), Eugenio Maria Degiacomi (Benoit, Alcindoro), Roberta Mantegna (Mimì), Aleksei Kulagin (Colline), Maria Novella Malfatti (Musetta), Francesco Congiu (Parpignol), Angelo Lodetti (Sergente dei doganieri), Matteo Mazzoli (Doganiere), Matteo Nonni (Venditore ambulante).

Teatro Regio di Parma

4, 6, 10, 12 aprile 2025

La Bohème di Giacomo Puccini, scene liriche in quattro quadri sul libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa dal romanzo Scène de la vie de Bohème di Henri Murger, va in scena al Teatro Regio di Parma venerdì 4 aprile alle ore 20.00 (recite domenica 6 aprile ore 15.30, giovedì 10 aprile ore 20.00, sabato 12 aprile ore 17.00) nel nuovo allestimento coprodotto da Teatro Regio di Parma, OperaLombardia e iTeatri di Reggio Emilia, firmato dalla regista e costumista Marialuisa Bafunno, dalla scenografa Eleonora Peronetti, dal light designer Gianni Bertoli e dal coreografo Emanuele Rosa, vincitori del bando rivolto a team creativi under 35 per promuovere la professionalità e creatività di giovani artiste e artisti e stimolare un approccio progettuale che valorizzi temi di accessibilità e sostenibilità, realizzato dal circuito di OperaLombardia, in collaborazione con Opera Europa, con il sostegno di Ministero della Cultura. Anche il podio sarà under 35, con Riccardo Bisatti per la prima volta al Regioalla direzione della Filarmonica di Parma, della Banda degli Allievi del Conservatorio Peri-Merulo, del Coro del Teatro Regio di Parma,maestro del coro Martino Faggiani, e del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma preparato da Massimo Fiocchi Malaspina. Protagonisti Atalla Ayan (Rodolfo, per la prima volta al Regio), Roberto Lorenzi (Schaunard, per la prima volta al Regio), Eugenio Maria Degiacomi (Benoit, Alcindoro), Roberta Mantegna (Mimì), Alessandro Luongo (Marcello), Aleksei Kulagin (Colline), Maria Novella Malfatti (Musetta, per la prima volta al Regio, che sostituisce l’annunciata Juliana Grigoryan), Francesco Congiu* (Parpignol), Angelo Lodetti (Sergente dei doganieri), Matteo Mazzoli (Doganiere), Matteo Nonni (Venditore ambulante). *già allievo dell’Accademia Verdiana.

“La Bohème, opera perfetta nella forma e nella sintesi – scrive il direttore artistico del Teatro Regio Alessio Vlad. La si conosce benissimo, nota per nota, momento per momento, eppure prende e commuove sempre, come se la si vedesse la prima volta. Modernissima e attualissima nel meccanismo teatrale, nella costruzione musicale, nell’orchestrazione, ma eterna e fuori da qualsiasi definizione temporale nella rappresentazione della vita e dei sentimenti. Esaltazione della giovinezza, delle speranze, della purezza idealizzata dell’amore e della tragicità della vita. La morte della piccola fioraia diventa la rappresentazione assoluta di una tragedia che è di tutti, senza distinzioni. Nello stesso modo l’amicizia, la gelosia, l’illusione, la generosità vengono trasfigurati in una dimensione ideale e assoluta in cui tutto ciò che apparentemente è piccolo diventa grande e ancora più grande perché ci appartiene. Opera della giovinezza e anche per questo affidata ad una squadra di giovanissimi pieni di talento e di energia: dal direttore d’orchestra, 25 anni, Riccardo Bisatti, ai responsabili dell’allestimento, tutti sotto i 35 anni, vincitori di un concorso internazionale dedicato all’allestimento di quest’opera, alla compagnia di cantanti che vede affiancati artisti giovani, ma di consolidata esperienza ad altri che si stanno da poco affacciando alla carriera. Grazie a tutti loro il Teatro guarda avanti e, credendo nel futuro e sostenendo le nuove generazioni, assolve al primo tra i suoi tanti doveri”.

“L’azione di Bohème è rapida e musicalmente legata da una serie di temi conduttori che creano la struttura e tengono insieme la storia – scrive il direttore Riccardo Bisatti. Nell’affrontare una partitura così complessa è necessario innanzitutto partire dal meraviglioso libretto di Illica e Giacosa e successivamente immergersi nelle dettagliatissime indicazioni offerte da Puccini stesso. Il compositore è meticolosissimo nell’indicare le varie sfumature agogiche e dinamiche che il direttore ha il compito di far risaltare in tutta la loro potenza ed intensità. Un’opera caratterizzata non solo dalla tragedia, ma anche dalla commedia; numerosi sono gli episodi in cui il pubblico si lascia andare alla risata nel vedere le azioni dei personaggi. La Bohème è un’opera simmetrica: il primo quadro è imparentato con il quarto sia dal punto di vista di ambientazione sia musicale. A tali quadri vengono contrapposti un secondo di grande massa e movimento e un terzo più descrittivo nella prima parte e nella seconda parte preparatorio alla tragedia dell’ultimo quadro. I personaggi declamano su un tessuto orchestrale, a volte usano il puro parlato oppure, come all’inizio del terzo quadro, questa espressione si unisce alla pittura sonora del paesaggio della Barrière d’Enfer. Quello che colpisce nella Bohème è l’economia nell’uso dei materiali musicali da parte di Puccini: stessi materiali possono essere variati nell’agogica, nel ritmo, nell’armonia e assumono significati completamente diversi. Quando ho affrontato per la prima volta un capolavoro come questo è stato per me un sogno che si è realizzato. Scoprire ogni dettaglio con i cantanti e la regista, un lavoro entusiasmante che si può realizzare solo con un vero gioco di squadra e puro amore verso il teatro”.

“Nella Bohème–la scatola dei ricordi, la vicenda si svolge attraverso gli occhi di un Rodolfo anziano, un artista che arriva dal futuro e ritrova una scatola di latta contenente alcuni oggetti del periodo più felice della sua giovinezza – scrive la regista e costumista Marialuisa Bafunno. Una cuffietta rosa, un quaderno di poesie, una candela profumata, una fotografia sbiadita diventano il filo conduttore per un viaggio nel tempo, riportando Rodolfo alla “bella età d’inganni e d’utopie”. Il ricordo non vive solo nella sua mente ma si materializza sul palcoscenico: una grande scatola si apre svelando “la soffitta” dove il giovane Rodolfo vive la sua vita da bohémien. La scatola non è un semplice elemento scenico, ma il cuore pulsante della narrazione: un confine sottile tra passato e presente, tra memoria e realtà. Gli spazi che si aprono al suo interno sono abbozzati, frammentati come ricordi sbiaditi dal tempo, e come essi oscillano tra momenti realistici e visioni oniriche. Rodolfo, Marcello, Colline e Schaunard vivono in uno spazio di aggregazione, un misto tra laboratorio, studio e loft e coltivano il sogno di una vita condivisa, in balìa del presente e di tutte le sue contraddizioni. I personaggi rappresentano degli “archetipi” del nostro tempo: Marcello è uno street artist che affigge stencil e si trova irresistibilmente attratto da Musetta, un’aspirante ballerina influencer. Colline, oltre a studiare filosofia all’università, si impegna attivamente in un collettivo ambientalista, mentre Schaunard, violinista di giorno, sogna di esibirsi come drag queen di notte. Il giovane Rodolfo è la figura più romantica del gruppo, affascinato da un’idea nostalgica del passato. Si innamora di Mimì, una bellezza pura e antica, che sembra provenire da un’epoca remota. Ognuno di loro si scontra, a modo suo, con una profonda paura che attraversa l’intera opera, diventando il simbolo di un’intera generazione. È la paura del futuro, un sentimento che permea ogni scelta dei protagonisti, sempre alla ricerca del proprio posto nel mondo e della propria strada. In un mondo che spesso sembra ostile e pronto a sabotarli, questa paura offusca le menti e annebbia i giudizi. La neve cade e si posa sui ricordi di un Rodolfo ormai anziano, che affronta solitario il lungo cammino per perdonarsi il grave errore della gioventù: non essere stato vicino alla persona amata nel momento del bisogno. Nel frattempo, tenta disperatamente di cambiare il suo passato, ma non perde l’occasione di accarezzare ancora una volta la sua dolce Mimì. Resta solo uno spazio addobbato a festa dalla sera precedente, qualche bottiglia vuota, un mucchio di neve e la fine di un’epoca”.

“Che poi La Bohème sia musicalmente cucinata in salsa di Falstaff è cosa ben nota – scrive lo storico della musica Giuseppe Martini – ed evidente nella continua adesione allo scorrere dell’azione di una musica cangiantissima che per frammenti si compone e si scompone e si ricompone, musica che senza mai descrivere è densa di significato. Puccini salta cioè il Verdi “aidiano” che lo aveva entusiasmato (ma a diciott’anni, e in mezzo già d’acqua n’era passata) e pure quello otellesco statuario e ridondante da lui lontanissimo, e trova in Falstaff la ricetta per mescolare i modi musicali più disparati, da Wagner al café-concert, fuorché quello verista con cui niente aveva a che spartire: il realismo pucciniano è solo un punto di partenza, l’arredo di un mondo popolato di situazioni e di cose che sanno di poesia e portano a una commozione sorgiva, senza filtri, quella che si prova da bambini, cioè quello di cui il pubblico di quel tempo non sapeva ancora di avere bisogno. Non lo sapeva perché fu Puccini a farglielo scoprire. Il “puccinismo” è nato lì, captandogli umori nell’aria, e infatti parecchi anche fra i critici ci furono che all’indomani della prima torinese alla Bohème preconizzarono vita corta. Perché? Perché erano nientemeno che orfani dei wagnerismi di Manon Lescaut. “Wagnerismo” che in Italia era un parolone magico per dire opera moderna, cioè temi conduttori e fluire musicale, pensa un po’. Visto com’è andata a finire – oggi LaBohème è la quinta opera più rappresentata al mondo – verrebbe voglia a questo punto di mandare all’aria tutti i discorsi da manualetto, che pur son cose che van dette, e spingere l’immaginazione a quei giorni fra gennaio e febbraio del 1896 quando si preparava il debutto al Regio di Torino e Puccini voleva il cast di stelle, e Ricordi glielo negò perché non riteneva fosse il caso, e il pubblico che arrivò addirittura a criticare i manifesti di Adolf Hohenstein – ci si attacca sempre a tutto, come oggi – e Illica gli preparò i cantanti facendogli fare gli attori così bene da smontare persino le perplessità di Puccini sul tenore. Evan Gorga – Evan sta per Evangelista, era ciociaro – si presentava da tenorino di grazia di quelli che il Rodolfo di Caruso avrebbe spazzato via, un tenorino che Puccini considerava una capra, ma fu così scenicamente credibile da arrivare a entusiasmarlo. Fu cioè l’immagine dell’interprete che nella Bohème si fonde alla sua musica asciutta, a uno stile personalissimo che permise a Puccini, di colpo e inaspettatamente, di farsi carico dei malesseri collettivi, che è in fondo il compito di ogni arte. Malesseri di un’Italia che cercava goffamente di compensare con le imprese coloniali il disagio di una società divisa fra chi per sopravvivere si aggrappava alle barricate e chi nei nuovi tram elettrici si compiaceva del proprio benessere in una pletorica fiducia per la tecnologia e il progresso. Anche Puccini se n’era compiaciuto, di quel progresso. Poco prima si era appassionato per “il bicicletto”, con entusiasmo sproporzionato, pare, alla sua capacità di maneggiarlo. Da lì a poco passerà, più o meno sciaguratamente, alle automobili. Ma qui, più che fiducia nel progresso, è segnale di una fuga in una dimensione autarchica e consolante, come lo scanzonato “Club La Bohème” allestito in tempi non sospetti sul lago di Massaciuccoli con un manipolo d’artisti amici. Molto somiglia a quei tempi il nostro, e non è questione di gioventù che si dissolve: bastano la delusione del nuovo, l’apatia di un mondo senz’anima, il rimpianto di quando c’era l’entusiasmo. Puccini l’ha detto con la corda musicale più ombrosa e delicata dell’opera italiana, e per questo La Bohème è ancora fra noi, senza che le si debba cambiare una virgola”.

PRIMA CHE SI ALZI IL SIPARIO

Un approfondimento sul compositore, la genesi dell’opera e il capolavoro letterario a cui si ispira, con l’esecuzione dal vivo dei brani più celebri: Prima che si alzi il sipario, ciclo di incontri a ingresso libero alle ore 17.00 al Ridotto del Teatro Regio di Parma, a cura di Giuseppe Martini, presenta La Bohème sabato 29 marzo 2025, con la partecipazione dei cantanti del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma Lee Eunhye (Mimì), Erika Kohira (Musetta), Li HaoJun, Zhao Xinran (Rodolfo), Haoran An (Colline), JeongWoo Lee (Marcello) accompagnati al pianoforte da Claudia De Natale e coordinati da Donatella Saccardi.

PROVA UNDER30 CON AFTERSHOW E PROVA APERTA

Nei giorni che precedono il debutto, sono aperte al pubblico la prova riservata agli under30 lunedì 31 marzo ore 20.00, al termine aftershow con aperitivo e dj set di Silvia Milani nelle sale del Ridotto, e la prova aperta al pubblico mercoledì 22 gennaio ore 20.00.

REGIOINSIEME

Diverse le iniziative realizzate in occasione del debutto de La Bohème per Regioinsieme, il progetto dedicato alle comunità sensibili del territorio, nato e sviluppato dal Regio per creare opportunità e rendere accessibili spettacoli, concerti, laboratori, percorsi ed esperienze formative, per fare ancora una volta del teatro e della musica occasioni concrete di inclusione, crescita, di benessere e di arricchimento.

Al Punto, il nuovo hub creativo del Comune di Parma in Piazza Garibaldi, uno spazio di informazione e aggregazione dedicato ai giovani e alle giovani under 35 per promuovere l’arte, mercoledì 26 marzo alle ore 18.30 l’incontro con Martino Dondi.

Saranno esposte nel foyer del Teatro Regio lunedì 31 marzo alle ore 20.00 in occasione della prova under 30 de La Bohème, le creazioni elaborare attraverso la pittura e altre forme espressive e realizzate dai giovani artisti dei Centri Giovani del Comune di Parma nell’ambito del percorso laboratoriale coordinato da Alessandro Scanu.

La rinnovata e accresciuta collaborazione del Teatro Regio di Parma con UICI, l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Parma, prosegue con le Conversazioni musicali con Laura Minto e il maestro Milo Martani, nella Sala Gandolfi al Teatro Regio di Parma lunedì 31 marzo 2025, ore 15.00: un incontro di carattere divulgativo per avvicinarsi a La bohème prossima al debutto, con la partecipazione di Marialuisa Bafunno e degli artisti che hanno aderito al Manifesto etico del Teatro Regio di Parma.

Nell’ambito del progetto L’Opera in Carcere, recentemente insignito del Premio Abbiati dall’Associazione Nazionale dei Critici Musicali, Gabriella Corsaro curatrice del laboratorio corale del Teatro Regio negli Istituti Penitenziari di Parma porterà in scena La Bohème sabato 5 aprile 2025 alle ore 11.00 (ingresso riservato, non aperto al pubblico), ove l’opera sarà interpretata dai 30 artisti del Coro dei detenuti e dagli artisti del cast in scena al Teatro Regio che hanno aderito al Manifesto etico del Teatro Regio di Parma, accompagnati al pianoforte da Milo Martani.

BIGLIETTERIA DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Biglietti da 10 a 110 euro. Agevolazioni e riduzioni sono rivolte a Under30, famiglie, lavoratori, neomaggiorenni, studenti e docenti, studenti universitari, gruppi, aziende. Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A 43121 Parma Tel. +39 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it

I biglietti sono disponibili online su www.teatroregioparma.it, senza costi di commissione. Orari di apertura: la Biglietteria del Teatro Regio di Parma è aperta da martedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00, il mercoledì e il venerdì dalle 16.00 alle 18.00 e un’ora e mezza prima dello spettacolo. In caso di spettacolo nei giorni di chiusura, da un’ora e mezza prima dello spettacolo. Chiuso il lunedì, la domenica e i giorni festivi.

La Notte della Lirica: stelle del belcanto, FVG Orchestra e Coro del Friuli Venezia Giulia insieme per una Festa della Musica dedicata al genio di Giacomo Puccini

Mercoledì 19 febbraio alle 20.30 appuntamento al Teatro Nuovo Giovanni da Udine

Il belcanto ritorna protagonista al Teatro Nuovo Giovanni da Udine con La Notte della Lirica. Gala d’opera pucciniano, in programma mercoledì 19 febbraio con inizio alle ore 20.30.

Appuntamento fra i più attesi della Stagione, il Gala d’opera pucciniano – quarto del Cartellone di Opera Operetta e Danza firmato dalla direttrice artistica Fiorenza Cedolins – riunirà sul grande palcoscenico del Teatro friulano oltre 140 musicisti fra maestri del coro, professori d’orchestra e solisti di caratura internazionale per quella che si preannuncia una spumeggiante festa della Musica.

A far riviverele meravigliose partiture di Giacomo Puccini saranno cinque grandi artisti del Belcanto, giovani e già affermati solisti di caratura internazionale: i soprano Mihaela Marcu e Ana Isabel Lazo, i tenori Antoni Lliteres e Francesco Congiu e il baritono Simone Piazzola. Accanto a loro, due eccellenze musicali della nostra Regione, la FVG Orchestra e il Coro del Friuli Venezia Giulia preparato dalMaestro Cristiano Dell’Oste, mentre sul podio troveremo il Maestro Roberto Gianola, Direttore Stabile del Teatro dell’Opera e Balletto di Izmir e per 9 anni anche Direttore Musicale del Teatro dell’Opera di Istanbul.

“La Notte della Lirica è un omaggio al genio di Giacomo Puccini ma anche all’Opera lirica in tutte le sue possibili espressioni, oggi dichiarata Patrimonio dell’Umanità – sottolinea la Direttrice Artistica Opera, Operetta e Danza Fiorenza Cedolins -. Accanto alle due nostre eccellenze musicali regionali spiccheranno le giovani voci soliste di cinque artisti che stanno riscuotendo grande successo sulle scene internazionali e che sicuramente sapranno emozionarci profondamente. Sarà una serata all’insegna della passione e della sensualità, con un bouquet di profumi italiani, francesi, mitteleuropei ed esotici: gli stessi che rendono uniche le meravigliose opere pucciniane nelle quali ritroviamo figure femminili eccezionali, siano esse dive o semplici donne del popolo,  e affascinanti personaggi maschili, principi e bohemien”.

Il programma della serata spazierà infatti dalle celebri arie tratte dai capolavori più frequentati di Giacomo Puccini che l’hanno fatto conoscere e apprezzare in tutto il mondo – La bohème, Tosca, Madama Butterfly, Turandot – a quelle appartenenti a suoi lavori meno noti ma altrettanto affascinanti e sorprendenti come Le Villi e La rondine. Per tutti coloro che avranno il piacere di ascoltarli dal vivo al Giovanni da Udine mercoledì 19 febbraio sarà soprattutto una grande festa della lirica, patrimonio mondiale Unesco che unisce tanti appassionati nel nome dell’Italia e delle sue universali bellezze artistiche.

Informazioni e biglietteria

La biglietteria del Teatro in via Trento 4 a Udine è aperta dal martedì al sabato (escluso festivi) dalle 16.00 alle 19.00 e a partire da 90 minuti prima di ogni spettacolo e concerto.

Infopoint in via Rialto 2/b a Udine attivo per la vendita di biglietti e abbonamenti dal martedì al venerdì (escluso festivi) dalle 10.00 alle 12.30.

Acquisti online su vivaticket.it. Per informazioni: tel. 0432 248418 (dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00). biglietteria@teatroudine.it  www.teatroudine.it

TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE

via Trento, 4 – 33100 Udine

mercoledì 19 febbraio 2025 – ore 20.30

LA NOTTE DELLA LIRICA – GALA D’OPERA PUCCINIANO

FVG ORCHESTRA
CORO DEL FRIULI VENEZIA GIULIA
Cristiano Dell’Oste maestro del Coro


Mihaela Marcu
 soprano
Ana Isabel Lazo soprano
Antoni Lliteres tenore
Francesco Congiu tenore
Simone Piazzola baritono

Roberto Gianola direttore

musiche di Giacomo Puccini da Tosca, Madama Butterfly, Le Villi, La Rondine, La Bohème e Turandot

produzione Teatro Nuovo Giovanni da Udine

SELEZIONATI I 14CANTANTI AMMESSI ALL’ACCADEMIA VERDIANA 2024

Scelti tra 130 candidati provenienti da 14 diversi Paesi, i cantanti hanno iniziato martedì 5 marzo2024 il loro percorso formativo al Teatro Regio di Parma, sotto la guida del direttore didattico Francesco Izzo, di Silvia Dalla Benetta, da quest’anno docente di tecnica vocale, e di alcuni tra i più prestigiosi e acclamati interpreti verdiani.

Ha preso il via lo scorso martedì 5 marzo la VII edizione del Corso di Alto perfezionamento in repertorio verdiano dell’Accademia Verdiana, cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus e dalla RegioneEmilia-Romagna(Operazione Rif. PA 2023-20162/RER approvata con DGR n. 2096/2023del04/12/2023),che quest’anno vede la partecipazione di 14 allievi selezionati tra 130 candidati: i soprani Zhadyra Abdullayeva, Giulia Costantini, Melissa D’Ottavi, Maria Kosovitsa, Elzbieta MariaWarcaba, YijiaZhong; i mezzosoprani Arlene Miatto Albeldas, QianHui Sun;i tenori Francesco Congiu, Seungho Lee;i baritoni Aibek Khairulla, Shi Yan;i bassi Agostino Subacchi, Yiduo Zhang.

I cantanti sono stati selezionati nel corso delle tre giornate di audizioni al Teatro Regio di Parma da una giuria presieduta dal Direttore didattico Francesco Izzo e composta da Alessio Vlad, Direttore artistico del Teatro Regio di Parma, Giannina Seccia, Responsabile formazione del Teatro Regio di Parma, e dai maestri Silvia Dalla Benetta, che quest’anno guiderà gli allievi lungo tutto il loro percorso come docente di tecnica vocale, Vincenzo De Vivo(Direttore artistico Accademia di Osimo, partner di Accademia Verdiana), Damiana Pinti(docente Scuola di Musica di Fiesole, partner di Accademia Verdiana),Annalisa Stroppa.

Gli allievi, quest’anno 14 per la presenza di due punteggi a pari merito, hanno tra i 25 e i 33 anni e provengono da Italia, Cina, Corea del Sud, Grecia, Kazakistan, Polonia e frequenteranno il corso gratuitamente e beneficiando di una borsa di studio di 1000 euro. Il percorso formativo, che proseguirà fino al 30 novembre 2024, sarà scandito da lezioni, masterclass, seminari e incontri di approfondimento per una durata complessiva di 1000 ore, sotto la guida di alcuni tra i migliori interpreti verdiani. “Tra le novità di quest’anno–spiega il Direttore didattico Francesco Izzo–tengo a segnalare che daremo grande importanza al benessere degli allievi, con lezioni regolari di yoga intese a migliorare postura, respirazione e concentrazione.

Sul fronte della preparazione musicale, poi, abbiamo per la prima volta instaurato una collaborazione con una docente di tecnica vocale che seguirà gli allievi con regolarità fino alla fine del percorso formativo in novembre. Per questo ruolo siamo lieti e grati di poter contare sull’esperienza artistica e pedagogica di Silvia Dalla Benetta, artista di alto calibro con una profonda consapevolezza delle esigenze tecniche degli allievi e straordinarie doti comunicative e umane”

L’ACCADEMIA VERDIANA
Promossa dal Teatro Regio di Parma e cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo Plus e dalla Regione Emilia-Romagna (Operazione Rif. PA 2023-20162/RER approvata con DGR n. 2096/2023 del 04/12/2023), l’Accademia Verdiana offre ogni anno l’opportunità a 12 cantanti di conseguire una preparazione vocale e teatrale d’eccellenza sotto la guida di alcuni tra i migliori interpreti verdiani, gratuitamente e beneficiando di una borsa di studio di 1000 euro. Lo studio e l’interpretazione del repertorio verdiano e il potenziamento della tecnica vocale saranno il focus del percorso che, inoltre, si concentrerà sullo studio dei movimenti scenici e coreografici, sulle tecniche di recitazione e su approfondimenti di carattere storiografico. Completano l’offerta formativa i moduli dedicati alle materie contrattualistiche e manageriali, indispensabili per il profilo professionale di un artista che opera nel complesso mondo dello spettacolo.
L’Accademia Verdiana potrà inoltre offrire agli allievi collaborazioni artistiche nell’ambito della programmazione della Stagione Lirica del Teatro Regio di Parma, del Festival Verdi e di Verdi Off.
 L’edizione di quest’anno ha fatto registrare un record nel numero di candidature pervenute, quasi il doppio rispetto allo scorso anno: “un dato – riferisce Francesco Izzo – che riflette la crescita di questo progetto secondo criteri di formazione rigorosi, coadiuvati da docenti di altissima statura, come conferma anche il fatto che sono già molti gli allievi che hanno avuto occasione di esibirsi, oltre che durante il Festival Verdi e al Teatro Regio di Parma, su prestigiosi palcoscenici come la Scala, l’Opera di Bilbao, i Wiener Philharmoniker, il Teatro Verdi di Trieste, il circuito Opera Lombardia, l’Università di Cambridge: una conferma importante del fatto che l’Accademia Verdiana contribuisce a preparare artisti professionali e informati”.

Il Corso di Alto Perfezionamento in repertorio verdiano è realizzato in collaborazione con Scuola di Musica di Fiesole, Accademia d’arte lirica di Osimo, Comune di Parma, Assessorato alla cultura, Istituto Nazionale di Studi Verdiani, Fondazione Arturo Toscanini, Fondazione Teatro Due di Parma, Fondazione I teatri di Reggio Emilia.