Domenica 16 febbraio 2025 alle ore 17 la prima recita di “Rigoletto” di Giuseppe Verdi. 

Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Stefano Ranzani.

La regia è di Davide Livermore, ripresa da Stefania Grazioli.

In scena, nelle parti principali, Daniel Luis de Vicente e Leon Kim (recita del 18/2) interpretano Rigoletto; Celso Albelo è il Duca di Mantova e Olga Peretyatko veste i panni di Gilda. 

Primo appuntamento lirico della stagione 2025 al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino: domenica 16 febbraio 2025 alle ore 17 la prima recita di Rigoletto, il capolavoro di Giuseppe Verdiche torna in scena nell’allestimento del 2021 firmato da Davide Livermore ripreso da Stefania Grazioli.

Sul podio della Sala Grande, alla testa dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Stefano Ranzani.  Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Altre tre le recite in programma: il 18 e il 20 febbraio alle ore 20 e domenica 23 febbraio alle ore 15:30.

La compagnia di canto è formata da Daniel Luis de Vicente (Leon Kim nella recita del 18/2) nella parte di Rigoletto; Celso Albelo come il Duca di Mantova e Olga Peretyatko nella parte di Gilda. Alessio Cacciamani veste i panni di Sparafucile; Janetka Hosco è Giovanna; Eleonora Filipponi interpreta Maddalena; Manuel Fuentes è Il Conte di Monterone e Yurii Strakhov Marullo. Huigang Liu Letizia Bertoldi sono rispettivamente il Conte e la Contessa di Ceprano e Daniele Falcone interpreta Matteo Borsa. Chiudono il cast, rispettivamente nei ruoli del Paggio e dell’Usciere di corte, Aloisia De Nardis Egidio Massimo Naccarato

Sul podio il maestro Stefano Ranzani, il cui ultimo impegno operistico al Maggio fu proprio con un Rigoletto andato in scena nell’ottobre del 2009: “Ho sempre considerato Rigoletto la più ‘mozartiana’ delle opere che compongono la trilogia popolare di Verdi, quasi leggiadra e delicata, questo nonostante i temi oscuri che formano la trama. La musica stessa, un linguaggio semplice solo all’apparenza, richiede ogni volta un approccio diverso alla partitura che si stringe fra le mani; spesso emergono nuovi aspetti che nelle precedenti letture non avevo notato o a cui avevo dato un peso diverso. Questo è senza dubbio uno degli aspetti più affascinanti di questo mestiere – continua il maestro Ranzani nella sua analisi – perché vi è una crescita continua ed è necessaria  quindi una ricerca anche interiore in noi stessi per cercare, soprattutto da parte del direttore d’orchestra, il modo di restare quanto più fedeli possibili, musicalmente parlando, a quelli che sono i desideri del compositore. Infine sono davvero felice di poter fare ritorno a Firenze e di poterlo fare con questa produzione, dove ho trovato un cast davvero splendido e un’Orchestra e un Coro, con i quali non lavoravo da molto tempo, che rimangono formidabili in ogni loro singolo componente”.

Parte della celeberrima “Trilogia popolare” verdiana e basato sul dramma di Victor Hugo “Le roi s’amuse”, questa messa in scena con la regia di Davide Livermore torna al Maggio a distanza di quattro anni dall’ultima volta con la ripresa da Stefania Grazioli che ne ha sottolineato sia l’originalità visiva sia la fedeltà al libretto attraverso la quale il regista ha costruito lo spettacolo: “Nella sua visione caleidoscopica della vicenda e dei personaggi Livermore è riuscito a fare emergere una ‘mostruosità’ intima e interiore di Rigoletto; inoltre questo è un allestimento che gioca molto sull’oscurità e sulle profondità; lo si percepisce attraverso le ambientazioni dove la trama verdiana si svolge e penso, per esempio, all’ultima scena, che si articola all’interno di una metropolitana. Si ha la percezione, inoltre, che ogni atto dell’opera sia ambientato in epoche diverse: il primo è allestito come se a farne da sfondo sia una festa quasi orgiastica con costumi rinascimentali, una scena con sfumature ai limiti del rituale che mi ha ricordato il celebre film Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick. In questa produzione i figuranti speciali sono coinvolti in modo decisamente attivo poiché hanno il ruolo di far emergere ancor di più queste tinte erotiche dell’opera e dei personaggi che la compongono, con particolare attenzione a quello del Duca e di coloro che stanno intorno a lui. Questo per delineare con decisione quello che è uno degli aspetti che Livermore ha fatto emergere, ossia che tutti coloro che fanno parte di questa storia, in realtà, sono vittime. Anche il Duca stesso è una vittima, poiché quasi imprigionato dalla sua duplicità e dalla sua ‘lotta interiore’ fra un atteggiamento libertino e una ricerca invece di un amore più puro e profondo”.

Oltre a questi aspetti, un altro tratto importante di questa produzione è di certo il tema della maledizione, come affermato dallo stesso Livermore nella sua analisi dello spettacolo: “Giuseppe Verdi avrebbe voluto chiamare quest’opera La Maledizione: sono raccontati in maniera straordinaria i due tempi di cui una maledizione è composta; il momento in cui viene lanciata e il momento in cui poi essa si avvera. Così avviene anche in Rigoletto, dove il tema della maledizione lo sentiamo per la prima volta nel preludio dell’opera per poi sentirlo nel finale, devastante, che infine la vedrà compiersi. Questo è senza dubbio uno dei momenti che più mette in relazione Verdi con Victor Hugo, l’autore di Le roi s’amuse, qui raccontato meravigliosamente in musica anche da Francesco Maria Piave, che offre come sempre una straordinaria traduzione che si adatta perfettamente alla poetica verdiana”.

“Rigoletto è un uomo in parte complesso e che, a causa della sua deformità, si ritrova ad essere impotente non solo nei confronti della società in cui si muove, ma anche nei confronti del destino” afferma Daniel Luis de Vicente, analizzando gli aspetti che caratterizzano il protagonista dell’opera, che egli ha interpretato in undici diverse produzioni per un totale di oltre 60 recite “Egli si trova, suo malgrado, in mezzo a due fuochi che sono rappresentati dal Duca di Mantova, un uomo che nonostante sia deprecabile nelle sue azioni riesce sempre a vincere – poiché potente – e sua figlia Gilda, la quale alla fine decide di sacrificarsi sull’altare dell’amore. Qui naturalmente entra ‘in gioco’ la profezia dell’opera, o meglio, la maledizione. Questa tragedia è senza tempo e riesce ad essere attuale anche al giorno d’oggi; la regia di Livermore, ripresa da Stefania Grazioli, in cui elementi classici si fondono con aspetti decisamente moderni. Uno degli aspetti che amo di quest’opera, nonostante abbia interpretato Rigoletto moltissime volte, è che ogni volta si scoprono aspetti nuovi, che essi siano legati ad una nuova lettura della partitura o, per esempio, a nuove soluzioni registiche”.

Olga Peretyatko, che veste i panni di Gilda, torna a calcare le scene del Maggio dopo le recite de Le nozze di Figaro andate in scena nell’autunno del 2010: “Riflettendo sulla figura di Gilda mi sono resa conto di come essa sia un personaggio che incarna una complessità tanto poetica quanto drammatica. È un pilastro narrativo dell’opera: è la luce innocente che si scontra con l’oscurità del mondo corrotto di corte, la sua purezza non è mera ingenuità, ma un atto di resistenza morale. Il suo amore per il Duca, idealizzato e tragico, diventa metafora della cecità di chi cerca bellezza nel nostro universo assai cinico. Tuttavia è nel sacrificio finale che Gilda raggiunge la sua grandezza tragica. La scelta di morire per salvare l’uomo che l’ha tradita – pur nella sua disperazione – rivela una forza interiore che ribalta i ruoli: non più vittima passiva, ma eroina consapevole, capace di redimere, attraverso la morte, la figura paterna di Rigoletto. Verdi, con maestria, le affida alcune delle pagine più commoventi della lirica italiana, trasformandola in un simbolo universale di amore filiale e abnegazione. La sua voce diventa strumento di un dramma che unisce intimità e grandezza. Per il mio ritorno al Maggio Musicale ho interpretato questo personaggio come una sfida artistica e umana: rappresentare questa donna significa dar corpo a un contrasto eterno tra innocenza e corruzione, tra speranza e destino. Un ruolo che, oggi come ieri, interroga il pubblico sulla natura stessa della tragedia”.

La parte del Duca di Mantova è sostenuta da Celso Albelo, di ritorno sulle scene fiorentine dopo la donizettiana La Favorite del febbraio 2018: “Il personaggio del Duca di Mantova è davvero un uomo poco simpatico, per usare un eufemismo. A livello personale posso dire che il suo carattere e soprattutto i suoi atteggiamenti sono quanto di più lontano possa immaginare da me; è infatti un ruolo che sul piano umano sfiora atteggiamenti quasi disgustosi; e questo lo soprattutto notare nello sviluppo del II atto di questa splendida opera. Io sono davvero molto felice di poter tornare qui dopo sette anni qui al Maggio e di poterlo fare con questa produzione di Rigoletto e, inoltre, mi fa molto sorridere che l’ambientazione del II atto, che scenicamente si sviluppa in modo molto intenso e forte, sia in una lavanderia, una piccola attività secondaria in cui – nella vita ‘reale’ – ho da poco deciso d’investire!”. 

L’opera:

Nell’aprile del 1850 Verdi firmò un contratto con il Teatro La Fenice di Venezia per una nuova opera. Il soggetto che il compositore propose al librettista Francesco Maria Piave fu Le Roi s’amuse, il dramma storico di Victor Hugo rappresentato alla Comédie-Française nel 1832 e censurato per aver ritratto la monarchia nei suoi peggiori vizi. La scelta era pericolosa e Verdi lo sapeva. Infatti, i censori veneziani non accettarono inizialmente la proposta del maestro, giudicando il soggetto “di ripugnante immoralità e oscura trivialità”. Ciò che infastidì i censori fu l’elemento della maledizione, che per Verdi fu il motore di tutta l’azione nonché il primo titolo a cui pensò per l’opera. Dopo un lungo dibattito, si giunse a un compromesso; l’azione fu spostata nel tempo e nello spazio, il re di Francia fu declassato a duca di Mantova e l’opera fu intitolata con il nome del protagonista: Rigoletto.

Primo titolo della cosiddetta ‘trilogia popolare’, Rigoletto debuttò con successo l’11 marzo 1851, segnando una svolta decisiva nel panorama operistico dell’epoca. Per la prima volta, il ruolo principale fu affidato a un personaggio di umili origini, infelice e deforme. Uomo dalla personalità tormentata, Rigoletto era tanto cinico e spietato nel suo ruolo di giullare quanto amorevole e passionale in quello di padre. Inevitabilmente segnato da quella maledizione che lo accompagnava fin dall’inizio dell’opera, Rigoletto avrebbe perso tutto, anche il suo bene più caro, rimanendo schiacciato dal peso di un destino da cui non poteva sottrarsi.

La locandina:

RIGOLETTO

Melodramma in tre atti 

Libretto di Francesco Maria Piave

dal dramma Le roi s’amuse di Victor Hugo
Musica di Giuseppe Verdi 

Edizione Edwin F.Kalmus & Co., INC.,

Boca Raton, Florida

Allestimento del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro concertatore e direttore Stefano Ranzani

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Regia Davide Livermore

ripresa da Stefania Grazioli

Scene Giò Forma

Costumi Gianluca Falaschi

ripresi da Gian Maria Sposito

Luci Antonio Castro

riprese da Fabio Rossi

Video D-Wok

Assistente movimenti coreografici Elena Barsotti

Il Duca di Mantova Celso Albelo

Rigoletto, suo buffone di corte Daniel Luis de Vicente/Leon Kim (18/2)

Gilda, figlia di lui Olga Peretyatko

Sparafucile, bravo Alessio Cacciamani

Maddalena, sorella di lui Eleonora Filipponi

Giovanna, custode di Gilda Janetka Hosco

Il Conte di Monterone Manuel Fuentes

Marullo, cavaliere Yurii Strakhov

Matteo Borsa, cortigiano Daniele Falcone

Il Conte di Ceprano Huigang Liu 

La Contessa di Ceprano, sposa di lui Letizia Bertoldi

Usciere di corte Egidio Massimo Naccarato

Paggio della Duchessa Aloisia de Nardis

Figuranti speciali Maria Lucia BianchiIlaria BrandagliaMaria Novella Della MartiraLivia RissoSara SilliAndrea BassiEgidio EgidiGiampaolo GobbiLeonardo PaoliCarlo PucciSimone Ticci

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Prezzi:

Solo ascolto: 10€

Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€

Platea 4: 65€ 

Platea 3: 75€ 

Platea 2: 90€ 

Platea 1: 110€ (repliche)

Platea 1: 130€ (prima recita)

Doppio appuntamento sinfonico in cartellone al Maggio: venerdì 13 alle ore 20 e sabato 14 dicembre 2024 alle ore 18 in Sala Mehta.

In cartellone “Die erste Walpurgisnacht” di Felix-Mendelssohn Bartholdy e la Sinfonia n. 5 di Pëtr Il’ič Čajkovskij. 

Michele Spotti sul podio dell’Orchestra e del Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Venerdì 13 e sabato 14 dicembre 2024 – alle ore 20 e alle ore 18 – la Sala Zubin Mehta s’illumina per un doppio appuntamento sinfonico: protagonista, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro del Maggio, il maestro Michele Spotti.  Il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Il maestro Spotti, al suo debutto sul podio del Maggio, ha studiato violino e composizione al “Conservatorio Verdi” di Milano, diplomandosi sotto la guida di Daniele Agiman. Si è poi perfezionato presso l’ “Haute École de musique” di Ginevra: ha recentemente debuttato all’Opera di Parigi con Turandot, al Teatro San Carlo di Napoli con il Simon Boccanegra, all’Arena di Verona di nuovo con la Turandot di Puccini (che ha inaugurato la 101ª edizione del Festival), al Teatro dell’Opera di Roma con Die Zauberflöte, alla Deutsche Oper di Berlino con Il viaggio a Reims e alla Wiener Staatsoper con La fille du régiment. A lui, inoltre, il Maggio ha affidato la direzione dell’opera Norma, di Vincenzo Bellini, in scena nel corso della prossima stagione lirica con le recite a partire dal 9 marzo 2025

In programma nel doppio concerto, due composizioni sinfoniche: il concerto si apre con Die erste Walpurgisnacht, ossia “La notte di Walpurga”, cantata per soli, coro e orchestra di Felix-Mendelssohn Bartholdy. Terminata nel 1841, fu uno dei progetti più esigenti e complessi del compositore di Amburgo: il titolo deriva dalla leggenda popolare che narra che nella notte tra il 30 aprile e il 1 maggio, festività di santa Walpurga, sulla cima del monte Brocken nel massiccio dello Harz si celebravano cerimonie sacrileghe (i pagani del primo medioevo). Solisti nell’esecuzione, quattro talenti dell’Accademia del Maggio: Danbi Lee, contralto; Lorenzo Martelli, tenore; Yurii Strakhov, baritono e Huigang Liu, basso.

Chiude il concerto la celebre Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64 di Pëtr Il’ič Čajkovskij: restando fedele al principio della Quarta Sinfonia, scritta oltre dieci anni prima, la Quinta nasce anch’essa sotto il segno del “fatum”; Čajkovskij non espresse in un programma dettagliato le idee che l’avevano guidato nella composizione, tuttavia la Sinfonia n. 5 riprende dalla Quarta anche il principio ciclico dell’idea ricorrente, o motto, facendone un uso ancora più ampio, perché uno stesso tema, collegato al destino, ritorna qui in tutti e quattro i movimenti.

Il programma:

FELIX-MENDELSSOHN BARTHOLDY

Die erste Walpurgisnacht, cantata per soli, coro e orchestra op. 60

La cantata per soli, coro e orchestra Die erste Walpurgisnacht op. 60 impegnò Mendelssohn a lungo. Iniziata nel 1831 dopo aver ottenuto l’autorizzazione di Goethe, autore del testo, fu terminata dal musicista solo dieci anni dopo. In Walpurgisnacht, ballata composta da Goethe nel 1799, viene descritta l’antica cerimonia pagana celebrata nella notte a cavallo tra il 30 aprile e il 1 maggio, festa di Santa Valpurga. Secondo l’antica leggenda in quella notte si svolgevano nei boschi riti pagani per celebrare l’arrivo della primavera. Dal canto suo, Mendelssohn scelse di rimanere fedele all’interpretazione del poeta, sottolineando con mezzi musicali contrastanti i vari episodi del testo. L’arrivo della primavera risuona ad esempio solenne e maestoso, mentre la scena della finta ridda delle streghe assume accenti di ebbrezza dionisiaca, intensamente spirituale è poi la preghiera del sacerdote dei druidi dopo aver messo in fuga i soldati cristiani. Tra i molti estimatori dell’opera vi fu anche Hector Berlioz che, colpito dal modo mirabile in cui Mendelssohn si era servito della poesia, definì la cantata una “partitura di chiarezza impeccabile, nonostante la complessità della scrittura”.

PËTR IL’IČ ČAJKOVSKIJ 
Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64

A dieci anni di distanza dalla Quarta Sinfonia, nel 1888 Čajkovskij torna a confrontarsi nuovamente con il tema del destino, motivo ispiratore anche della Quinta. L’esecuzione della Sinfonia n. 5 op. 64, diretta dallo stesso autore nel novembre del 1888 a San Pietroburgo, è accolta con favore dal pubblico ma meno dalla critica. Čajkovskij inizia a dubitare della validità della sua ultima opera giudicandola inferiore al lavoro precedente, salvo poi ricredersi dopo i successi riportati dalla sua ultima sinfonianei concerti della tournée europea dell’anno successivo. Pur mancando di un programma vero e proprio, sono presenti a margine della partitura alcuni brevi pensieri che alludono al tema della lotta dell’uomo contro il destino avverso. Secondo il modello codificato da Berlioz, la Sinfonia n. 5 è costruita sul principio ciclico dell’idea tematica ricorrente che collega i quattro movimenti. Il motto del destino è presentato per la prima volta nell’Andante che a passo lento e mesto introduce il primo movimento. Il secondo movimento sfoggia alcune melodie di indiscutibile bellezza, con gli assolo del corno e dell’oboe che scaldano il cuore come un ‘raggio di luce’; ma la serenità è solo apparente poiché il destino riappare con il suo motto, stavolta intonato dai tromboni. Nell’elegante Valse si respira aria mondana che ritarda l’inevitabile resa dei conti demandata al finale. Qui il motto riappare ma in tonalità maggiore: totalmente trasfigurato e svuotato della sua carica negativa non incute più timore e il grandioso tripudio sonoro dell’orchestra ne sancisce enfaticamente la sconfitta.

La locandina:

FELIX-MENDELSSOHN BARTHOLDY

Die erste Walpurgisnacht, cantata per soli, coro e orchestra op. 60

Ouverture/ Es lacht der Mai!/Könnt ihr so verwegen/ Wer Opfer heut’ zu bringen/ Vertheilt euch hier/ Diese dumpfen Pfaffenchristen/ Kommt mit Zacken und mit/ So weit

Contralto Danbi Lee

Tenore Lorenzo Martelli

Baritono Yurii Strakhov

Basso Huigang Liu

PËTR IL’IČ ČAJKOVSKIJ 
Sinfonia n. 5 in mi minore op. 64

Andante. Allegro con anima/Andante cantabile con alcuna licenza/Valse. Allegro moderato/ Finale. Andante maestoso. Allegro vivace

Direttore Michele Spotti

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Prezzi:

Settore D: 20€; Settore C: 35€ Settore B: 50€; Settore A: 70€

Durata complessiva 2 ore circa, con intervallo

Martedì 19 novembre 2024 alle ore 20 la prima delle sei recite di “Traviata” in cartellone

Sono sei le recite previste: il 19, 21, 26 e 30 novembre alle ore 20 e il 24 novembre e 1º dicembre alle ore 15:30.

Sul podio della Sala Grande il maestro Renato Palumbo; la regia è di Stefania Grazioli.

In scena, nelle parti principali, Carolina Lopez Moreno e Julia Muzychenko (recite del 21, 26/11 e 1/12) come Violetta

Giovanni Sala e Matheus Pompeu (recite del 21, 26/11 e 1/12) interpretano Alfredo Germont

Lodovico Filippo Ravizza e Min Kim (recite del 21, 26/11 e 1/12) sono Giorgio Germont

Nuovo allestimento

La recita del 26 novembre 2024 sarà trasmessa in diretta su Rai Radio 3

Dopo il grande successo delle recite di Madama Butterfly, da poco terminate, prosegue la programmazione autunnale del Maggio: in cartellone, sempre nella Sala Grande del Teatro, un altro dei titoli operistici più amati di sempre; La traviata di Giuseppe Verdi

 Sul podio, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Maggio, il maestro Renato Palumbo, che torna al Maggio dopo le recite di un altro grande capolavoro verdiano, Rigoletto, andato in scena nell’autunno del 2019. La regia è di Stefania Grazioli, il maestro del Coro del Maggio è Lorenzo Fratini.

Sul palcoscenico, nella parte di Violetta, Carolina Lopez Moreno, reduce dal trionfale successo di Madama Butterfly, acclamata dal pubblico e dalla critica; nelle recite del 21 e 26 novembre e in quella del 1º dicembre la parte è sostenuta da Julia Muzychenko – al suo debutto assoluto al Maggio – ma alla sua undicesima interpretazione di Violetta in carriera. Alfredo Germont è interpretato da Giovanni Sala, di ritorno al Maggio dopo la Missa defunctorum diretta dal maestro Riccardo Muti nella primavera del 2019, e da Matheus Pompeu (recite del 21 e 26 novembre e 1º dicembre), al suo debutto sulle scene del Maggio e in Italia; Lodovico Filippo Ravizza e Min Kim (recitedel 21, 26/11 e 1/12sono Giorgio Germont, il padre di Alfredo. Flora Bervoix è interpretata da Aleksandra Meteleva.

Oronzo d’Urso Yurii Strakhov, artisti dell’Accademia del Maggio, sono rispettivamente Gastone e il Il barone Douphol; Gonzalo Godoy Sepúlveda e Huigang Liu interpretano Il marchese d’Obigny e Il dottor Grenvil e Alessandro Lanzi è Giuseppe. Completano il cast vocale due artisti del Coro del Maggio: Lisandro Guinis e Nicolò Ayroldi sono rispettivamente Un commissionario e Un servo.

In questo nuovo allestimento le scene sono di Roberta Lazzeri, i costumi di Veronica Pattuelli e le luci di Valerio Tiberi. I movimenti coreografici sono di Elena Barsotti.

Il capolavoro verdiano da sempre risulta essere una delle opere più rappresentate ogni anno nel mondo. Secondo l’interessante saggio a firma di Giovanni Vitali e pubblicato tra le pagine del programma di sala dell’opera, questo vale anche per Firenze dove “La traviata” supera – con le sei attuali recite previste in cartellone – le 130 rappresentazioni fiorentine a partire dall’ottobre del 1937, quando per la prima volta andò in scena al vecchio Teatro Comunale. Se invece si considera il numero complessivo di produzioni a partire dal settembre del 1854, data del debutto assoluto de “La traviata” a Firenze al Teatro della Pergola, l’ultima opera della cosiddetta ‘Trilogia popolare’ verdiana è stata rappresentata in oltre 126 produzioni, un dato da approssimare per difetto considerata la diffusione di questo titolo nei teatri minori e nelle arene estive e che quindi amplifica e di molto, il numero complessivo di rappresentazioni.

Parlando del suo ritorno a Teatro dopo il Rigoletto, il maestro Renato Palumbo ha sottolineato la sua gioia nel riprendere fra le mani un’altra partitura verdiana, La traviata, l’opera con cui inoltre ha debuttato sulle scene fiorentine nel 2005: “Il mio debutto a Firenze è avvenuto proprio con Traviata quasi vent’anni fa e poter tornare qui al Maggio  dirigendo questo grande capolavoro mi onora e gratifica molto: questa nuova produzione è decisamente marcata da tratti classici, stiamo lavorando cercando di seguire quelli che sono i canoni scritti da Verdi nella partitura. Posso dire che quest’opera – il cui messaggio è incredibilmente moderno e la cui musica è straordinariamente raffinata in ogni suo passaggio – mi ha accompagnato in parte per tutta la mia vita ed è un’opera che – quasi come tutte quelle verdiane – ‘cambia’ attraverso la propria crescita; la grande bellezza di Traviata risiede proprio in questo: matura insieme a te, ogni volta che la si affronta; farlo di nuovo qui al Maggio, con un cast giovane e con molti debuttanti  è un’esperienza meravigliosa poichè credo di poter sperimentare e mettere in pratica ciò che ho capito e imparato in tutti questi anni. Uso volutamente il termine ‘credo’ perché la bellezza dell’opera lirica sta in questo: ti accompagna per tutta la vita”.

La regia è affidata a Stefania Grazioli: “Questa è una produzione che ha preso forma ed è stata realizzata interamente con le risorse interne del Maggio Musicale Fiorentino, e che ha coinvolto negli ultimi mesi tutti i reparti del nostro Teatro. Per questo allestimento abbiamo voluto mantenere un’ambientazione e dei costumi d’epoca ottocentesca, dove tuttavia gli ambienti evocano, piuttosto che raccontare filologicamente, la realtà del demi-monde parigino e dove la cifra registica, seppur del tutto fedele tanto alla partitura verdiana quanto al libretto di Piave, ripercorre il dramma degli ultimi mesi di vita di Violetta Valery in un’atmosfera visionaria ed intimista. Fonte d’imprescindibile ispirazione è stata la storia vera di Alphonsine Plessis, personaggio al quale Dumas figlio si ispirò per dare alla luce il suo più celebre romanzo: La signora delle camelie. Mi sembrava importante raccontare in parte anche questa “giovane” Violetta, che arrivando a Parigi, vede realizzarsi e poi consumarsi un sogno d’indipendenza, di amore, e di riscatto sociale”.

In scena, nella parte di Violetta, Carolina Lopez Moreno, che veste i panni della protagonista della vicenda per la prima volta in carriera: “Le recite qui al Maggio saranno il mio debutto con la parte di Violetta e poterlo fare sotto la guida di un maestro come Renato Palumbo, che è uno dei direttori più interessanti con i quali ho lavorato, mi fa sentire molto fortunata: sono riuscita ad entrare in perfetta sintonia sia con il suo modo di lavorare sia con il suo modo di ‘sentire’ Traviata. La parte di Violetta è naturalmente una delle più importanti in assoluto che un soprano può affrontare e farlo al Teatro del Maggio, dove è stata interpretata da alcuni dei più grandi nomi di sempre, è naturalmente anche una grande responsabilità: per questo ho cercato di ‘dare’ una parte della mia anima e delle mie emozioni. È inoltre molto bello tornare a lavorare insieme a Stefania Grazioli, è molto sensibile non solo rispetto al lavoro che stiamo mettendo in scena ma anche nei confronti di tutto il cast, cosa per me davvero importante: questo, insieme alle sfumature che il maestro Palumbo ha chiesto di infondere alla ‘mia’ Violetta come una grande forza d’animo e una grande combattività, mi porta davvero a essere pronta e impaziente per il mio debutto in questa magnifica parte.”

Julia Muzychenko, al suo debutto sulle scene del Maggio, ha sottolineato la sua gioia nel riprendere per l’undicesima volta in carriera la parte di Violetta, un personaggio che muta e si evolve non solo vocalmente, dal brillante fino al drammatico, ma che al contempo deve anche trasmettere a livello recitativo questo suo cambiamento: “Penso che l’evoluzione non solo musicale, ma anche del personaggio di Violetta durante il susseguirsi dei III atti dell’opera di Verdi sia davvero straordinaria: penso alla brillantezza e alla dinamicità del I atto e del brindisi che lo chiude, al duetto con Giorgio Germont nel II atto dove la musica intorno alla quale questo duetto si costruisce riprende perfettamente la tenacia con cui la protagonista cerca di convincere in ogni modo il padre di Alfredo dell’amore che lega lei al giovane; al contempo l’orchestra riprende questa forza in modo davvero perfetto. Tutto questo si può dire che si catalizza nel terzo e ultimo atto, dove le speranze di Violetta si affievoliscono con il progredire della sua malattia, ma dove riesco davvero a percepire tutti i ‘colori’ di questo meraviglioso personaggio. Lavorare insieme al maestro Palumbo è davvero interessante perché, nonostante io abbia interpretato il ruolo numerose volte, mi ha fatto scoprire alcuni dettagli e aspetti particolari del personaggio, e mi ha dato modo quindi di vedere Violetta anche sotto un’altra luce, una luce che la dipinge arrabbiata perché lei non vuole morire e quasi sembra non accettare, con rabbia, quello che invece è il suo destino.”

Giovanni Sala, che torna al Maggio dopo il concerto della primavera del 2019 diretto da Riccardo Muti, ha espresso la sua gioia di prendere parte a questa nuova produzione di Traviata nella parte di Alfredo: “Sono davvero felice di tornare al Maggio dopo il concerto di cinque anni fa e di farlo con questo nuovo allestimento di Traviata: la messa in scena è assolutamente affascinante e interessante e la produzione ha tratti molto classici: ad esempio le scenografie, unite a una serie fondali dipinti a mano dalle maestranze del Teatro, sono realmente una meraviglia per gli occhi e io sono davvero contento di poter far parte di questo spettacolo; credo che questa sia una produzione di gran classe e di grande gusto. Altrettanto bello è stato il lavoro svolto con Stefania Grazioli, che è stata capace di trovare in ognuno di noi le potenzialità migliori e di metterle in luce, così come altrettanto interessante è stato quanto fatto dal punto di vista musicale insieme al maestro Palumbo, che è un profondo conoscitore di quest’opera: anche per questo aspetto mi sento molto fortunato. Il ruolo di Alfredo è, fra virgolette, quasi ‘scomodo’ e abbiamo cercato di trasmetterlo evidenziando in modo vero e sincero quelli che sono i tratti del suo carattere, come si può intuire ad esempio dalla sua relazione con Violetta dove egli si mostra quasi infantile rispetto a lei che, seppur giovanissima, già si dimostra più matura. Alfredo si renderà conto troppo tardi del motivo di determinate azioni della protagonista.  Spero che nella resa scenica si riesca a percepire questo lato fragile del ruolo che interpreto, una fragilità legata inoltre al rapporto con il padre e a questo legame quasi ‘etereo’ con Violetta”.

Alfredo, nelle recite del del 21 e 26 novembre e 1º dicembre, è interpretato da Matheus Pompeu: “Sono molto felice perché è il mio debutto al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e sono altrettanto felice perché questa è la prima volta che canto in Italia e ho l’opportunità di farlo con La traviata, il dramma verdiano per eccellenza. Insieme al Maestro Palumbo e a Stefania Grazioli stiamo cercando di costruire un Alfredo diverso nel suo modo di parlare e di raccontarsi, diverso da tutti gli altri che circondavano la donna più desiderata della Parigi di allora. Un Alfredo che parla con grande sincerità e che sia capace di conquistare il cuore conteso di Violetta. Anche la lettura musicale della partitura  è davvero interessante, molto attenta ai dettagli, agli accenti e ad ogni sfumatura richiesta da Verdi”.

La locandina:

LA TRAVIATA

Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave

Musica di Giuseppe Verdi 

Nuovo allestimento

Maestro concertatore e direttore Renato Palumbo

Regia Stefania Grazioli

Scene Roberta Lazzeri

Costumi Veronica Pattuelli

Luci Valerio Tiberi

Movimenti coreografici Elena Barsotti

Maestro del Coro Lorenzo Fratini

Violetta Valéry Carolina López Moreno/Julia Muzychenko (21, 26/11; 1/12)

Alfredo Germont Giovanni Sala/Matheus Pompeu (21, 26/11; 1/12)

Giorgio Germont, suo padre Lodovico Filippo Ravizza/Min Kim (21, 26/11; 1/12)

Flora Bervoix  Aleksandra Meteleva

Annina Olha Smokolina

Gastone, Visconte di Létorières Oronzo D’Urso

Il Barone Douphol Yurii Strakhov

Il Marchese d’Obigny  Gonzalo Godoy Sepúlveda

Il Dottor Grenville  Huigang Liu

Giuseppe  Alessandro Lanzi

Un Commissionario Lisandro Guinis

Un domestico Nicolò Ayroldi

Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Assistente regia Sandro Pacini

Figuranti speciali Elvira Ambruoso, Maria Diletta Della Martira,
Giulia Mangiarotti, Sara Silli, Andrea Bassi, Nicolò Brescia, Matteo Bruno,
Simone Cioffi, Giampaolo Gobbi, Francesco Pacelli
Giovane Violetta Vittoria Casini, Tessa Scoccianti
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Allestimento Teatro del Maggio Musicale Fiorentino

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Prezzi:

Solo ascolto: 10€ – Visibilità limitata: 15€

Galleria: 35€

Palchi: 45€ – Platea 4: 65€ – Platea 3: 75€  – Platea 2: 90€  – Platea 1: 110€ (repliche)

Platea 1: 130€ (prima recita)