LA BOHÈME, IN UN NUOVO ALLESTIMENTO AL TEATRO REGIO DI PARMA

L’opera di Giacomo Puccini,

nella nuova produzione firmata da Marialuisa Bafunno, vincitrice del bando rivolto a team creativi under 35.

Riccardo Bisatti sul podio della Filarmonica di Parma, della Banda degli Allievi del Conservatorio Peri-Merulo, del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani, e del Coro di voci bianche del Teatro Regio preparato da Massimo Fiocchi Malaspina.

Protagonisti Atalla Ayan (Rodolfo), Roberto Lorenzi (Schaunard), Eugenio Maria Degiacomi (Benoit, Alcindoro), Roberta Mantegna (Mimì), Aleksei Kulagin (Colline), Maria Novella Malfatti (Musetta), Francesco Congiu (Parpignol), Angelo Lodetti (Sergente dei doganieri), Matteo Mazzoli (Doganiere), Matteo Nonni (Venditore ambulante).

Teatro Regio di Parma

4, 6, 10, 12 aprile 2025

La Bohème di Giacomo Puccini, scene liriche in quattro quadri sul libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa dal romanzo Scène de la vie de Bohème di Henri Murger, va in scena al Teatro Regio di Parma venerdì 4 aprile alle ore 20.00 (recite domenica 6 aprile ore 15.30, giovedì 10 aprile ore 20.00, sabato 12 aprile ore 17.00) nel nuovo allestimento coprodotto da Teatro Regio di Parma, OperaLombardia e iTeatri di Reggio Emilia, firmato dalla regista e costumista Marialuisa Bafunno, dalla scenografa Eleonora Peronetti, dal light designer Gianni Bertoli e dal coreografo Emanuele Rosa, vincitori del bando rivolto a team creativi under 35 per promuovere la professionalità e creatività di giovani artiste e artisti e stimolare un approccio progettuale che valorizzi temi di accessibilità e sostenibilità, realizzato dal circuito di OperaLombardia, in collaborazione con Opera Europa, con il sostegno di Ministero della Cultura. Anche il podio sarà under 35, con Riccardo Bisatti per la prima volta al Regioalla direzione della Filarmonica di Parma, della Banda degli Allievi del Conservatorio Peri-Merulo, del Coro del Teatro Regio di Parma,maestro del coro Martino Faggiani, e del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma preparato da Massimo Fiocchi Malaspina. Protagonisti Atalla Ayan (Rodolfo, per la prima volta al Regio), Roberto Lorenzi (Schaunard, per la prima volta al Regio), Eugenio Maria Degiacomi (Benoit, Alcindoro), Roberta Mantegna (Mimì), Alessandro Luongo (Marcello), Aleksei Kulagin (Colline), Maria Novella Malfatti (Musetta, per la prima volta al Regio, che sostituisce l’annunciata Juliana Grigoryan), Francesco Congiu* (Parpignol), Angelo Lodetti (Sergente dei doganieri), Matteo Mazzoli (Doganiere), Matteo Nonni (Venditore ambulante). *già allievo dell’Accademia Verdiana.

“La Bohème, opera perfetta nella forma e nella sintesi – scrive il direttore artistico del Teatro Regio Alessio Vlad. La si conosce benissimo, nota per nota, momento per momento, eppure prende e commuove sempre, come se la si vedesse la prima volta. Modernissima e attualissima nel meccanismo teatrale, nella costruzione musicale, nell’orchestrazione, ma eterna e fuori da qualsiasi definizione temporale nella rappresentazione della vita e dei sentimenti. Esaltazione della giovinezza, delle speranze, della purezza idealizzata dell’amore e della tragicità della vita. La morte della piccola fioraia diventa la rappresentazione assoluta di una tragedia che è di tutti, senza distinzioni. Nello stesso modo l’amicizia, la gelosia, l’illusione, la generosità vengono trasfigurati in una dimensione ideale e assoluta in cui tutto ciò che apparentemente è piccolo diventa grande e ancora più grande perché ci appartiene. Opera della giovinezza e anche per questo affidata ad una squadra di giovanissimi pieni di talento e di energia: dal direttore d’orchestra, 25 anni, Riccardo Bisatti, ai responsabili dell’allestimento, tutti sotto i 35 anni, vincitori di un concorso internazionale dedicato all’allestimento di quest’opera, alla compagnia di cantanti che vede affiancati artisti giovani, ma di consolidata esperienza ad altri che si stanno da poco affacciando alla carriera. Grazie a tutti loro il Teatro guarda avanti e, credendo nel futuro e sostenendo le nuove generazioni, assolve al primo tra i suoi tanti doveri”.

“L’azione di Bohème è rapida e musicalmente legata da una serie di temi conduttori che creano la struttura e tengono insieme la storia – scrive il direttore Riccardo Bisatti. Nell’affrontare una partitura così complessa è necessario innanzitutto partire dal meraviglioso libretto di Illica e Giacosa e successivamente immergersi nelle dettagliatissime indicazioni offerte da Puccini stesso. Il compositore è meticolosissimo nell’indicare le varie sfumature agogiche e dinamiche che il direttore ha il compito di far risaltare in tutta la loro potenza ed intensità. Un’opera caratterizzata non solo dalla tragedia, ma anche dalla commedia; numerosi sono gli episodi in cui il pubblico si lascia andare alla risata nel vedere le azioni dei personaggi. La Bohème è un’opera simmetrica: il primo quadro è imparentato con il quarto sia dal punto di vista di ambientazione sia musicale. A tali quadri vengono contrapposti un secondo di grande massa e movimento e un terzo più descrittivo nella prima parte e nella seconda parte preparatorio alla tragedia dell’ultimo quadro. I personaggi declamano su un tessuto orchestrale, a volte usano il puro parlato oppure, come all’inizio del terzo quadro, questa espressione si unisce alla pittura sonora del paesaggio della Barrière d’Enfer. Quello che colpisce nella Bohème è l’economia nell’uso dei materiali musicali da parte di Puccini: stessi materiali possono essere variati nell’agogica, nel ritmo, nell’armonia e assumono significati completamente diversi. Quando ho affrontato per la prima volta un capolavoro come questo è stato per me un sogno che si è realizzato. Scoprire ogni dettaglio con i cantanti e la regista, un lavoro entusiasmante che si può realizzare solo con un vero gioco di squadra e puro amore verso il teatro”.

“Nella Bohème–la scatola dei ricordi, la vicenda si svolge attraverso gli occhi di un Rodolfo anziano, un artista che arriva dal futuro e ritrova una scatola di latta contenente alcuni oggetti del periodo più felice della sua giovinezza – scrive la regista e costumista Marialuisa Bafunno. Una cuffietta rosa, un quaderno di poesie, una candela profumata, una fotografia sbiadita diventano il filo conduttore per un viaggio nel tempo, riportando Rodolfo alla “bella età d’inganni e d’utopie”. Il ricordo non vive solo nella sua mente ma si materializza sul palcoscenico: una grande scatola si apre svelando “la soffitta” dove il giovane Rodolfo vive la sua vita da bohémien. La scatola non è un semplice elemento scenico, ma il cuore pulsante della narrazione: un confine sottile tra passato e presente, tra memoria e realtà. Gli spazi che si aprono al suo interno sono abbozzati, frammentati come ricordi sbiaditi dal tempo, e come essi oscillano tra momenti realistici e visioni oniriche. Rodolfo, Marcello, Colline e Schaunard vivono in uno spazio di aggregazione, un misto tra laboratorio, studio e loft e coltivano il sogno di una vita condivisa, in balìa del presente e di tutte le sue contraddizioni. I personaggi rappresentano degli “archetipi” del nostro tempo: Marcello è uno street artist che affigge stencil e si trova irresistibilmente attratto da Musetta, un’aspirante ballerina influencer. Colline, oltre a studiare filosofia all’università, si impegna attivamente in un collettivo ambientalista, mentre Schaunard, violinista di giorno, sogna di esibirsi come drag queen di notte. Il giovane Rodolfo è la figura più romantica del gruppo, affascinato da un’idea nostalgica del passato. Si innamora di Mimì, una bellezza pura e antica, che sembra provenire da un’epoca remota. Ognuno di loro si scontra, a modo suo, con una profonda paura che attraversa l’intera opera, diventando il simbolo di un’intera generazione. È la paura del futuro, un sentimento che permea ogni scelta dei protagonisti, sempre alla ricerca del proprio posto nel mondo e della propria strada. In un mondo che spesso sembra ostile e pronto a sabotarli, questa paura offusca le menti e annebbia i giudizi. La neve cade e si posa sui ricordi di un Rodolfo ormai anziano, che affronta solitario il lungo cammino per perdonarsi il grave errore della gioventù: non essere stato vicino alla persona amata nel momento del bisogno. Nel frattempo, tenta disperatamente di cambiare il suo passato, ma non perde l’occasione di accarezzare ancora una volta la sua dolce Mimì. Resta solo uno spazio addobbato a festa dalla sera precedente, qualche bottiglia vuota, un mucchio di neve e la fine di un’epoca”.

“Che poi La Bohème sia musicalmente cucinata in salsa di Falstaff è cosa ben nota – scrive lo storico della musica Giuseppe Martini – ed evidente nella continua adesione allo scorrere dell’azione di una musica cangiantissima che per frammenti si compone e si scompone e si ricompone, musica che senza mai descrivere è densa di significato. Puccini salta cioè il Verdi “aidiano” che lo aveva entusiasmato (ma a diciott’anni, e in mezzo già d’acqua n’era passata) e pure quello otellesco statuario e ridondante da lui lontanissimo, e trova in Falstaff la ricetta per mescolare i modi musicali più disparati, da Wagner al café-concert, fuorché quello verista con cui niente aveva a che spartire: il realismo pucciniano è solo un punto di partenza, l’arredo di un mondo popolato di situazioni e di cose che sanno di poesia e portano a una commozione sorgiva, senza filtri, quella che si prova da bambini, cioè quello di cui il pubblico di quel tempo non sapeva ancora di avere bisogno. Non lo sapeva perché fu Puccini a farglielo scoprire. Il “puccinismo” è nato lì, captandogli umori nell’aria, e infatti parecchi anche fra i critici ci furono che all’indomani della prima torinese alla Bohème preconizzarono vita corta. Perché? Perché erano nientemeno che orfani dei wagnerismi di Manon Lescaut. “Wagnerismo” che in Italia era un parolone magico per dire opera moderna, cioè temi conduttori e fluire musicale, pensa un po’. Visto com’è andata a finire – oggi LaBohème è la quinta opera più rappresentata al mondo – verrebbe voglia a questo punto di mandare all’aria tutti i discorsi da manualetto, che pur son cose che van dette, e spingere l’immaginazione a quei giorni fra gennaio e febbraio del 1896 quando si preparava il debutto al Regio di Torino e Puccini voleva il cast di stelle, e Ricordi glielo negò perché non riteneva fosse il caso, e il pubblico che arrivò addirittura a criticare i manifesti di Adolf Hohenstein – ci si attacca sempre a tutto, come oggi – e Illica gli preparò i cantanti facendogli fare gli attori così bene da smontare persino le perplessità di Puccini sul tenore. Evan Gorga – Evan sta per Evangelista, era ciociaro – si presentava da tenorino di grazia di quelli che il Rodolfo di Caruso avrebbe spazzato via, un tenorino che Puccini considerava una capra, ma fu così scenicamente credibile da arrivare a entusiasmarlo. Fu cioè l’immagine dell’interprete che nella Bohème si fonde alla sua musica asciutta, a uno stile personalissimo che permise a Puccini, di colpo e inaspettatamente, di farsi carico dei malesseri collettivi, che è in fondo il compito di ogni arte. Malesseri di un’Italia che cercava goffamente di compensare con le imprese coloniali il disagio di una società divisa fra chi per sopravvivere si aggrappava alle barricate e chi nei nuovi tram elettrici si compiaceva del proprio benessere in una pletorica fiducia per la tecnologia e il progresso. Anche Puccini se n’era compiaciuto, di quel progresso. Poco prima si era appassionato per “il bicicletto”, con entusiasmo sproporzionato, pare, alla sua capacità di maneggiarlo. Da lì a poco passerà, più o meno sciaguratamente, alle automobili. Ma qui, più che fiducia nel progresso, è segnale di una fuga in una dimensione autarchica e consolante, come lo scanzonato “Club La Bohème” allestito in tempi non sospetti sul lago di Massaciuccoli con un manipolo d’artisti amici. Molto somiglia a quei tempi il nostro, e non è questione di gioventù che si dissolve: bastano la delusione del nuovo, l’apatia di un mondo senz’anima, il rimpianto di quando c’era l’entusiasmo. Puccini l’ha detto con la corda musicale più ombrosa e delicata dell’opera italiana, e per questo La Bohème è ancora fra noi, senza che le si debba cambiare una virgola”.

PRIMA CHE SI ALZI IL SIPARIO

Un approfondimento sul compositore, la genesi dell’opera e il capolavoro letterario a cui si ispira, con l’esecuzione dal vivo dei brani più celebri: Prima che si alzi il sipario, ciclo di incontri a ingresso libero alle ore 17.00 al Ridotto del Teatro Regio di Parma, a cura di Giuseppe Martini, presenta La Bohème sabato 29 marzo 2025, con la partecipazione dei cantanti del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma Lee Eunhye (Mimì), Erika Kohira (Musetta), Li HaoJun, Zhao Xinran (Rodolfo), Haoran An (Colline), JeongWoo Lee (Marcello) accompagnati al pianoforte da Claudia De Natale e coordinati da Donatella Saccardi.

PROVA UNDER30 CON AFTERSHOW E PROVA APERTA

Nei giorni che precedono il debutto, sono aperte al pubblico la prova riservata agli under30 lunedì 31 marzo ore 20.00, al termine aftershow con aperitivo e dj set di Silvia Milani nelle sale del Ridotto, e la prova aperta al pubblico mercoledì 22 gennaio ore 20.00.

REGIOINSIEME

Diverse le iniziative realizzate in occasione del debutto de La Bohème per Regioinsieme, il progetto dedicato alle comunità sensibili del territorio, nato e sviluppato dal Regio per creare opportunità e rendere accessibili spettacoli, concerti, laboratori, percorsi ed esperienze formative, per fare ancora una volta del teatro e della musica occasioni concrete di inclusione, crescita, di benessere e di arricchimento.

Al Punto, il nuovo hub creativo del Comune di Parma in Piazza Garibaldi, uno spazio di informazione e aggregazione dedicato ai giovani e alle giovani under 35 per promuovere l’arte, mercoledì 26 marzo alle ore 18.30 l’incontro con Martino Dondi.

Saranno esposte nel foyer del Teatro Regio lunedì 31 marzo alle ore 20.00 in occasione della prova under 30 de La Bohème, le creazioni elaborare attraverso la pittura e altre forme espressive e realizzate dai giovani artisti dei Centri Giovani del Comune di Parma nell’ambito del percorso laboratoriale coordinato da Alessandro Scanu.

La rinnovata e accresciuta collaborazione del Teatro Regio di Parma con UICI, l’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Parma, prosegue con le Conversazioni musicali con Laura Minto e il maestro Milo Martani, nella Sala Gandolfi al Teatro Regio di Parma lunedì 31 marzo 2025, ore 15.00: un incontro di carattere divulgativo per avvicinarsi a La bohème prossima al debutto, con la partecipazione di Marialuisa Bafunno e degli artisti che hanno aderito al Manifesto etico del Teatro Regio di Parma.

Nell’ambito del progetto L’Opera in Carcere, recentemente insignito del Premio Abbiati dall’Associazione Nazionale dei Critici Musicali, Gabriella Corsaro curatrice del laboratorio corale del Teatro Regio negli Istituti Penitenziari di Parma porterà in scena La Bohème sabato 5 aprile 2025 alle ore 11.00 (ingresso riservato, non aperto al pubblico), ove l’opera sarà interpretata dai 30 artisti del Coro dei detenuti e dagli artisti del cast in scena al Teatro Regio che hanno aderito al Manifesto etico del Teatro Regio di Parma, accompagnati al pianoforte da Milo Martani.

BIGLIETTERIA DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Biglietti da 10 a 110 euro. Agevolazioni e riduzioni sono rivolte a Under30, famiglie, lavoratori, neomaggiorenni, studenti e docenti, studenti universitari, gruppi, aziende. Strada Giuseppe Garibaldi, 16/A 43121 Parma Tel. +39 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it

I biglietti sono disponibili online su www.teatroregioparma.it, senza costi di commissione. Orari di apertura: la Biglietteria del Teatro Regio di Parma è aperta da martedì a sabato dalle 10.00 alle 13.00, il mercoledì e il venerdì dalle 16.00 alle 18.00 e un’ora e mezza prima dello spettacolo. In caso di spettacolo nei giorni di chiusura, da un’ora e mezza prima dello spettacolo. Chiuso il lunedì, la domenica e i giorni festivi.

La bohème, al Teatro Carlo Felice di Genova dal 12 aprile, in occasione delle celebrazioni per il centenario di Puccini.

La Stagione Lirica dell’Opera Carlo Felice Genova prosegue con il settimo titolo in cartellone: La bohème, opera in quattro quadri di Giacomo Puccini su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica dal romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger, sarà in scena da venerdì 12 aprile alle ore 20.00. L’allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova viene ripreso in occasione delle celebrazioni per il centenario della morte del compositore.

La direzione è affidata a Francesco Ivan Ciampa, per la regia di Augusto Fornari, le scene e i costumi di Francesco Musante, e le luci di Luciano Novelli.

Orchestra, coro, coro di voci bianche e tecnici dell’Opera Carlo Felice.

Maestro del coro Claudio Marino Moretti, Maestro del coro di voci bianche Gino Tanasini.

La bohème sarà in replica sabato 13 aprile alle ore 15.00, domenica 14 aprile alle ore 15.00, venerdì 19 aprile alle ore 20.00, sabato 20 aprile alle ore 20.00 e domenica 21 aprile alle ore 15.00.

A dar vita ai protagonisti: Anastasia Bartoli / Serena Gamberoni (Mimì), Galeano Salas / Alessandro Scotto di Luzio (Rodolfo), Alessio Arduini / Leon Kim (Marcello), Benedetta Torre / Maria Novella Malfatti  (Musetta), Gabriele Sagona / Luca Dall’Amico (Colline), Pablo Ruiz / Fernando Cisneros (Schaunard), Claudio Ottino (Benoît), Matteo Peirone (Alcindoro) Giampiero De Paoli / Alberto Angeleri (Parpignol), Claudio Isoardi / Antonio Mannarino (Un venditore ambulante), Franco Rios Castro (Sergente), Loris Purpura (Doganiere).

La genesi della Bohème nasce quasi come una sfida tra due tra i più acclamati operisti di fine Ottocento: Ruggero Leoncavallo e Giacomo Puccini. Entrambi volevano scrivere un’opera tratta dal romanzo Scene della vita di Bohème, di Henri Murger, finalmente libero dai diritti d’autore. Il lavoro di Puccini venne rappresentato il primo febbraio del 1896 al Teatro Regio di Torino, e dato l’enorme successo raggiunto sin da subito, l’opera di Leoncavallo venne presto dimenticata. Puccini si avvalse dei librettisti Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, che strutturarono l’opera in quattro quadri. La storia è ambientata negli anni Trenta dell’Ottocento a Parigi, dove un gruppo di artisti bohemiens (Rodolfo, Marcello, Colline e Schaunard) vive cercando di sbarcare il lunario. Gli innamorati Rodolfo e Mimì vivono un idillio destinato a finire troppo presto e tragicamente, ma la bellezza del loro incontro risiede proprio nella spontaneità e nella semplicità che li accomuna. È quindi in una dimensione sospesa tra spensieratezza e disillusione che prende forma la drammaturgia della Bohème.

Francesco Ivan Ciampa commenta: «La semplice definizione di capolavoro non basta per trasmettere la genialità di Puccini. E non solo in quest’opera, ma in tutto il suo straordinario percorso artistico. Quest’anno tutto il mondo celebra questo Genio italiano a 100 anni dalla sua scomparsa, ma non dimentichiamo una cosa: lui ha celebrato tutti noi per l’intera sua vita. Ci ha raccontati, ci ha dipinti in palcoscenico, ha colto le corde più intime delle nostre anime e le ha sublimate con la musica. Celebrare veramente Puccini non è solo eseguire le sue opere, ma ricordarsi di vivere la vita, emozionarsi, amare».

La regia di Augusto Fornari esplora la drammaturgia pucciniana attraverso una chiave di lettura originale: «È per gioco che mi sono avvicinato all’opera lirica ed è per uno strano gioco di incastri che dal teatro di prosa mi sono trovato a dirigere La bohème. Ed è con stupore che m’è parso di ritrovare nei meccanismi drammatici del capolavoro pucciniano il “Gioco” come elemento propulsore della storia. Il “Gioco” quello serio, con la G maiuscola, quello dei bambini, quello che va fino in fondo, che irride la fame, il freddo, la povertà, la ricchezza, la borghesia, gli schemi sociali, quello che vorrebbe sgambettare anche la morte. Rodolfo e compagnia non fanno altro che “prendersi gioco” di tutto con una leggerezza e una distanza, come fossero consapevoli di essere personaggi da romanzo, da opera lirica. E insieme a loro, gioca il gran burattinaio Puccini che, con grazia di sublime regista, gli fa conoscere l’amore subitaneo e fragile, li conduce nelle strade, nei caffè, che diventano parco giochi pieni di balocchi, frittelle e donne frivole. E gioca, Puccini, con le situazioni e sovrappone struggenti duetti d’amore a contrasti da opera buffa, quasi a voler ricordare a sé stesso e ai suoi protagonisti di non prendersi troppo sul serio».

Jessica Nicolini, coordinatrice delle politiche culturali di Regione Liguria, dichiara: «Il nostro Teatro ricorda quest’anno, come fanno tutti i teatri dell’opera italiani, i cento anni dalla morte di Giacomo Puccini, uno degli artisti italiani in assoluto più amati del mondo. Quello che emerge ancora una volta nella Stagione Lirica 2023-2024 del Carlo Felice è che si tratta di una programmazione coraggiosa, con opere assolutamente innovative e non famose, con un’unica eccezione costituita da Puccini con Madama Butterfly a gennaio e oggi con La bohème. Due dei melodrammi più celebri in assoluto nel mondo. Oggi siamo qui pronti per celebrare una delle opere più amate del repertorio lirico mondiale, un capolavoro senza tempo, un’opera amatissima che ha attraversato i secoli, toccando i cuori di generazioni di spettatori in tutto il mondo. Ambientata nella Parigi bohémien della metà dell’Ottocento, questa storia di amore e di vita ci trasporta in un mondo fatto di passione, di gioia, dolore e soprattutto di profonda umanità. Un’opera che oltre a essere un inno all’amore puro è in grado ancora oggi di commuovere e meravigliare. La storia d’amore di Mimì e Rodolfo e le schermaglie amorose di Marcello e Musetta sono spettacolari momenti di vita che ispirano registi, scenografi e artisti da ormai 113 anni. La bohème  ci regalerà una serata indimenticabile, grazie a un cast eccezionale di artisti, alla maestria della direzione affidata a Francesco Ivan Ciampa, alla regia di Augusto Fornari,  ma anche alla bellezza delle scenografie e dei costumi realizzati da un grande artista genovese e pittore delle favole come Francesco Musante, che ha saputo conferire un nuovo e innovativo stile all’opera di Puccini, infondendo colore nei personaggi e nelle scene e restituendo quella spensieratezza propria dell’era bohemienne, come lui stesso ha detto. Una festa di colori e di bellezza con i bambini che ripropongono e doppiano, in controscena, i movimenti e i gesti dei sei interpreti principali. Un’occasione imperdibile non solo per gli appassionati di lirica, ma per tutti coloro che vorranno immergersi nell’intensità di un’opera unica e nella storia ricca di tradizione e innovazione dell’Opera Carlo Felice, che si conferma una delle gemme culturali di Genova e del panorama teatrale italiano. Siamo sicuri che sarà un successo».

Biografie

Francesco Ivan Ciampa si è diplomato in Direzione d’orchestra, Composizione e Strumentazione per banda presso il Conservatorio di Roma e perfezionato nelle più importanti Accademie e Scuole nazionali e internazionali. È stato assistente di Antonio Pappano e Daniel Oren. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il primo Premio Nazionale delle Arti edizione 2010/2011 e il primo premio assoluto del I Concorso Nazionale per Direzione d’orchestra dal M.I.U.R. È regolarmente invitato a dirigere presso i teatri più importanti del mondo come Covent Garden – Royal Opera House, Bayerische Staatsoper di Monaco, Deutsche Oper di Berlino, Arena di Verona, Staatsoper di Hamburg, Teatro di San Carlo, Teatro Regio di Parma, Teatro alla Fenice di Venezia, Teatro Regio di Torino e Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e molti altri. Affianca regolarmente i più grandi nomi della lirica internazionale: Leo Nucci con le acclamate produzioni di Macbeth e Simon Boccanegra a Piacenza; Diana Damrau a Parigi, Barcellona, Genova e Monaco.

Augusto Fornari si diploma al Laboratorio Teatrale di Esercitazioni Sceniche di Gigi Proietti e al Corso di Alto Perfezionamento per Attori del Teatro Argentina diretto da Luca Ronconi. Partecipa in seguito a diversi stage in recitazione e scrittura a Parigi e New York. Intraprende un’intensa attività come regista nel teatro di prosa, partecipando ad alcune produzioni anche come sceneggiatore e interprete. In ambito operistico, ha curato la regia di opere quali La bohème, La vedova allegra e Così fan tutte. In qualità di autore, ha scritto più di quaranta spettacoli spaziando dal cabaret, alla commedia, al dramma. Ha scritto il libretto della Ballata dell’amore disonesto, opera in versi su musica di Germano Mazzocchetti. Attivo anche nel mondo del cinema e della televisione, ha scritto e diretto La Casa di Famiglia, con Stefano Fresi, Lino Guanciale, Matilde Gioli, Libero De Rienzo, la sua opera prima come regista sul grande schermo, e ha scritto la sceneggiatura di Finché giudice non ci separi e Ritorno al presente, regia Toni Fornari e Andrea Maia, dove inoltre recita come attore protagonista. Si dedica anche  all’insegnamento, organizzando da molti anni stage a Napoli, Catania, Roma, Padova, Palermo. Insegna alla Golden Academy diretta da Laura Ruocco e al Laboratorio d’Arti Sceniche di Roma diretto Massimiliano Bruno.

Biglietti

I settore: 100,00 euro

II settore: 80,00 euro

III settore: 60,00 euro

IV settore: 50,00 euro

V settore: 35,00 euro

Under 30*: 25,00 euro

Under 18*: 15,00 euro

*tutti i settori

Per ulteriori informazioni: www.operacarlofelicegenova.it