IL BARBIERE DI SIVIGLIA AL REGIO DI PARMA

L’opera di Gioachino Rossini torna nell’allestimento firmato da Pier Luigi Pizzi, con George Petrou alla direzione dell’Orchestra Senzaspine e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani.

Protagonisti Ruzil Gatin, Carlo Lepore, Maria Kataeva, Matteo Mancini, Grigory Shkarupa, Licia Piermatteo, Gianluca Failla, Armando De Ceccon.

Teatro Regio di Parma

sabato 1 marzo 2025 ore 20.00

mercoledì 5 marzo 2025 ore 20.00

venerdì 7 marzo 2025 ore 20.00

domenica 9 marzo 2025 ore 15.30

Il barbiere di Siviglia, opera buffa in due atti di Gioachino Rossini su libretto di Cesare Sterbini, dopo il successo raccolto lo scorso anno torna al Teatro Regio sabato 1 marzo 2025 ore 20.00 (recite mercoledì 5, venerdì 7 ore 20.00 e domenica 9 marzo 2025 ore 15.30) nell’allestimento del Rossini Opera Festival e del Teatro Regio di Parma, con la regia, le scene e i costumi di Pier Luigi Pizzi, le luci di Andrea Borelli, da un’idea di Massimo Gasparon. La partitura è nell’edizione critica della Fondazione Rossini, in collaborazione con Casa Ricordi, a cura di Alberto Zedda.

George Petrou sul podio dell’Orchestra Senzaspine e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani dirige i protagonisti inscena: Ruzil Gatin (Il Conte d’Almaviva), Carolo Lepore (Don Bartolo), Maria Kataeva (che torna a interpretare il ruolo di Rosina), il ventiseienne Matteo Mancini (Figaro, per la prima volta al Teatro Regio), che sostituisce l’indisposto Davide Luciano; Grigory Shkarupa (Don Basilio), Licia Piermatteo (che torna a interpretare il ruolo di Berta), Gianluca Failla (Fiorello / Un ufficiale), Armando De Ceccon (Ambrogio). (* già allieva dell’Accademia Verdiana)

Una fitta trama di inganni, stratagemmi e situazioni esilaranti, un linguaggio musicale brillante, un ritmo narrativo serrato fanno di quest’opera una delle più rappresentate al mondo. Un successo tutt’altro che scontato all’epoca del suo debutto, avvenuto il 20 febbraio 1816 al Teatro Argentina di Roma. Il confronto con Giovanni Paisiello, autore appena trent’anni prima di un’opera omonima tratta dallo stesso dramma di Beaumarchais, era talmente pesante che, si racconta, molti detrattori di Rossini erano presenti alla première con l’unico scopo di boicottarla.

“Casualità e intraprendenza stanno alla base della nascita dell’opera buffa più universalmente nota e rappresentata, la leggenda ne è il contorno inevitabile – spiega Giuseppe Martini. La leggenda riguarda il tempo di composizione, stimato in una quindicina di giorni fra 25 gennaio e 10 febbraio circa, dovendo andare in scena il 20 ed essendo già in ritardo; e la nota contestazione al debutto. Nel primo caso, va detto che Rossini era di suo veloce a scrivere, e quei tempi di lavoro erano comunque normali per l’epoca (e, nota, i recitativi secchi erano scritti da collaboratori); quanto alla contestazione, è d’uso incolparne i paisielliani, ma alcuni sono propensi oggi a motivarla anche con le novità proposte dall’impaginazione rossiniana rispetto alle convenzioni… Dopo il fiasco della prima sera (durante le prove, poi, era morto Cesarini Sforza) e le cinque repliche appena (il 27 finiva la stagione), il Barbiere ebbe successo crescente: in cinque-sei anni invase l’Europa, e nei decenni successivi sopravvisse alla crisi dell’opera buffa e di gran parte del repertorio rossiniano. Restò modello supremo nel proprio genere ed è tuttora una delle opere più rappresentate al mondo”.

“Sono arrivato tardi alla regia del Barbiere di Siviglia, – scrive Pier Luigi Pizzi – semplicemente perché non si è mai concretizzata prima l’occasione, anche se lo conoscevo già per averne curato le scenografie in un allestimento a inizio carriera. Poi mi fu offerta l’opportunità nel 2018 al Rossini Opera Festival, che è lo stesso spettacolo che riprendo qui e che mi ha permesso di accostarmi al Barbiere con sentimento nuovo, senza preconcetti, provando a raccontarlo senza costruirci sopra ipotesi interpretative stravaganti. Certo, dietro il Barbiere c’è un testo di alto livello, che è quello di Beaumarchais, ma Sterbini ne ha tratto un libretto agile, ben scritto, con dialoghi brillanti e gradevoli che permettono di seguire bene i dettagli della vicenda. Proprio per questo ho deciso di non fare tagli ai recitativi e di conservare tutto il testo di questo capolavoro. D’altra parte non si finisce mai di trovare meriti in Rossini. Persino quando usa, come fa anche qui, temi musicali già sfruttati in altre sue opere precedenti, ha saputo comunque rinfrescarli presentandoli in un modo diverso che sembra sempre nuovo. La sua attualità sta proprio nel fatto di essere allo stesso tempo buffo e amaro. La realtà è che Rossini è un benefattore dell’umanità: offre sempre spunti di riflessione e tratta i suoi personaggi con un’ironia che conferisce a ogni situazione un risvolto leggero, diretto, spontaneo, a cui ci si abbandona volentieri. Sono tutti personaggi di spicco, in cui certamente ci si può riconoscere, ma mi pare proprio si possa dire anche tutti “negativi”, nel senso che nessuno di loro è animato da pura bontà, sono tutti variamente spinti da un proprio fine egoista, non c’è insomma una bontà assoluta che trionfa come nella Cenerentola. Eppure le loro azioni sono raccontate da Rossini senza alcun tratto accusatorio, e in questo modo emergono nella loro umanità, i loro difetti passano dal filtro dell’ironia e alla fine non si può non amarli. Ed è questo che ho voluto mettere in rilievo. Scenografie e costumi, basati sul bianco e sul nero, sono ispirati a una volontà di chiarezza rivolta proprio a eliminare gli aspetti superflui per arrivare quasi a un’astrazione visiva, tanto che ad apertura di sipario ci si trova subito di fronte a una sorta di scena metafisica: come un foglio bianco sui cui progressivamente verrà scritta la vicenda che si svolgerà sotto i nostri occhi”.

“Quando attacca l’iconico primo accordo della famosa sinfonia, – scrive George Petrou – tutti sanno già che alcuni dei più grandi momenti della storia della musica operistica stanno per arrivare. Da oltre duecento anni infatti il Barbiere di Rossini affascina e diverte molte generazioni di pubblico. Eppure una grande opera d’arte non si ferma mai al livello dell’intrattenimento, semmai rivela più volti e diversi livelli di profondità da esplorare e comprendere. Il capolavoro di Rossini è l’apoteosi dell’arte dell’opera seria coniugata al fascino dell’opera buffa italiana, e ci si può trovare dentro teatro musicale ai più alti livelli, piccoli omaggi a Mozart e Cimarosa e al contempo un sguardo indietro all’età d’oro dei castrati. Inoltre è vero che Rossini ricicla molto materiale musicale di sue opere precedenti (compresala celebre sinfonia, che viene dall’Aureliano in Palmira), ma lo rielabora sempre in modo ingegnoso approdando ogni volta a nuovi livelli espressivi; l’effetto scintillante prodotto dalla sua tavolozza orchestrale brillante e fremente ha investito come una tempesta il pubblico del suo tempo. E una tempesta, vera, arriva poi nella splendida rappresentazione del temporale, non immemore della Sinfonia “Pastorale” di Beethoven. Inoltre Rossini coinvolge generosamente i propri musicisti facendoli partecipare alla narrazione drammaturgica fino al punto di pretendere da loro quasi l’impossibile sul piano della velocità, della precisione e della resistenza: molte volte, dopo una prima lettura del Barbiere mi sono sentito direda alcuni musicisti che certi passaggi erano ineseguibili, eppure alla fine si dimostra un’opera che funziona sempre e dà grandi soddisfazioni a chi la suona. Anche le voci sono trattate come strumenti. I cantanti sono sottoposti a richieste tecniche complesse e articolate, ma la difficoltà maggiore sta nella necessità che tutto suoni leggero, elegante, brillante e soprattutto spontaneo. E anche se la splendida cantabilità belcantista è unita a passaggi di feroce coloratura a rotta di collo, non c’è mai vuota esibizione, tutto contribuisce a colorare nel modo migliore il bel libretto di Sterbini. Si vede che il giovane Rossini si è divertito molto a scrivere il Barbiere, anche nel tirare scherzi ai musicisti, ai cantanti e allo stesso pubblico. Ma ora, guardandoci dall’alto, sono certo che con un gran sorriso stampa-to in faccia stia pensando: «Lo so… Funziona sempre»”.

BIGLIETTERIA DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A 43121 Parma Tel. +39 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it

ORARI DI APERTURA da martedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00, il mercoledì e il venerdì dalle 16.00 alle 18.00 e un’ora e mezza prima dello spettacolo. In caso di spettacolo nei giorni di chiusura, da un’ora precedente lo spettacolo.

Chiuso il lunedì, la domenica e i giorni festivi. I biglietti per tutti gli spettacoli sono disponibili online su teatroregioparma.it.

L’acquisto online non comporta alcuna commissione di servizio.

Franco Fagioli debutta al Teatro di San Carlo Omaggio a Velluti, l’ultimo castrato

Sul podio George Petrou

Teatro di San Carlo

Giovedì 30 gennaio, ore 20:00

Franco Fagioli è il protagonista del recital di giovedì 30 gennaio alle ore 20:00.

Il nuovo appuntamento della Stagione Sinfonica 2024-25 al Teatro di San Carlo, che prosegue la rassegna dedicata alle grandi voci della lirica contemporanea, rappresenta l’unica data italiana che anticipa il disco “The Last Castrato: Arias for Velluti”,in uscita il 28 febbraio per Château de Versailles Spectacles.

Il recital segna il debutto a Napoli anche per George Petrou, sul podio per dirigere l’Orchestra del Teatro di San Carlo.

Il programma omaggia il repertorio dell’ultimo dei grandi castrati, Giovanni Battista Velluti (1780 – 1861). In apertura e in chiusura vi è Gioachino Rossini, di cui si proporranno le Sinfoniedal Tancredi e dall’Aureliano in Palmira, insieme alla Scena, Aria e Cabaletta di Arsace: «Dolci silvestri orrori … Ah! Che sento…  Non lasciarmi in tal momento». È di Johann Simon Mayr l’ulteriore Sinfonia in locandina, tratta da La Lodoiska. Dall’Andronico di Saverio Mercadante si propone, invece, la Cavatina del protagonista dell’opera: «Dove m’aggiro… Era felice un dì… Sì bel contento in giubilo». Figurano, anche, compositori meno noti, ma meritevoli di essere riscoperti. Dall’Attila di Paolo Bonfichi si ascolterà la Scena e cavatina di Lotario: «Qual mi circonda e agghiaccia …Dolenti e care immagini … Vedrai quest’anima». Due, invece, le proposte per Giuseppe Nicolini: dal Traiano in Dacia, l’Aria di Decebalo «Ah se mi lasci o cara» e, dal Carlo Magno, la Scena e rondò di Vitekindo: «Ecco, o numi compiuto… Ah quando cesserà… Lo sdegno io non pavento». L’ultima Sinfonia in programma è di Nikolaos Mantzaros, trattadall’Ulisse agli Elisi.

Franco Fagioli è il controtenore virtuoso più celebre del nostro tempo. Rinomato tanto per la sua maestria quanto per la bellezza della sua voce, che spazia su tre ottave con magistrale tecnica, è il primo controtenore a firmare un contratto esclusivo con Deutsche Grammophon. Rinomato concertista, è presente ai Festival di Halle, Ludwigsburg, Innsbruck e Salisburgo, e collabora regolarmente con direttori quali Rinaldo Alessandrini, Alan Curtis, Gabriel Garrido, Nikolaus Harnoncourt, René Jacobs, José Manuel Quintana, Marc Minkowski, Riccardo Muti e Christophe Rousset.

Il direttore d’orchestra George Petrou, candidato ai Grammy e vincitore dell’Echo Klassik, è il nuovo Direttore Artistico del Festival internazionale Händel-Festspiele di Göttingen ed è Direttore Artistico dell’Orchestra Armonia Atenea. Tra i maggiori specialisti del repertorio barocco, è stato ospite di importanti teatri d’opera e festival. Tra questi, si citano l’Opéra de Nice, il Theater an der Wien, la Korea National Opera, il Théâtre des Champs-Élysées, l’Opéra Royal di Versailles, i BBC Proms, il ROF di Pesaro, i festival handeliani di Halle e Karlsruhe. Dirige regolarmente alcuni dei più noti ensemble su strumenti d’epoca come Il Pοmo d’Oro, Concerto Köln, B’Rock, la Lira d’Orfeo.

Gli appuntamenti di gennaio della Stagione di Concerti al Teatro di San Carlo

Michele Mariotti / Ekaterina Gubanova

Venerdì 24 gennaio, ore 19:00

———–

George Petrou / Franco Fagioli

Giovedì 30 gennaio, ore 20:00

In agenda, nel mese di gennaio, due appuntamenti per la Stagione di Concerti 2024-2025 del Teatro di San Carlo che vedranno impegnata l’Orchestra del Lirico.

Torna Michele Mariotti al Lirico di Napoli venerdì 24 gennaio, alle ore 19:00. Il Direttore Musicale del Teatro dell’Opera di Roma condividerà il palcoscenico con il mezzosoprano Ekaterina Gubanova.

Il programma si apre con una delle pagine più intense di Gustav Mahler, i “Kindertotenlieder” (“Canti per i bambini morti”). Ispirato alle poesie di Friedrich Rückert, il ciclo esplora il dolore per la perdita di un figlio con una scrittura musicale intima e struggente.

Segue la “Sinfonia n. 3 in fa maggiore”, op. 90 di Johannes Brahms, un dialogo tra tensione drammatica e lirismo con momenti di malinconica introspezione, all’insegna del motto brahmsiano per eccellenza: “Frei aber froh”, “Libero ma felice”.

Franco Fagioli, per la prima volta al Teatro San Carlo, è il protagonista del recital di giovedì 30 gennaio alle ore 20:00, un concerto che segna il debutto a Napoli anche per il direttore d’orchestra George Petrou. È l’unica data italiana che anticipa il disco “Velluti: The Last Castrato”,in uscita il 28 febbraio per Château de Versailles Spectacles. Il programma omaggia il repertorio dell’ultimo dei grandi castrati, Giovanni Battista Velluti (1780 – 1861). Accanto a Gioachino Rossini, Saverio Mercadante e Johann Simon Mayr, figurano compositori meno noti, ma meritevoli di essere riscoperti: Paolo Bonfichi, Giuseppe Nicolini e Nikolaos Mantzaros.

IL BARBIERE DI SIVIGLIA. Sabato 6 luglio, alle 21.15. Il mese di luglio si apre con i titoli più amati del 101° Arena di Verona Opera Festiva

Il mese di luglio si apre con i titoli più amati del 101° Arena di Verona Opera Festival, anticipando di un quarto d’ora l’inizio degli spettacoli. Venerdì 5 luglio, alle ore 21.15, debutta Carmen, mentre sabato 6 e domenica 7 vanno in scena rispettivamente Il Barbiere di Siviglia e Aida, entrambi con nuovi artisti nel cast.

IL BARBIERE DI SIVIGLIA. Sabato 6 luglio, alle 21.15, si rinnova la vivace festa rococò nel grande giardino firmato da Hugo De Ana per il capolavoro di Rossini, un labirinto di siepi e rose rosse che diventano magici set interni ed esterni per la vicenda. L’astuto barbiere Figaro aiuterà il Conte di Almaviva, in incognito a Siviglia, a conquistare la bella Rosina, tenuta prigioniera dal vecchio tutore Bartolo, con la complicità dei servi e di Basilio, maestro di musica.

Nei panni del protagonista Nicola Alaimo, applaudito al gala in mondovisione del 7 giugno, fa il suo esordio stagionale così come il Conte del tenore Dmitry Korchak e il Bartolo del baritono-buffo Misha Kiria. Si conferma l’apprezzata Vasilisa Berzhanskaya come Rosina mentre, per una sola eccezionale serata, il perfido Basilio è interpretato dal giovane Riccardo Fassi. Completano il cast Marianna Mappa, Nicolò Ceriani e Domenico Apollonio. Ad accompagnare i frizzanti recitativi e a dirigere Orchestra e Coro di Fondazione Arena, il maestro ellenico George Petrou.

AIDA. Domenica 7 luglio, alle 21.15, l’opera regina dell’Arena chiude la settimana, alla quinta recita dell’originale allestimento “di cristallo” creato per il 100° Festival da Stefano Poda, regista vincitore del Premio Abbiati della critica musicale italiana per il miglior spettacolo 2023. Accanto alla protagonista, Maria José Siri, fa il suo debutto stagionale il mezzosoprano Clémentine Margaine nei panni della principessa Amneris, rivale in amore di Aida. Al centro è Radames, generale egizio, qui interpretato dal tenore Yusif Eyvazov, già applaudito in Turandot. Tornano Igor Golovatenko come Amonasro, re etiope e padre di Aida, e Rafał Siwek come gran sacerdote Ramfis, mentre esordisce il basso Marko Mimica come Re degli egizi. Completano la locandina Francesca Maionchi (sacerdotessa) e Riccardo Rados (messaggero). L’alternanza nel cast internazionale tocca anche il podio: per la prima di due serate, dirige il Maestro Alvise Casellati. Ai complessi artistici di Fondazione Arena, per la visionaria messinscena si aggiunge il lavoro di oltre trecento fra mimi, figuranti, minori, Ballo e Tecnici, a ricreare un Egitto sospeso tra simboli antichi e materiali innovativi, alta moda e arte contemporanea, giochi di luce e inedite trasparenze che valorizzano le linee stesse dell’Anfiteatro, in un viaggio dantesco dalla guerra alla pace.

101° Arena di Verona Opera Festival 2024 : Inaugurazione il 7 giugno con la celebrazione del Canto lirico in Italia patrimonio dell’umanità

IL NUOVO SECOLO DEL TEATRO OPERISTICO PIÙ GRANDE DEL MONDO

Inaugurazione il 7 giugno con l’evento straordinario del Ministero della Cultura per celebrare la pratica del canto lirico in Italia patrimonio dell’umanità 

 E l’8 giugno grande apertura di stagione con la Turandot firmata da Zeffirelli nel centenario della scomparsa di Puccini

Una nuova produzione della Bohème con la regia di Alfonso Signorini, al debutto areniano

Per la prima volta Anna Netrebko è Tosca in Arena 

Grandi ritorni di Ekaterina Semenchuk, Yusif Eyvazov, Amartuvshin Enkhbat, Ludovic Tèzier, Vasilisa Berzhanskaya, Lawrence Brownlee, Aleksandra Kurzak, Francesco Meli, Roberto Alagna, Luca Micheletti, Vittorio Grigolo, Elena Stikhina, Jonas Kaufmann, Luca Salsi 

Tra le voci che debuttano in Arena Aigul Akhmetshina, Pretty Yende, Erin Morley, Juliana Grigoryan, René Barbera, Igor Golovatenko, Marta Torbidoni, Paolo Bordogna

Prima volta in Anfiteatro anche per i direttori Michele Spotti, George Petrou e Leonardo Sini 

Inizia il nuovo secolo dell’Arena di Verona Opera Festival. Cinquanta appuntamenti in cartellone dal 7 giugno al 7 settembre, fra cui tre titoli dedicati a Giacomo Puccini nel centenario della morte.

La 101a stagione apre con la spettacolare Turandot firmata da Franco Zeffirelli, in programma l’8 giugno alle 21.30 Tosca che vede Anna Netrebko per la prima volta in questo ruolo in Arena, nella storica produzione “noir” di Hugo De Ana e un nuovo allestimento della Bohème firmato da Alfonso Signorini al debutto in Anfiteatro  sono gli altri due capolavori del compositore lucchese in scena nell’edizione 2024. 

 Altre quattro opere iconiche coronano il Festival: l’Aida di Giuseppe Verdi è rappresentata in due diverse produzioni, quella “di cristallo” firmata da Stefano Poda per il centesimo Festival (dal 14 giugno al 1° agosto) e l’allestimento rievocativo della storica Aida del 1913 curata da Gianfranco de Bosio (dal 10 agosto al 5 settembre) di cui ricorre il centenario dalla nascita; Carmen di George Bizet nella messinscena “kolossal” con regia e scene di Franco Zeffirelli (dal 5 luglio al 7 settembre); Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini, nell’elegante allestimento rococò di Hugo De Ana (dal 21 giugno al 6 settembre). 

Inaugurazione straordinaria il 7 giugno con l’evento in mondovisione La Grande Opera italiana Patrimonio dell’Umanità, promosso dal Ministero della Cultura e realizzato in collaborazione con la Fondazione Arena di Verona, per celebrare la pratica del canto lirico in Italia, proclamata patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.

Protagonisti 150 professori d’orchestra e oltre 300 artisti del coro, provenienti da tutte le Fondazioni lirico-sinfoniche italiane. 7

Sul podio anche il Maestro Riccardo Muti

La Turandot che apre l’Opera Festival sarà registrata da Rai Cultura e trasmessa in differita su Rai3, è diretta dal giovane Michele Spotti – al debutto areniano come le bacchette di George Petrou, impegnato nel Barbiere di Siviglia, e Leonardo Sini, sul podio per Carmen – e vede protagoniste nella serata di apertura le voci di Ekaterina Semenchuk (ruolo del titolo), Yusif Eyvazov (Il principe ignoto) e Mariangela Sicilia (Liù). Lo spettacolo è in scena dall’8 al 29 giugno. 

Come sempre, le grandi stelle internazionali dell’opera lirica rinnovano la loro presenza in Anfiteatro, rendendo ogni serata una prima. Fra le oltre settanta presenze da tutto il mondo, i graditi ritorni di Amartuvshin Enkhbat, Ludovic Tèzier, Vasilisa Berzhanskaya, Lawrence Brownlee, Aleksandra Kurzak, Francesco Meli, Roberto Alagna, Luca Micheletti, Vittorio Grigolo, Elena Stikhina, Jonas Kaufmann, Luca Salsi, e oltre un terzo del cast alla prima volta in Arena, fra cui si segnalano debutti illustri come quelli di Aigul Akhmetshina, che è Carmen (5 e 13 luglio), Pretty Yende, che è Micaela nella stessa produzione (3 e 8 agosto), Juliana Grigoryan, che è Mimì nella Bohème (19 e 27 luglio), René Barbera (21 e 27 giugno) nella parte del Conte di Almaviva nel Barbiere di Siviglia

Anche per il Festival 2024 non mancano le serate-evento, quest’anno ben sei. Torna la grande danza di Roberto Bolle and friends in doppia data il 23 e il 24 luglio; la Nona Sinfonia di Beethoven, a duecento anni dalla sua creazione, diretta da Andrea Battistoni e con i complessi areniani e le voci soliste di Erin Morley e Ivan Magrì, entrambi al debutto in Arena, insieme ad Anna Maria Chiuri e Alexander Vinogradov, l’11 agosto. E ancora Plácido Domingo Noche Española è la serata di gala in programma il 21 agosto, che vede il ritorno dell’artista insieme ad altre grandi voci della lirica; sempre attesi i Carmina Burana di Orff, diretti da Michele Spotti, in programma il 1° settembre con solisti Jessica Pratt, Filippo Mineccia, Youngjun Park. Torna infine il balletto al Teatro Romano di Verona con due date di Zorba il greco di Theodorakis, con le coreografie originali di Lorca Massine, il 27 e il 28 agosto.   

Inoltre, in anteprima mondiale, Fondazione Arena di Verona e Balich Wonder Studio presentano un grande concerto immersivo con proiezioni tridimensionali per celebrare Le quattro stagioni, in occasione dei 300 anni dalla pubblicazione del capolavoro di Antonio Vivaldi. Viva Vivaldi. The four seasons immersive concert è in programma il 28 agosto con l’Orchestra dell’Arena di Verona e il violinista Giovanni Andrea Zanon, nel progetto visionario e multisensoriale del creative director Marco Balich. Un approccio completamente nuovo alla scenografia, attraverso la tecnologia, per avvicinare un pubblico sempre più giovane all’Opera Festival. 

Si segnala per il Festival 2024 la variazione degli orari d’inizio spettacolo, posticipati di 15 minuti rispetto alle ultime edizioni: le rappresentazioni di giugno inizieranno alle 21.30, a luglio alle 21.15 e in agosto e settembre alle 21.00. Sono confermati i biglietti alle stesse tariffe 2023, già in vendita su arena.it, sui canali social dell’Arena di Verona e su Ticketone, gestore della biglietteria con UniCredit, major partner di Fondazione Arena. Speciali riduzioni sono riservate agli under 30 e agli over 65.

Alla conferenza stampa di Roma, nella nuova sede dell’Associazione Stampa Estera in Italia, presente il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, che dichiara: «L’Arena di Verona, con la sua storia lunga 101 Festival, ha il know-how artistico e professionale per ospitare il grande evento del 7 giugno, una serata unica che raduna tutto il mondo della cultura in un omaggio all’opera. Sarà il primo evento di quella che diventerà una tradizione annuale, da tenere ogni volta in un grande luogo di incontro all’insegna dell’immenso patrimonio che è il canto lirico».

«Il nuovo secolo del Festival areniano si apre con le celebrazioni della pratica del Canto lirico patrimonio dell’Umanità e con un’estate sorprendente di opera e grande spettacolo – afferma Cecilia Gasdia, Sovrintendente della Fondazione Arena di Verona -.  Per tre mesi esatti, sul palcoscenico dell’Arena di Verona saliranno i più importanti cantanti e direttori, sia artisti affermati e di fama internazionale sia giovani stelle e promesse dell’opera e della musica sinfonica. Siamo orgogliosi di presentare non solo una stagione ricca di proposte, di spessore e qualità artistica, ma anche uno sguardo sul futuro dell’opera e della musica classica, sugli artisti di domani e sul modo stesso di fruizione dell’esperienza a teatro. E tutto ciò si aggiunge all’Arena di Verona, che è un teatro a cielo aperto davvero speciale».

«Una programmazione straordinaria che, dopo i record del centesimo Festival, alza nuovamente l’asticella della proposta culturale di Fondazione Arena – sottolinea Stefano Trespidi, Vice Direttore Artistico di Fondazione Arena -. Il cartellone della stagione 2024 accontenterà diverse tipologie di pubblico, con proposte tradizionali, come Aida nello storico allestimento 1913, a centoundici anni esatti dalla prima Aida in Arena, e Tosca eseguita dalle stelle della lirica, affiancate a progetti contemporanei e d’avanguardia come l’immersivo Viva Vivaldi e la più recente Aida ‘di cristallo’, che aggiungono innovazione nell’esperienza e nell’impatto visivo alla qualità artistica dei massimi compositori e delle loro opere».

Info: www.arena.it

Biglietteria 

Via Dietro Anfiteatro 6/B, 37121 Verona – biglietteria@arenadiverona.it  

Call center (+39) 045 800.51.51 – www.arena.it

Punti di prevendita TicketOne  

Informazioni 

Ufficio Stampa Fondazione Arena di Verona 

Via Roma 7/D, 37121 Verona – ufficio.stampa@arenadiverona.it  

tel. (+39) 045 805.1861-1905-1891-1939 -1847